SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il tema è ormai inevitabile: accanto all’emergenza abitativa, a San Benedetto del Tronto esplode con forza anche la crisi del commercio. Due fenomeni strettamente collegati, che stanno ridisegnando il volto urbano della città e mettendo in discussione la sua identità sociale ed economica.

Negli ultimi mesi il dibattito politico ha iniziato a riconoscere la centralità della questione abitativa, ma è sempre più evidente come lo svuotamento della città durante gran parte dell’anno abbia effetti diretti anche sulla tenuta del tessuto commerciale. Quartieri meno vissuti significano meno relazioni, meno continuità economica e, inevitabilmente, meno attività.

A lanciare l’allarme è il Comitato Valore Sambenedettese, che invita a non trattare la crisi del commercio come un tema secondario. “Il rilancio del commercio deve essere al centro dei programmi politici”, afferma il portavoce Pietro Canducci, sottolineando come la situazione attuale non possa più essere affrontata con interventi superficiali o ordinari.

I segnali della crisi sono sotto gli occhi di tutti: serrande abbassate, locali vuoti per mesi, e una crescente sostituzione delle attività tradizionali con esercizi legati al food & beverage, spesso in eccesso rispetto alla domanda reale. A questo si aggiunge un dato ancora più preoccupante: la chiusura di punti vendita appartenenti a grandi marchi, un tempo attratti dalla città come vetrina commerciale.

Se persino le grandi catene faticano a sostenere i costi, il destino delle piccole attività appare ancora più fragile. Affitti elevati, lavoro stagionale e costi di gestione in aumento creano un contesto poco sostenibile per artigiani, commercianti e giovani imprenditori.

Il nodo, però, è strutturale: una città che vive principalmente nei mesi estivi non può garantire stabilità economica durante il resto dell’anno. Ed è proprio su questo punto che il dibattito politico viene chiamato a fare un salto di qualità.

Le domande sono chiare e dirette: quali strategie concrete intendono adottare i candidati sindaco? Sono previsti incentivi reali per nuove attività? Esistono piani per il riutilizzo dei locali sfitti? Si investirà davvero in digitalizzazione, innovazione e rigenerazione urbana?

E ancora: come si intende affrontare il tema della sicurezza, sempre più sentito dai commercianti? Quali strumenti verranno messi in campo per contrastare la concorrenza dell’e-commerce?

Le esperienze già avviate, come i centri commerciali naturali, rappresentano un primo passo ma non bastano. Il rischio è che restino interventi isolati, incapaci di invertire una tendenza ormai radicata.

Il commercio di prossimità non è solo economia: è presidio sociale, cura dello spazio pubblico, identità di quartiere. Secondo diverse rilevazioni, oltre il 60% dei cittadini lo considera fondamentale per la qualità della vita urbana. La sua scomparsa comporta un impoverimento diffuso, che incide anche sul valore immobiliare e sulla percezione di sicurezza.

La sfida, dunque, è più ampia: restituire dignità e prospettiva a un settore che per anni ha rappresentato il cuore pulsante della città. Significa ripensare intere aree, come il lungomare, oggi troppo legate alla stagionalità turistica, e trasformarle in spazi vivi tutto l’anno.

L’obiettivo è ambizioso ma necessario: rendere San Benedetto una città attrattiva 365 giorni l’anno, capace di richiamare investimenti, consumatori e nuove energie. Non solo da fuori, ma anche dagli stessi residenti, sempre più spesso costretti a cercare altrove servizi e opportunità.

Il tempo delle analisi è finito. Ora servono scelte politiche chiare, misure concrete e una visione di lungo periodo. Perché senza commercio, una città smette lentamente di vivere.