Dal settimanale Riviera Oggi numero 1091

SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Quarant’anni, sposato con due figli maschi di 3 e 7 anni. Stiamo parlando di Andrea Gianni, già da qualche tempo consulente legale della famiglia Fedeli ma da quest’anno ai vertici societari della Samb con il suo nuovo ruolo da Direttore Generale. Avvocato laureato a Roma e con un master a New York in acquisizioni e fusioni di società, Andrea Gianni ha anche due specializzazioni in diritto sportivo e in diritto penale minorile. Insomma la proprietà sembra aver trovato un uomo di grande competenza a cui affidare la gestione della società anche se lui dice “non sono il loro braccio destro, siamo un gruppo”.

Come hai conosciuto la famiglia Fedeli?

“Li ho conosciuti circa quattro anni fa quando erano interessati all’acquisto del Rieti Calcio, ho ricevuto mandato da loro, abbiamo rilevato la società e dopo un ricorso alla giustizia sportiva che ho seguito, abbiamo fatto anche il salto dall’Eccellenza alla Serie D. Sono comunque rimasto il referente per le pratiche legali inerenti al diritto sportivo anche dopo l’acquisizione.”

Poi è arrivata la Samb…

“Li ho seguiti poi nell’acquisizione della Samb, a dire la verità c’era già da tempo nell’aria la volontà di fare l’operazione. Tutto si è concretizzato dopo che ho fatto una “diligence” (Due Diligence, termine inglese che indica le investigazioni e approfondimenti durante una trattativa), ovvero un controllo accurato dei conti correnti, delle entrate, delle uscite, dei contratti e in generale della gestione precedente. Dopo il via libera abbiamo concluso l’acquisto della Sambenedettese in 24 ore.”

Come vedi questo tuo nuovo ruolo da Dg?

“Sicuramente stimolante e affascinante anche se molto difficile e impegnativo. Ci sentiamo spesso con la proprietà anche perché continuo ad avere questa doppia veste visto che mi occupo ancora delle questioni legali attinenti alla società (il ruolo che lo contraddistingueva nella passata stagione n.d.r.).”

Un po’ il braccio destro della famiglia Fedeli?

“Ma no, non esistono braccia destre o sinistre, esiste un gruppo di lavoro e quando funziona va bene tutto.”

Qual è la tua idea del calcio e del calcio moderno in generale?

“Il calcio moderno è un calcio molto diverso da quello di un tempo e questo porta con sé aspetti sia positivi che negativi. Per quanto riguarda quelli positivi credo che ci sia molta più trasparenza e rigidità in materia di conti, c’è molta attenzione ai conti societari, alle garanzie e alle società in generale. Per quanto riguarda invece gli aspetti negativi questi attengono principalmente i valori secondo me: credo che qualche anno fa i valori negli spogliatoi fossero altri, l’attaccamento alla maglia era importante, non solo i tifosi ma anche gli spogliatoi volevano “sputare sangue” per una causa sportiva. C’era soprattutto più rispetto, non parlo di noi perché qui è un must e lo pretendiamo, però vedo sempre più nei giovani calciatori questo voler correre sempre dietro a un contratto faraonico piuttosto che voler star bene in una certa realtà. E’ probabilmente una questione generazionale.”

Hai parlato di garanzie, non so se hai seguito in questi giorni la questione della Gable, la società inglese in crisi che sta facendo tremare molte squadre di calcio, tante anche in Lega Pro.

“Partiamo dal comunicato della Lega Pro che rasserena un po’ gli animi di tutti perché dice che alla Gable è stato fatto divieto di emettere polizze dopo il 9 settembre quindi quelle emesse prima sono legittime. Le fideiussioni assicurative di solito sono poi contro garantite e quindi non credo che ci saranno problemi per le squadre coinvolte. Ma l’aspetto più bello che voglio sottolineare in tutto questo è che noi non siamo tra queste società, perché il nostro presidente ha emesso una fideiussione personale senza avvalersi di compagnie assicurative. Questo deve far capire che tipo di proprietà è questa.”

Una proprietà sulla cui gestione e affidabilità nessuno ha infatti avuto mai modo di ridire.

“Credo che la gestione dei Fedeli vada coltivata all’interno della città di San Benedetto, perché trovare una famiglia così dedita al lavoro e vogliosa di fare calcio per bene, in maniera pulita e quotidiana è cosa rara. Credo che la città debba tenersi stretta, anzi strettissima la famiglia Fedeli.”

Quest’anno è cambiato tanto in Lega Pro: diritti tv, maglie personalizzate e anche maggiori controlli sui conti con qualche penalizzazione forse già in arrivo (Ancona n.d.r)

“La Lega Pro è ed è sempre stata un “bagno di sangue”, non è come le altre categorie professionistiche perché la B e la A possono contare su emolumenti derivanti dai diritti televisivi ben diversi da quelli a cui possono accedere i club di Lega Pro. Le restrizioni e i controlli sono stati pensati per far sì che le società non possano un domani essere considerate non solventi verso i propri tesserati. Noi anche qui crediamo di essere un esempio di società professionistica perché non solo siamo stati i primi a iscriverci con fideiussioni e assegno d’iscrizione apposto, ma provvediamo a pagare i nostri tesserati mensilmente (per le regole attuali scattano le penalizzazioni solo dopo che i mancati pagamenti superano il bimestre n.d.r.) credo che le società come la nostra si contino sulle dita di una mano.”

Si è discusso tempo fa, anche in Lega, di fare della terza serie una sorta di casa anche per le squadre B dei grandi club di Serie A. Cosa ne pensi?

“Non ci credo in questa possibilità e non credo sia giusto perché penso sia corretto che ogni società debba avere il suo percorso nella categoria in cui milita. Questo anche per una valorizzazione degli stessi giocatori: per me è molto importante per un giocatore, magari tesserato per un grande club, farsi le ossa e prendere minuti in Serie B o in Lega Pro, finirebbe anche il ruolo storico di tante società, Samb compresa, di valorizzazione di calciatori che poi si sono consacrati altrove.”

Qual è il futuro sportivo della Sambenedettese, c’è l’idea di salire di categoria un giorno?

“C’è l’idea di fare bene e su questo non c’è ombra di dubbio. Siamo finalmente arrivati fra i professionisti e dobbiamo far bene nei professionisti mantenendo la categoria. Dobbiamo mantenere i piedi per terra, dobbiamo dedicarci al lavoro quotidiano, perseverare nell’umiltà e cercare di seguire quei valori che ci sono cari e che ricerchiamo tutti i giorni. Tutto quello che arriva di conseguenza sarà ben accetto.”

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