Cronaca di un fattaccio. Quello che è accaduto sabato sera a San Benedetto è diventato virale, arrivando nelle redazioni giornalistiche di tutto il mondo e generando opinioni diverse, spesso condizionate dall’appartenenza politica. Opinioni, o meglio commenti, in alcuni casi vergognosi, che vanno ben oltre il fatto stesso.

Proprio per capire meglio quanto accaduto, ci siamo sentiti in dovere di andare oltre le brutte immagini, tra l’altro abbastanza chiare. Guai a schierarsi: esaminare l’episodio senza pregiudizi e senza preferenze è la cosa migliore.

Senza dare ragione a nessuna delle due parti, è stato quindi naturale intervistare una delle persone coinvolte per conoscerla meglio. Che fosse un emigrato o meno, in questo caso, aveva poca importanza.

I commenti favorevoli all’uno o all’altro arrivano anche ai giovanissimi, che finiscono di conseguenza per schierarsi da una parte o dall’altra. Sbagliando sicuramente in questo caso specifico.

La realtà, invece, è abbastanza semplice: quanto accaduto è un episodio che non deve ripetersi. Non può e non deve diventare uno strumento per alimentare l’odio verso gli emigrati né, al contrario, per sostenere che l’immigrazione non rappresenti mai un problema. Anche perché non esiste una famiglia italiana che non abbia avuto o non abbia tuttora emigrati in qualche parte del mondo.

Questa, secondo me, è la giusta interpretazione.

Il cittadino iracheno ha sbagliato due volte. Prima di tutto perché era ubriaco, ma soprattutto perché, in quelle condizioni, non avrebbe dovuto mettersi in mezzo alla strada, bloccare il traffico e opporre resistenza a chi, pacificamente, gli chiedeva di spostarsi sul marciapiede per esporre le proprie ragioni. Una condotta che non può essere giustificata dal suo stato di alterazione, causato, secondo quanto da lui stesso riferito, da dodici birre bevute nelle ore precedenti.

Lo stesso discorso vale per chi, inizialmente, faceva bene a invitarlo a lasciare libera la carreggiata. Dopo quel tentativo, però, c’era una sola cosa da fare da civili cittadini: chiamare le forze dell’ordine, senza sostituirsi a esse. Questa è la regola in una democrazia.

Tutto molto semplice. Anche perché lo stesso sindaco Mozzoni lo ha detto a chiare lettere: «Chi fa violenza ha sempre torto», senza minimamente schierarsi da una parte o dall’altra.