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il giornalista Paolo Barnard all’Hub di Milano parla delle regole del Fiscal Compact Europeo (circa 3 minuti) durante il corso di formazione Democrazia MMT. Con lui gli economisti Alain Parguez e Riccardo Bellofiore
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MILANO – Lui, Paolo Barnard, sempre più anti-guru, nervoso e magrissimo, seduto dietro, attentissimo e scattante. Davanti, l’economista circuitista francese Alain Parguez dell’università di Besancon, e Riccardo Bellofiore, economista dell’università di Bergamo.
Siamo all‘Hub di Milano, ci sono centocinquanta attivisti (o aspiranti tali) della Modern Money Theory giunti da tutta Italia, per un “atto secondo” dopo l’incontro di fine febbraio a Rimini (quella volta davanti a circa 2100 persone) di divulgazione delle basi economiche della MMT, seppur Parguez e Bellofiore non si professino MMTers “duri e puri” (Bellofiore, in particolare, in un breve siparietto con Paolo Barnard relativo alle polemiche e “gli insulti” tra il giornalista e l’economista: “Condivido l’80% della MMT, non mi si dica di condividere anche le virgole”).

Ma è Alain Parguez il protagonista della giornata; se a Rimini aveva diviso il suo tempo con i colleghi americani della Modern Money Theory, stavolta invece occupa gran parte della mattina e del pomeriggio in una rigorosa ricostruzione storica su come l’Europa sia arrivata alla situazione attuale: “Possiamo chiamare l’Europa come Assurdistan“, dice il professore francese, per nulla tenero con i connazionali e anzi sferzante con i vari Perroux, Schumann, Delors, per arrivare a Mitterrand e infine al neo Presidente Hollande, definito “una figliazione di Mitterrand, ma meno intelligente“.

Parguez in realtà offre un dettagliato resoconto che poi è confluito nel saggio di Paolo Barnard “Il più grande crimine“: la vittoria delle elite europee, culminate con l’adozione dell’euro e la privazione di ogni controllo democratico sulle politiche fiscali e monetarie. Da Perroux a Schumann ma poi Mitterrand e Attali, con citazioni precise dei testi teorici che sono alla base poi delle scelte politiche successive (se a Rimini qualcuno aveva lamentato la vaghezza di alcuni riferimenti di Parguez, stavolta il francese cita autori e libri fino al numero di pagina).

E’ una ricostruzione franco-tedesca, che va al cuore dell’economia e della politica europea nel tentativo di dominio francese rispetto agli eterni rivali tedeschi, i quali però, grazie all’eredità dell’industria pesante di epoca nazista, hanno una propensione all’export più forte. Fino all’attuale indiscussa supremazia.

E c’è anche il tentativo di Attali e di Delors di coinvolgere l’Italia e quindi creare una rete di tecnici che sono coloro che guidano l’Italia attuale, da Monti a Draghi passando per Prodi fino a prendere contatti con D’Alema.

Se Parguez è per Barnard il punto di riferimento europeo, apertamente omaggiato (“Nessun economista italiano ha il coraggio di dire le cose che afferma Parguez”), Riccardo Bellofiore invece ha un approccio sicuramente notevole dal punto di vista teorico, ma che in alcuni punti fa un po’ storcere il naso al giornalista e a qualche mmters italiano. Dopo aver ricostruito la storia della sinistra italiana e degli sviluppi dell’economia nazionale dal dopoguerra ai giorni nostri, l’economista marxiano, tuttavia molto critico con le posizioni assunte dal Pci dagli anni ’70 in poi (e quindi delle successive emanazioni Pds, Ds, Pd), ha illustrato la formazione di due correnti, i neo-liberisti e i social-liberisti.

Una distinzione tuttavia soltanto teorica, che ha dato certamente frutto a politiche diverse (“quella delle anime pie dei social-liberisti, che vincono quando i neo-liberisti trovano troppa opposizione, ma poi sono costretti a realizzare gli stessi programmi con qualche tentativo di mitigazione”) ma che “si basa su qualcosa che non esiste, ovvero il libero mercato, perché non esiste libero mercato non regolato dagli Stati, in nessuna parte del mondo, e se uno c’è stato forse è stata la Gran Bretagna imperiale, quando però aveva un logico vantaggio mercantilista sulle colonie”.

E la teoria, quella che viene venduta nelle occasioni ufficiali e in campagna elettorale, è invece tradita dalla prassi: “Bush e Reagan sono stati i più grandi interventisti, con deficit di bilancio grandissimi, mentre Clinton ha raggiunto il pareggio di bilancio”.

“Sono d’accordo all’80% con la MMT – afferma Bellofiore, il quale però fa notare che “in questo momento credo che l’uscita dall’euro sia sbagliata e ancor più catastrofica per i lavoratori italiani, che dovrebbero unirsi in una lotta transnazionale“. Un approccio rigorosamente marxista che non viene raccolto da Parguez: “Uscire dall’euro per far collassare il sistema europeo e quindi costruire una nuova Europa”. E Bellofiore: “Però non diciamo noi vogliamo uscire dall’euro. Chi è quel noi? Saranno altri a gestire questo processo, e l’Italia non è l’Argentina”.

E poi, a Paolo Barnard: “Io non credo che vi possano essere dei criminali individuali da denunciare e da mettere in carcere, o meglio: questa teorizzazione sarebbe troppo ottimista, in realtà stiamo parlando di un sistema criminale che si batte soltanto attraverso un coinvolgimento paziente e uno studio approfondito. Sono più pessimista di Barnard. Qui occorrono decenni, prima che cambi qualcosa”.

Il giornalista, però, ha già denunciato Mario Monti e Giorgio Napolitano, e con lui altre decine di attivisti.

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