SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Simpatica e briosa – come sempre – la prosa di Sara Di Giuseppe sulla “Campagna di Russia” dell’amministrazione comunale. Chiamandoci indirettamente in causa, almeno come “stampa”, facciamo notare ai numerosi riceventi della mail, per quel che ci riguarda, la nostra informazione riguardo l’evento che ha catturato l’interesse di Sara Di Giuseppe. Perché se si spara, si sparino nomi e cognomi, no?

13 marzo: Fiera di Mosca, ecco quanto ci costa: 40 mila euro per la trasferta in Russia

14 marzo: Una fiera di “valenza storica”. Gaspari: “Ma quali spese pazze”

16 marzo Fiera di Mosca, il Pdl: “Vicenda imbarazzante in tempi di crisi economica”

18 marzo Da Mosca è tutto un tweet

18 marzo: Mosca-Ancona, presto verrà attivato un volo diretto

19 marzo: Centrodestra, siluri a Gaspari: “Dimettiti, a Mosca gita fuori porta”

19 marzo, Mosca, tutti i costi degli alberghi: San Benedetto 3.020 euro, Macerata 196

19 marzo: Una mia precisazione personale ed una rivelazione da neofita del sindaco Giovanni Gaspari

19 marzo: Missione a Mosca, la delegazione sambenedettese ricevuta in Ambasciata

20 marzo: Gelo da Mosca, la Sorge al sindaco Gaspari: “Potevi evitare il tweet”

20 marzo: Missione a Mosca, venduti i primi pacchetti vacanze

20 marzo: Se ci fosse un business plan a Mosca sarebbero sogni d’oro

21 marzo: Con Luxury Marche si è conclusa la missione Mosca

 

Scrive Sara Di Giuseppe:

«Infestanti come sciami di punteruoli rossi, diluviano dalla stampa locale le quotidiane veline a puntualmente rendicontare le genialate dei messi comunali auto-inviatisi a Mosca. Ma che dico, quotidiane. A getto continuo, che neanche il calcio-minuto-per-minuto, neanche i lanci dei Soyuz dal cosmodromo di Bajkonur, neanche le fumate del Conclave.

Un drappello di politici spreconi, ignari di misura e buon gusto, si autoesportano in terra straniera a spese della collettività con modalità e atteggiamenti da arroganti Marie Antoinette de noantri, suscitando sdegno e critiche tra i cittadini; sbandierano in trionfo improbabili “pacchetti” turistico/madrugadici; non contenti, si sparano sui piedi propagandando se stessi con foto e cinguettii che neanche sciapissimi liceali in gita scolastica (quei 3 o 4 a cui già in pullman raccomandavamo “datevi una regolata, eh, non facciamoci sempre riconoscere”, minacciando sfracelli al rientro a scuola…).

Ed ecco la stampa locale (quella cartacea tutta, parte di quella on line) servirci minuto per minuto lo stucchevole menu dei comunicati (auto)incensatori completi di nevicate e seisottozero: velinone a pioggia, per dirci il grande successo, la grande utilità, la grande ricaduta, la grande abilità negoziale dei Nostri nella Pre-Siberia. (Sorvoliamo caritatevoli sulla bufala degli istituendi voli giornalieri, epocali trait-d’union Mosca-SBT che al massimo porteranno turisti russi da Della Valle e Guzzini e alla Santa Casa di Loreto).

Eh sì, dovremmo averci fatto il callo, al nostrano giornalismo da riporto che accoglie veline e comunicati dai piani alti e senza muover muscolo nè sopracciglio li consegna alla lettura del popolo grato ancorchè bue. Invece, una sorta di depresso stupore ci coglie ogni volta, davanti all’inesausta capacità della stampa locale di fondersi simbioticamente con l’ottica del potere. Alluvione di parole per narrarci la “soddisfazione”, i “positivi riscontri”, i “rapporti solidi per il futuro” con l’apoteosi dell’inevitabile come la morte “materiale promozionale di SBT andato praticamente a ruba”.

Non un commentino, una riga, una noticina in corpo 3, per dire ai lettori che “sì, il Comune ci manda ‘ste menate, ma tutto ‘sto magnificat scuote un po’ le nostre intelligenze, ci induce alla critica, al dubbio che si siano sperperati soldi pubblici in cafonissimi viaggi da paperoni, e che la grande Russia sappia sceglier di meglio che il nostro turismo provinciale arraffone e madrugadico, che neanche le badanti russe vengono più qua da noi”… Cose così.

Nulla di tutto ciò, solo turibolate d’incenso, sicchè aprire i quotidiani diventa esercizio superfluo e irritante, come leggere gli adolescenziali tweet del Kasparov colbaccato: si prova vergogna, come se fossimo con lui sulla Piazza Rossa a farci prender per scemi dai passanti mentre ci fotografiamo ridicoli col pugno alzato…

Pirchì uno come Ragonese, e come lui tanti autri, cchiù importanti, che scrivivano supra ai giornali nazionali, facivano il loro mestiere in questo modo? Non c’era che ‘na risposta: pirchì avevano l’anima del servo. Erano gli entusiasti volontari del servilismo, cadivano ‘n ginocchio davanti al Potiri, quali che era. Non ci potivano fari nenti: erano nasciuti accussì

Andrea Camilleri, Una voce di notte, 2012»

 

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