La crisi di governo farebbe paura davvero se ci trovassimo davanti una classe politica retta, poco parolaia, dedita all’attività di propaganda quel tanto necessario dalla nostra civiltà iper-mediatica, e non come elemento essenziale, spesso l’unico, della propria attività politica.

Matteo Renzi è oggi il puzzone, il reo, lo stravagante, il narcisista, il vacuo, il burattino in mano a Confindustria, il boia di quel che resta del M5S, il servo dei poteri europei, l’inciucista. Probabilmente tutte queste definizioni sono vere. Ma se Matteo Renzi esiste, se non viene espulso dal sistema politico nel quale è protagonista da quasi un decennio, significa che questo sistema politico non è migliore di Renzi; anzi, spesso è persino peggiore del vertice del Giglio Magico.

Soltanto un prolungato, sfiancante, sforzo di verità di tutti i partecipanti alla discussione pubblica, potrebbe diffondere nella discussione italiana quegli anticorpi di verità che impedirebbero la formazione di simili escrescenze. Questa ricerca dovrebbe partire proprio da quella che un tempo veniva definita base; e che oggi fa molta fatica a trovare nei partiti presenti in Parlamento e nelle loro propaggini comunicative (qui inclusa la grande stampa, al 90% controllata da famiglie e gruppi idealmente non distinguibili) una possibilità reale di contatto sincero.

Iniziamo da colui che rischia di passare come vittima innocente del cattivo Renzi, Giuseppe Conte. Tralasciamo il suo trasformismo, da guidare un governo con la Lega e poi uno col Pd. Ma andiamo proprio in quello scalino in cui i nostri politici vendono il prodotto rappresentato da se stessi incuranti delle ripercussioni che ci saranno nella realtà quando il marketing promesso non avrà le corrispondenze attese.

Nel pieno della pandemia 2020 Conte affermava che l’Italia “voleva e poteva fare da sola“; poco dopo, in conferenza stampa, si vaticinavano i 750 miliardi per gli italiani e, come lo screenshot nel video ancora conferma, “400 miliardi per le imprese“. Lo stesso Conte, poche settimane dopo, sottoscriveva il Recovery Fund, probabilmente l’accordo internazionale più vincolante rispetto alla libera determinazione della politica economica italiana dai tempi del Trattato di Maastricht: vendendo quella resa come una vittoria e avviando una retorica che sta avvelenando il paese che adesso attende, fino all’ultimo consigliere comunale di paese, l’arrivo di una massa di denaro mai immaginata e salvifica.

Disco ancor peggiore quello del M5S: Luigi Di Maio si affacciò al balcone di Palazzo Chigi festeggiando come neanche alla vittoria del Mondiale di calcio dopo aver approvato una blanda misura sociale come il Reddito di Cittadinanza, dichiarando “Abbiamo abolito la povertà“. Allo stesso modo oggi Di Maio scrive che il Recovery Fund sarà l’inizio della “Ricostruzione dell’Italia“: stessa retorica, stesso vuoto di riferimenti, stesso veleno di disillusione (e vento di rinculo che sarà sempre più amaro e pericoloso) che verrà prodotto. (addendum: oggi Di Maio scrive di “spendere le risorse del nuovo Piano Marshall”: capite perché Renzi ha vita facile a sopravvivere?, ndr). Non ingeriamo sul danno culturale e concreto provocato dal taglio dei parlamentari, la “Grande riforma” grilloide, qualcosa che ci ricorda la ciurma trumpiana all’assalto del Congresso ma col beneficio di milioni di voti nell’urna.

Sorvoliamo su Zingaretti, ma nel momento in cui scriviamo ci è venuto in soccorso un altro esponente di spicco del Partito Democratico, Andrea Orlando, che a “Porta a Porta” ha detto: “Questo governo ha ottenuto un risultato, che è stato quello di ottenere 219 miliardi di finanziamento dall’Europa. Non entro nel merito se un altro governo avrebbe ottenuto lo stesso risultato. Fatto sta che mentre l’Europa eroga questo finanziamento noi stiamo discutendo della crisi”.

Certo, e torniamo daccapo: al vertice di questa baraonda di dichiarazioni senza causa resta lui e i suoi collaboratori, a partire dal consulente economico Marattin che è convinto che lo Stato inglese dovrà restituire alla sua Banca Centrale i prestiti da questa concessi nel 2020.

L'immagine può contenere: il seguente testo "Luigi Marattin 4h BASTA, NON HA PIÙ SENSO MENTIRE: LE CONDIZIONALITA' SU QUEL FAMOSO STRUMENTO EUROPEO ESISTONO Oggi al Parlamento Europeo si vota un Regolamento che disciplina rutiizzo di alcuni fondi europei di cui si è molto parlato negli ultimi mesi. Dice che essi verranno revocati se il paese in questione non rispetta la più forte delle condizionalita macroeconomiche: il rispetto delle terribili regole fiscali europee quando, probabilmente già il prossimo anno, saranno ripristinate). Sono fondi del Mes vero? No. Quelli del Recovery Fund."

Renzi batte e ribatte sulla necessità di accedere, unico stato europeo, ai prestiti del Mes perché “non ci sono risorse” e intanto il governo di cui anche lui è parte in un anno ha approvato uno scostamento di bilancio che potrebbe arrivare a 150 miliardi (troppo pochi), 24 previsti in questo mese di gennaio, semplicemente emettendo banali titoli di Stato ultimamente con tassi di interesse negativi (ovvero non è lo Stato italiano che paga gli interessi ai sottoscrittori ma questi ultimi che li pagano allo Stato alla scadenza dei titoli).

Le bugie hanno le gambe Renzi, verrebbe da dire. Ma non solo Renzi.


Copyright © 2021 Riviera Oggi, riproduzione riservata.