SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La “governance” di Picenambiente ha tenuto impegnata la politica locale nell’ultimo anno oramai. Del dicembre 2018, infatti, la “famosa” delibera 61 del consiglio comunale che all’unanimità votò per il controllo pubblico della partecipata dei rifiuti, applicando tenicamente la Legge Madia.

Da lì partirono i ricorsi della stessa Picenambiente e dei suoi soci privati per annullare l’atto dell’organo sambenedettese. Ma a sei mesi dall’ultima udienza davanti al Tar di Ancona, lo scorso 8 maggio, nessuna decisione è stata ancora presa, il ricorso non è stato deciso e la ditta, come hanno più volte ribadito i suoi amministratori, resta a controllo e gestione dei privati (clicca qui), “nonostante il capitale sia pubblico per oltre il 50% e nonostante quello che c’è scritto nello statuto” fecero notare dall’opposizione di San Benedetto in una conferenza stampa qualche tempo fa.

Proprio l’opposizione sambenedettese (rappresentata quasi sempre da sei consiglieri per questo tema: De Vecchis, Falco, Curzi, Capriotti, Mandrelli e Sanguigni)  ha fatto della questione Picenambiente una battaglia enorme negli ultimi 11 mesi. Non solo sono state inviate a Procura e Corte dei Conti due diffide nei confronti del sindaco Piunti, “accusato” di non aver mai appicato la delibera che riportava sotto il controllo pubblico la società (“una finzione del sindaco” scrissero a inizio gennaio i “sei) , ma la questione si è tinta di “giallo” anche per il caso De Berardinis, il dirigente comunale che quella delibera la compilò tecnicamente e che qualche mese dopo fu colpito da due denunce alla disciplinare dell’ente provenienti entrambe dal consigliere di maggioranza Pierfrancesco Troli, per i sei dell’opposizione “una ritorsione” legata al caso (clicca qui).

Le 2 diffide al sindaco sul caso Picenambiente (clicca qui) e (qui)

Nel frattempo la “governance sospesa” di Picenambiente, che oscilla fra la gestione privata (di fatto e per le attestazioni dei suoi amministratori) e pubblica (per la volontà, espressa tramite gli atti almeno, del comune di San Benedetto, socio pubblico capofila) pare aver complicato anche i rapporti fra ditta e lavoratori, almeno secondo quello che dice Ugl impegnata in un difficile rinnovo del contratto aziendale (clicca qui).

Una situazione che resta in una sorta limbo e che potrebbe non risolversi neppure così facilmente. Tra le file della minoranza sambenedettese, infatti, negli scorsi mesi c’è chi ha fatto notare che il Tribunale Amministrativo potrebbe non essere competente per questa materia. Lo sarebbe la Corte dei Conti Regionale che nel novembre 2018, a seguito di una richiesta di chiarimenti proveniente dal Comune di Grottammare, si pronunciò (con deliberazione numero 46 del 2018) facendo rientrare la società nel controllo della sua compagine pubblica (che detiene il 50,41% del capitale). A quanto risulta la partecipata non ha mai impugnato tale risoluzione della Corte dei Conti.


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