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Europa 2012, Germania 1930: se non siete preoccupati, non leggete questo articolo

LE MACERIE DELL’ANTIBERLUSCONISMO 2 / Sono tante le analogie tra quello che accade con il “Fiscal Compact” e le decisioni del governo Brüning: pareggio di bilancio, mancanza di svalutazione, governo “del presidente” formato in 48 ore, ricatto dei capitali esteri…

di: 7 febbraio 2012 @23:21

Quello che avvenne dal 1929 al 1933 in Germania dovrebbe far riflettere, ed evitare di compiere gli stessi errori catastrofici dell’epoca. Al contrario, però: allora la Germania ne fu vittima, oggi rischiano di esserne vittima i “maiali” dell’Europa stracciona (ci siamo anche noi).

Linkiamo qui un piccolo appunto storico per scuole superiori. Non a caso, perché occorre essere capiti da tutti. Da tutti coloro che lo vogliano.

L’appunto è da leggere per capire ciò che accadde dopo il crollo di Wall Street nel 1929 e in particolare quali furono i passaggi che condussero la Germania nelle mani del nazismo. I corsi della storia si ripetono, lo sappiamo: ma non si ripetono mai allo stesso modo. In questo momento – lo abbiamo detto – l‘attore passivo non è la nazione di Goethe, ma l’Italia, sicuramente la Grecia, la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda, ma probabilmente anche la Francia, e tutto l’Est europeo. Che lo “spread” (differenziale sugli interessi pagati sui titoli pubblici tedeschi) sia diminuito di due punti è una buona notizia, ma molto relativa: se due nazioni hanno la stessa moneta, dovrebbero pagare gli stessi interessi altrimenti la nazione sofferente è destinata a correre come un criceto dentro la ruota. Pagare gli stessi interessi significa condividere lo stesso debito pubblico. Impossibile, signora Merkel, lo sappiamo, e lo capiamo.

Una seconda differenza è che la crisi del ’29 condusse gli stati a politiche protezionistiche, con l’immissione di dazi; stavolta lo scotto del 2008 e quindi la crisi dell’Eurozona invece viene curata con liberismo spinto. Non c’è da stupirsi: allora i capitali erano ancorati ad una realtà “nazionale” e chiedevano protezione. Oggi se una nazione decide di applicare da sola la Tobin Tax (0,01-0,05% di una transazione finanziaria), verrebbe distrutta dal capitale globalizzato.

La terza differenza è che non sappiamo cosa accadrà da qui a due anni. Quindi ci sono speranze che la montante comunicazione di migliaia di blog e giornali on line sortisca l’effetto di svegliare invece una informazione nazionale smarrita da una lotta decennale contro il berlusconismo (o a favore).

Tutto il resto, è di un agghiacciante parallelismo tra l’Europa stracciona e la Germania del 1930.
Eccone le prove, prese proprio da questo piccolo bignamino per le scuole superiori: fatelo leggere anche ai vostri figli, dunque.

a) La crisi economica ha origine da un eccesso di speculazione finanziaria. Il valore medio dei titoli di Wall Street passò da 103 nel 1926 a 442 nell’agosto del 1929. Nel 2008, invece, crollarono i prezzi dei titoli legati alla speculazione immobiliare.

b) La Germania affrontò la crisi già stremata per i trattati di Versailles, che le imponevano di pagare 33 miliardi di dollari a causa della sconfitta della Prima Guerra Mondiale. Insomma, la Germania era l’attuale “Europa stracciona”, molto simile alla nostra Italia da vent’anni a crescita zero. La Germania era “fortemente dipendente dai prestiti e dagli investimenti di capitali americani”. Ricorda qualcosa?

c) La scomparsa della “media borghesia”. Ce l’avete sotto gli occhi, tutti.

d) La Germania del 1929 e l’Italia del 2012? C’è da farsi scorrere i brividi. E lo insegnano nelle scuole superiori! “La crisi del ’29 ebbe come conseguenza la caduta del governo presieduto dal socialdemocratico Hermann Müller; la maggioranza formata da socialdemocratici e centristi si divise (…) se mantenere i sussidi ai disoccupati, aumentando le tasse ad una popolazione già stremata, oppure limitare il carico fiscale e abbandonare alla fame milioni di disoccupati; così Müller nel 1930 rassegnò le sue dimissioni. Il governo Müller fu l’ultimo governo costituzionale; infatti il Presidente Hindenburg, con l’appoggio degli ambienti militari, nominò cancelliere Heinrich Brüning, che in sole 48 ore costituì un nuovo governo; si inaugurava così una pratica divenuta poi consueta: la nomina del governo da parte del presidente”. In Italia il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha nominato, con l’appoggio degli ambienti finanziari (se qualcuno non condivide questa frase, occorre documentare prove al riguardo, commenti liberi, ndr) Presidente del Consiglio Mario Monti che in 48 ore o giù di lì ha costituito un nuovo governo “inaugurando una pratica” anche in Italia.

“Brüning, era il leader del Zentrum e raccoglieva l’adesione della destra conservatrice non estremista (…) desiderosi di liberarsi dai vincoli imposti dalla gestione socialdemocratica, ma non di liquidare totalmente il modello costituzionale; il suo governo, tuttavia non possedeva la maggioranza in Parlamento, era quindi costretto a cercare l’appoggio esterno di altri gruppi, spesso a destra, ma in definitiva governò in larga misura senza chiedere l’appoggio del Parlamento, operazione fattibile grazie all’articolo 48 della Costituzione che autorizzava il presidente “a sospendere in tutto o in parte i diritti fondamentali qualora l’ordine e la sicurezza pubblica fossero notevolmente turbati o minacciati”. In questo momento, in Italia, non vi è un articolo della Costituzione siffatto, ma vi è però un autoritarismo governativo a cui il berlusconismo farebbe un baffo, persino sul tema del controllo televisivo: 5 tv su 6 per Silvio forever, 6 su 6 per Mario forever: il governo “salva l’Italia” dai mercati finanziari e quindi qualunque sua proposta viene acriticamente approvata. Nessuno può opporsi, di fatto, che lo voglia o meno. Chi farà cadere questo governo sarà impresentabile.

e) “L’incompetenza del governo Brüning portò a un vuoto di potere di cui Hitler seppe subito approfittare”. Cosa decise questo governo? “La decisione di Brüning di difendere il valore della moneta, rinunciando a una possibile svalutazione, provocò un rapido declino della competitività delle merci tedesche, e una diminuzione della produzione industriale di oltre il 50% con un ulteriore crescita del numero di disoccupati che nel 1932 arrivarono a 6 milioni; la scelta di osservare il pareggio del bilancio di fronte alla mole di sussidi da erogare, pose il governo sull’orlo della bancarotta”. L’Italia adesso non può svalutare; e l’Italia, accettando con Monti lo scorso 30 gennaio il “Fiscal Compact” senza alcuna discussione parlamentare, ha deciso di “osservare il pareggio di bilancio” in misura così stringente da inserirlo nella Costituzione. La nostra Costituzione! (“Nessuno tocchi la Costituzione“, dove siete adesso?) Riguardo la “mitologia” del pareggio di bilancio come prova di buon governo, giova ricordare che esso avvenne soltanto una volta in 151 anni di Unità, nel 1875, grazie ad una forte imposizione fiscale che scatenò rivolte con morti e feriti. Il boom economico è avvenuto a deficit.

f) Cosa accade se non si svaluta? “La Germania cercò di resistere al deprezzamento: questo portò a un rapido declino della competitività delle merci tedesche in un mercato internazionale sempre più povero, e a una diminuzione della produzione industriale di oltre il 50%; inoltre la scelta di osservare il pareggio del bilancio portava il governo tedesco in una situazione di crisi continua. Non possiamo, infatti, dimenticare che la Germania fu tra i Paesi europei più colpiti dalla crisi, in quanto fortemente dipendente dai prestiti e dagli investimenti di capitali americani”. Vi ricorda qualcuno? Forse la Grecia? E poi, chissà…

La crisi economica polarizzò gli elettori alle due estremità, di sinistra e destra: ma poi la destra ebbe la meglio, grazie alla propaganda contro le potenze vincitrici la guerra. Anche adesso c’è molto più attivismo a destra su questo fronte anti-europeista e anti-tedesco. Il programma nazista per le elezioni del 1933 comprendeva slogan come “Hitler è l’ultima speranza di coloro ai quali tutto è stato tolto, casa, podere, risparmi, esistenza, e ai quali una sola cosa è rimasta, la fede in una Germania dove regni la giustizia e che ridia ai suoi cittadini onore, libertà e pane“.

E il cambiamento rispetto alle politiche economiche di Brüning fu quasi un “new deal” alla nazista, con ripresa economica vigorosa guidata dallo Stato, azzeramento dei 6 milioni di disoccupati e fiducia cieca nel Furher, fino alla catastrofe.

Impossibile pensare che possa accadere qualcosa di identico. Ma è impossibile pensare che tutto questo sia ignoto ai massimi dirigenti politici nazionali, che dovrebbero essere le menti più insigni selezionate dal popolo italiano.

Anche se forse, l’unico che sa tutto questo, è solo lui, Mario forever. Altro che Silvio (fu) forever.

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I vostri commenti all’articolo (22)

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  1. mario zazzetta scrive:

    Caro Pier Paolo una differenza c’e’ ed e’ sostanziale. Oggi rispetto al 1930 la gente e’ piu’ istruita e soprattutto l’opinione pubblica e’ piu’ informata.Per esempio.Il tuo articolo da poter leggere e poter commentare via Web ne e’ una prova.

    • Pier Paolo Flammini scrive:

      Caro Mario, è vero, ed è una speranza segnalata nell’articolo. Però è anche vero che questa informazione raggiunge solo una parte piccola della popolazione, ovvero quelli che VOGLIONO informarsi. Bisogna inoltre capire che le informazioni, anche un tempo, giravano, soltanto in maniera diversa: la foto che ho riportato nell’articolo è sintomatica, anche perché non ci siamo abituati: un gruppo di comunisti negli anni ’30 vestiti in uniforme e con un cartello nel quale era evidente la contrapposizione violenta con i nazisti. Nessuno impediva di incontrarsi e parlare liberamente. Questo non toglie che certe cose possano avvenire, o ri-avvenire, seppur in forme diverse.

  2. Gundam scrive:

    Francamente mi pare un minestrone con tante analogie forzate, quindi realmente inesistenti. E alla fine non mi è chiara la tesi dell’articolo.
    1. Si dice che “allora [1929] i capitali erano ancorati ad una realtà “nazionale” e chiedevano protezione”, ma poi si osserva che la Germania era “fortemente dipendente dai prestiti e dagli investimenti di capitali americani”.
    2. Si rimarca ancora l’influenza del Berlusconismo, come se Berlusconi avesse realmente governato dal 1994 ad oggi. Fate bene i conti, i governi Berlusconi non totalizzano nemmeno 10 anni di attività, nemmeno 2 legislature piene. Allora per tutto il resto del tempo, chi ha governato? Possibile che “gli altri” non abbiano influenzato la vita politica italiana? Una sinistra komunista, che cambia simboli e sigle come fossero biancheria intima, ma resta con gli stessi attributi, non incide sulla vita politica?
    3. Ci si meraviglia dell’intervento di Napolitano, facendolo passare per un atto straordinario, senza ricordare quanto accaduto nella storia della Repubblica Italiana e anche in un passato recente. Un certo Scalfaro – ex capo di stato morto alcuni giorni fa tra una compiaciuta indifferenza degli Italiani – a dispetto della volontà degli elettori fu artefice del ribaltone. A quei tempi pochi gridarono allo scandalo.
    4. Si tira ancora fuori la storia dei mezzi di comunicazione, o meglio, delle TV. Da anni le reti nazionali non sono più 6. Con il digitale terrestre e le pay-tv, ci sono centinaia di canali. Senza contare l’informazione libera del web.
    5. Il pareggio di bilancio non è un dramma, ma una corretta disciplina, che come si è costretti ad osservare nella vita privata, bisogna rispettare per i conti pubblici. L’esplosione del debito ha creato sacche di privilegiati, di nullafacenti-retribuiti, e ha messo una pesantissima zavorra ai piedi delle nuove generazioni. Bisogna ridurre il debito pubblico. Lo fece anche Ceausescu, dittatore komunista, che nel giro di 10 anni azzerò il debito pubblico della Romania…eppure nessuno lo ribaltò dalla poltrona per quello, né la destra conquistò il potere.
    6. Le generazioni del ’29 conoscevano la guerra. Parteciparono alla I Guerra Mondiale, per questo erano pronte all’azione e alle violenze. Basta che una generazione conosca la guerra, per far crollare il senso civico di uno stato, il rispetto per la vita altrui e l’attaccamento alla democrazia (es: Iran).
    7. Non mi pare che in Italia ci sia un esercito forte e politicizzato, le rivoluzioni si fanno con l’esercito.

    Invece di ricercare analogie difficili da difendere, ci sono altre riflessioni da fare:
    1. La Germania chiede agli altri paesi il rispetto della disciplina di bilancio, ma essa stessa non la rispettò nel 2004 e 2005. Oltretutto l’Italia, la Spagna e la Francia hanno partecipato – pagando di tasca propria – alle missioni in Afghanistan e in Iraq, mentre la Germania ne è rimasta fuori, risparmiando, ma godendo dei benefici comuni (controllo delle forniture di petrolio/gas, gestione delle relazioni internazionali).
    2. Il rilassamento degli spread è dovuto al Long Term Refinancing Operation (LTRO) a 3 anni messo a disposizione dalla BCE, non dalle misure di Monti. Con il LTRO le banche possono depositare titoli pubblici presso il loro conto alla BCE ed ottenere cash in cambio. Con quella nuova liquidità le banche acquistano altri titoli pubblici…e lo spread diminuisce.
    3. In Grecia la situazione è ben più grave e fino a poco tempo fa erano sotto dittatura. Non si può paragonare al Grecia all’Italia.

    • Pier Paolo Flammini scrive:

      Faccio fatica a rispondere perché non si contesta nulla di quanto riportato nell’articolo ma si contesta il contrario, quindi mi sento un po’ in difficoltà. Le analogie da cui il titolo: a) recessione, b) impossibilità di svalutare, c) decisione di fare pareggio di bilancio, d) crisi economica precedente. E in più: crisi politica, e) governo del presidente tale e quale all’ultimo. Riguardo al punto 1.: forse non mi sono fatto capire bene, ma la risposta generale alla crisi del ’29 fu il protezionismo, ovunque (la famosa autarchia). La Germania soffrì molto perché era indebitata con l’estero. punto 2. boh! Ma come si fa a dire che il Ppi, i Pds e il Pd siano komunisti, essù!, viene da ridere dai… poi con la K… 3. Mi sembra che all’epoca si coniò il termine “ribaltone” tra atroci polemiche, niente di tutto questo si sente ora, neanche dalla Lega. Allora era una crisi istituzionale (si era votato nel 1992, nel marzo 1994, tornare a votare per la terza volta in tre anni poteva essere un azzardo), adesso invece è una crisi economica sistemica, ben più grave. 4. Ah, vero: infatti i partiti offriranno a Zarè Perotti la direzione del Tg1, tanto non serve a nulla. E a me la Rcs il Corsera… 5. ” Il pareggio di bilancio non è un dramma, ma una corretta disciplina, che come si è costretti ad osservare nella vita privata, bisogna rispettare per i conti pubblici”: non conosco azienda che non abbia debiti, non conosco famiglia che non si sia indebitata per la casa, l’automobile, eccetera. In recessione si fanno politiche anticicliche, ce l’hanno insegnato gli Stati Uniti negli anni 30. 7. E’ vero, infatti non c’è un esercito politicizzato, c’è una finanza forte.

      • Nazzareno Perotti scrive:

        Pier Paolo ha ragione tranne che su un particolare: “Ma come si fa a dire che il Ppi, i Pds e il Pd siano komunisti, essù“, ha scritto. Per me infatti non è offensivo essere comunisti con C o con la K, anzi i comunisti italiani, quelli veri, erano persone serie, brave, oneste, lavoratori che, quando ormai era troppo tardi, si sono ribellate a chi li ha strumentalizzati. A coloro per i quali ritengo che la definizione più giusta sia questa: Molti esponenti di Ppi, Pds, Pd (e aggiungerei anche Pri) sono diventati peggiori dei peggiori democristiani che loro stessi hanno fatto finta di osteggiare per anni.

    • francescomarocchi scrive:

      Caro Gundam,
      non vorrei offenderti, ma sento di doverti dire cosa penso per correttezza nei tuoi e nei miei confronti.
      Mio padre, classe 1933, ha conosciuto la guerra. Ha visto i fucili puntati in faccia, ha fatto la fame, ha pianto e si è disperato per via della seconda guerra mondiale.

      “6. Le generazioni del ’29 conoscevano la guerra. Parteciparono alla I Guerra Mondiale, per questo erano pronte all’azione e alle violenze. Basta che una generazione conosca la guerra, per far crollare il senso civico di uno stato, il rispetto per la vita altrui e l’attaccamento alla democrazia (es: Iran).”

      Da che ne ho ricordo si è sempre impegnato per collaborare civilmente in ogni occasione sociale, ha sempre rispettato le vite altrui e si è sempre indignato di fronte a chi, ad esempio negli anni ottanta, si è comportato in modo avidamente superficiale. Questo punto, a mio avviso, potresti rivederlo un po’. Per rispetto verso chi ha sofferto per mettere in piedi il pavimento su cui ora tu ed io camminiamo.

      • Gundam scrive:

        Figurati se mi offendo.
        Penso che se si guarda al particolare, ogni tesi può essere sconfessata.
        Riguardo alle conseguenze delle guerre, penso sempre a cosa è accaduto in Iran negli ultimi 50 anni.
        Fino agli anni ’60, ’70 era un paese piuttosto libero e con una classe dirigente (politici, ma soprattutto intellettuali, imprenditori e anche la classe media) decisamente più colta della nostra.
        Poi l’integralismo religioso mise nelle mani dei cittadini il Corano e il fucile. Distrusse i rapporti commerciali, fece sprofondare il livello d’istruzione e formò intere generazioni dedite unicamente alla preghiera e alla violenza.
        Ancora oggi, ne pagano le conseguenze.
        Saluti.

  3. meteorivierapicena scrive:

    Ai meno avvezzi (come me) in ambito “economico” consiglio la visione di questo film: Too Big to Fail – Il crollo dei giganti, la sconcertante cronaca della crisi finanziaria del 2008 e del fallimento del colosso Lehman Brothers.
    La visione di questo film, secondo il mio parere, aiuta a comprendere maggiormente qual è il livello di stabilità che il sistema economico mondiale ha realmente. (Riego Gambini)

    • alessandro84 scrive:

      Ho visto questo film, e come viene spesso ribadito il problema è stato proprio il connubio finanza-politica-finanza; quando tutto lo Staff del dipartimento del tesoro è di Goldman Sachs, qualche sospetto può essere legittimo.

  4. first scrive:

    L’articolo è molto suggestivo, ed evoca il rischio di derive autoritarie e di guerre.
    Secondo me il rischio non è poi così ipotetico e lontano, anzi. Ci sono forti similitudini nell’assetto sociale che precedeva l’ascesa dei regimi fascista e nazista, con l’impoverimento generale e la scomparsa della classe media, che è sicuramente cosa dei nostri giorni.

    Forse oggi il livello di vita, di cultura e di ricchezza di informazioni ci tengono abbastanza lontani da una ipotesi di deriva violenta, ma se la qualità della vita peggiorasse ulteriormente e crescesse la massa dei precari e degli indignati, ci sarebbero tutti i presupposti per ripetere la storia…

  5. spiritoghibellino scrive:

    “Molti esponenti di Ppi, Pds, Pd (e aggiungerei anche Pri) sono diventati peggiori dei peggiori democristiani che loro stessi hanno fatto finta di osteggiare per anni.” Hai colpito nel segno caro Nazzareno. Plaudo al tuo coraggio ed alla tua schiettezza. Infatti la politica di oggi è vicina solo all’interesse partitico o personale e pochissimo vicina alla pubblica morale. Questa ondata di antipolitica silente che serpeggia in mezzo alla folla, nel centro delle discussioni di tutti i giorni, nei sacrifici per trovare un lavoro onesto e dignitoso non mancherà sicuramente di deflagare ed esplodere in maniera veemente. Ancora non è ora ma siamo molto vicini all’accadere. Quando la fame ci comincerà ad attanagliare in modo piu soffocante. Allora le nuove generazioni, consapevoli del loro ruolo e della mancanza di un futuro, alzeranno le loro menti e si ribelleranno. Nel 68 è successo ora succedererà di peggio.

    • alessandro84 scrive:

      Carissimo spiritoghibellino, le nuove generazioni non potranno fare altro che pagare i debiti dei propri predecessori. La ribellione non è la soluzione, la crescita è la soluzione serve rilancio della competitività e costa molti sacrifici. Il rpoblema è che pochissimi giovani sono consapevoli di ciò e consapevoli che avranno un tenore di vita inferiore a quello dei propri genitori….

  6. whitewolf scrive:

    Se accadesse oggi in italia quello che accadde nel 33′ in Germania risolveremmo buona parte dei nostri problemi…nella crisi di oggi ci siam finiti per il bel lavoro fatto da chi è venuto dopo il fascismo, ricordatevelo.

    • alessandro84 scrive:

      Non concordo, l’Italia fino ai primi anni ’70 ha vissuto un vero miracolo economico guidato da quelle eccellenti personalità che erano i vari De Gasperi, Einaudi, Mattei, Mattioli, Olivetti e tutti gli altri…..
      Dopo di loro il nulla (forse anche per colpa del ’68…) solo arrivismo, corruzione ed incompetenza.

  7. rguidotti scrive:

    C’è anche un’altra coincidenza climatica… Nel 1929 e nel 2012 bufere di neve memorabili!!!

  8. Pier Paolo Flammini scrive:

    Ho commesso un piccolo errore sul passaggio costituzionale, perché in Italia già il Parlamento ne sta discutendo. Nella sostanza la cosa non cambia, perché non mi sembra che nessun partito presente in Parlamento ha avviato momenti di riflessione sul “pareggio di bilancio” in Costituzione (e come potrebbe?).
    copio sotto un pezzo che ho trovato, del nobel per l’economia Krugman, dello scorso settembre: http://www.nuovitaliani.it/adon.pl?act=doc&doc=1999
    “Del resto, non mi pare di vedere alcun segnale dal quale si possa ragionevolmente dedurre che le élite politiche europee sono pronte a rivedere il loro dogma, improntato sull’hard money e l’austerity. In parte, il problema dipende forse dal fatto che quelle élite politiche hanno una memoria storica troppo selettiva: si dilettano a rammentare l’inflazione tedesca dei primi anni Venti, situazione che non ha granché attinenza con la situazione odierna, ma non fanno mai riferimento a un altro caso molto più calzante. Mi riferisco alle politiche di Heinrich Brüning, cancelliere della Germania dal 1930 al 1932 che, insistendo sul pareggio del bilancio e sul rispetto del gold standard, rese di gran lunga più grave la Grande Depressione nel suo Paese rispetto al resto dell’Europa, spianando in un certo senso la strada a ciò che tutti conosciamo.
    No, nell’Europa del XXI secolo non prevedo nulla di altrettanto catastrofico, però si sta creando un divario abissale tra ciò di cui l’euro ha assoluto bisogno per sopravvivere e ciò che i leader europei sono disposti a fare o anche solo a prendere in considerazione. E tenuto conto di tale divario, è veramente arduo trovare qualche buon motivo per essere ottimisti”

  9. castignanorb scrive:

    Devo precisare che:
    d) napolitano non ha inaugurato nessuna pratica. prima cosa perchè non è una pratica bensi un procedimento esecutivo garantito dalla costituzione italiana. seconda cosa perchè già scalfaro nel 1995 formo’ un governo tecnico che per un anno resse il paese.(governo dini).

    b) la germania dipendente da prestititi e capitali americani. bè per l’italia non direi proprio. inoltre se l’italia è disastrata, allora la grecia, la spagna, il portogallo cosa sono?? i paesi dell’est europa cosa sono?? ritengo che prima che da noi, una svolta nazionasocialista sia piu realistica in quei paesi menzionati prima.

    e) perchè non capire LA BASE, L’ABC del motivo di questa situazione, e l’ABC della cura che Monti sta cercando di darci, allora vuol dire non capire nemmeno i sacrifici che stiamo facendo. Ecco perchè la gente rimpiange Berlusconi, come rimpiangeva Craxi e prima ancora Andreotti.

    un Paese non sta bene solo quando l’economia è in boom, il lavoro va,e le famiglie sono felici e spensierate no. il Paese in quel caso va bene per quella generazione. ma quelle dopo? Questo è quello che è successo dal 1950 al 2011 in Italia. Sviluppo e benessere. Pochissime tasse, aumento salario, pensioni aumentate e SPESSO ANTICIPATE(baby pensioni e pensioni d’oro), sgravi fiscali, benefici perla casta,ecc…. EVVIVA L’ITALIA. ecco cosa c’è arrivato a noi..un debito di 1800 miliardi di euro, che ti ha fatto perdere credibilità sui mercati, che ti costringe a venderete titoli di stato a interessi esorbitanti.
    un debito che se non contrastato ci porterebbe al fallimento, come avverrà in grecia nell’arco di massimo 6 mesi, salvo miracoli celesti.

    poi una volta in default, li’ si che torneremo nelle caverne, e avranno strada facile gli estremismi e la violenza.

    da sempre e per sempre, uno stato si regge su entrate e uscite. se noi per 50 anni abbiamo pensato solo alle uscite, ad investire, a costruire, a far star bene la popolazione (non per bravura politica ma per convenienza, per voti!! il motto della Dc…. e intanto si mangiava alla grande dentro, con sperpero e mafuate varie, ma intanto il popolo stava bene e tutto si poteva fare). ma le tasse non aumentavano, anzi diminuivano, le pensioni aumentavano, le entrate erano poche. uscite piu delle entrate, deficit. deficit quindi bisogno di altri soldi, quindi debito. si inizio’ negli anni 70, si allargo’ sempre piu, nessuno ci volle pensare. eccoci qua.

    • Nazzareno Perotti scrive:

      Lascio la parola a Pier Paolo ma mi farebbe piacere capire, a proposito del punto “e”, per chi ha votato lei da quando è maggiorenne. Credo che i nomi citati non siano i soli ad aver creato i danni che giustamente lei addebita a loro.

    • Pier Paolo Flammini scrive:

      Molti punti sono condivisibili in maniera astratta, ma occorre calare ogni ragionamento non sulle carte “professorali” ma sulla nostra attuale situazione. Che, lo vogliamo o no, sarà dolorosa, perché un paese che non può svalutare e che non ha una moneta propria ha un solo percorso possibile, l’avvitamento, e questo può essere lento o rapido, ma sarà inesorabile, a meno che a) una grande pressione popolare non riesca a invertire l’ordine europeo, e questo significa diventare una sola nazione, ovvero mettere in comune i debiti e quindi le politiche fiscali, le tasse, l’Iva, gli interessi da pagare. A quel punto allora possiamo partire a fare concorrenza interna vera tra chi investe in Grecia, Italia e in Germania. La Germania ha riunito due nazioni e lo ha fatto in questa maniera. Nella migliore delle ipotesi si è tentato di creare una grande cosa, l’Europa unita, ma questo sogno per molti si è rivelato soltanto un grande incastro burocratico e dal novembre scorso in Italia la funzionalità democratica è saltata, e non perché il Presidente del Consiglio non si è presentato alle elezioni (cosa grave ma legittima con il nostro sistema parlamentare), ma perché un signore non eletto da nessuno, Olli Rehn, si è presentato dal nostro vecchio (s)presidente del consiglio con 38 punti che costituiscono il nostro attuale programma di governo, dal quale noi non possiamo uscire. Andreotti, Craxi, Berlusconi, ormai fanno parte di un periodo precedente, di una fase storica conclusa (anche se Berlusconi potrebbe sopravvivere ma in maniera fittizia). Occorre distinguere i servi dagli uomini, e i servi non sono più responsabili degli uomini perché per la maggior parte i servi non stanno riflettendo, non approfondiscono, non vi è stato un minuto di discussione pubblica in nessuno dei partiti che ora sono nel Parlamento per decidere se appoggiare questo governo, lo hanno deciso in cinque persone in 2 ore e NESSUNO dei partiti in Parlamento tranne la Lega, probabilmente, sta ora riflettendo su quel che accade (lei ha sentito di qualche incontro in quelle ore per decidere se appoggiare il governo Monti? L’unico che ha posto delle condizioni è Silvio Berlusconi, non i militanti del Pdl, sugli affari suoi, as usual), si muovono giorno per giorno ma ignorano ogni cosa di quel che potrà avvenire, sono terribilmente vuoti e questo è un dramma e una tragedia, perché se non succede un miracolo (ovvero che la Merkel rinsavisce), noi saremo destinati a vivere in un sistema politico senza rappresentanza democratica ma “tecnocratica” (il prossimo candidato sarà un Passera, che crede? Oppure un Passera contro qualche populista di destra). Questa è la situazione.
      Io, personalmente, sono pronto a fare tanti sacrifici, ma non capisco perché li stanno chiedendo in questo modo agli italiani.
      Riguardo il punto b), no, guardi, tutti gli Stati dipendono dai capitali stranieri, tutti, come ho scritto se uno Stato mette una tassa sacrosanta sulle transazioni finanziarie dello 0,01% (è ingiusto? Con l’Iva al 23% dite ancora che è ingiusto?), se ne vanno tutti. senza contare la delocalizzazione delle industrie nel caso vi sia un differenziale di legislazione ambientale o sociale.
      Io non sono per le baby pensioni e per la spesa facile, anche se occorre dare un indirizzo, se Tav o asili, se è possibile dare incentivi alle industrie nazionali per creare settori autosufficienti (tutte le industrie sono nate così, protette, poi quando sono forti si confrontano con l’estero, penso ad esempio che con gli incentivi per il fotovoltaico avremmo potuto avviare un circolo vizioso incredibile, con grandissima occupazione, microimprese, risparmio energetico: invece le nostre industrie hanno preferito logicamente usarli per acquistare pannelli cinesi, e questo lo chiamano libero mercato ma non è così, perché ora la Cina ce l’abbiamo in casa, io non posso concorrere se non per nicchie contro chi non ha regolazioni su lavoro e ambiente e se ho un partner con la mia moneta molto più forte come la Germania, sono dentro una tenaglia!).
      Questo è un po’ il quadro che ho scritto molto velocemente, spero si capisca. E credo che, come scritto nell’articolo, l’unico che sa bene tutte queste cose sia Mario Monti, che forse ha qualche carta segreta e sa che l’unica salvezza è convincere la Merkel, e forse è l’unico che può farlo (gli altri stanno pensando di ibernarsi come Breznev con leggi elettorali truffa). Se non riesce, e probabilmente il rapporto debito/pil continuerà a salire a fine 2012 e l’Iva salirà al 25% per via dell’accordo fiscale europeo messo in Costituzione (???), facciamoci un segno della croce collettivo.
      Ciao

  10. Pier Paolo Flammini scrive:

    Ed ecco cosa scrive il bolscevico Carlo Cottarelli, direttore del Dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale, ovvero l’espressione stessa dell’iper-liberismo globale: «In un contesto di crescita ragionevolmente buona, il passo [corrente] di aggiustamento andrebbe bene, ma nell’attuale ambiente macroeconomico più debole, ridurre rapidamente i deficit potrebbe porre un rischio per la ripresa economica».
    Noi, invece, no: a noi italiani piace che qualcuno pensi per noi, ci piace essere comandati, è la nostra indole.

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