Cominciamo dalla fine, a prova di spoiler. Perché ci aiuterà a capire tutto il resto. Partiamo dalla missione Apollo 11, attraverso la quale gli Stati Uniti si lanciarono alla conquista della Luna. Era il 1962 e il presidente John Fitzgerald Kennedy fece il suo discorso al Congresso per finanziare il programma “che comporta costi molto pesanti: 531 milioni di dollari nell’anno fiscale ’62 con una stima di 7-9 miliardi di dollari in più nei prossimi cinque anni“.

Nel suo discorso Kennedy non fece alcun riferimento alle tasse o ai contribuenti. Sapeva che il Congresso aveva il potere di aumentare il bilancio discrezionale e di fornirgli i miliardi di dollari che stava chiedendo; Kennedy mostrava come il reperimento dei fondi fosse la parte più facile“: a scriverlo, e siamo alla pagina 400, è Stephanie Kelton, nel suo libro “Il Mito del Deficit – La teoria monetaria moderna per un’economia a servizio del popolo” (Fazi Editore), già best seller dell’economista di punta della Modern Money Theory.

Un libro dunque che rovescia tutti i “miti” del neoliberismo – e quindi della cultura dominante degli ultimi decenni –  in una maniera più organica rispetto al celebre “Le sette innocenti frodi capitali della politica economica” di Warren Mosler, ma accessibile ad un vasto pubblico. Come spiega la stessa Kelton nei ringraziamenti finali, infatti, nella revisione delle bozze ha provveduto ad eliminare grafici ed elaborazioni matematiche: “Stai scrivendo per tutti“, le ricordavano gli amici.

Ma perché questo è un libro fondamentale da leggere in questo incerto 2021? Pubblicato negli Stati Uniti mentre esplodeva la pandemia Covid-19, con una prefazione per l’edizione italiana che calibra i temi della Mmt nel contesto nazionale ed europeo, il testo è una vera e propria summa della Modern Money Theory, la scuola di pensiero post-keynesiana che ha raccolto l’eredità del keynesismo per contrapporre un nuovo modello economico rispetto al dominio neoliberista degli ultimi trent’anni.

Per questo partiamo da quel 1962: “Il Nobel Tobin ricorda che Kennedy gli chiese: C’è qualche limite economico al deficit? Tobin confessò che l’unico vero limite è l’inflazione. Il presidente rispose: “Il deficit può essere di qualsiasi dimensione, il debito può essere di qualsiasi dimensione, a condizione che non causino inflazione. Tutto il resto sono solo chiacchiere“.

Concetti semplici, ben compresi nei ’60, affondati poi dall’onda del riflusso neoliberista a partire dalla fine degli anni ’70: onda che ha avvolto le università, poi il dibattito pubblico e politico, le redazioni dei giornali.

Stephanie Kelton all’Mmt Summit di Rimini, 2012

Ricchissimo di citazioni storiche, di rimandi puntuali, di veri e propri aforismi utilizzabili per la loro diffusione sui social, Stephanie Kelton arricchisce il suo saggio con descrizioni di esperienze personali, sia da studentessa negli anni ’90 (eccezionale la sua pervicacia nell’incontrare e parlare con Mosler che affermava esattamente il contrario di quel che le avevano insegnato nelle aule universitarie) sia da capo economista per i democratici al Congresso degli Stati Uniti.

Nominata da Bernie Sanders, Kelton non è tenera con nessuno dei partecipanti, in parte con lo stesso Sanders: “Democratici e repubblicani erano uniti nel guardare al bilancio federale allo stesso modo in cui guardano al loro bilancio familiare – attraverso le lenti di un utilizzatore di moneta piuttosto che di un soggetto in grado di emetterla“. Mentre i Repubblicani erano nell’affannosa ricerca di tagliare spese dello Stato per ridurre le tasse, i Democratici cercavano di introdurre nuove tasse per trovare le famose coperture necessarie a finanziare la spesa pubblica. Qui Kelton riesce ad essere molto ironica.

Stephanie Kelton all’Mmt Summit di Rimini, 2012

Come delle tavole della legge, i primi capitoli sono scolpiti in titoli che rovesciano tutto quello che siete abituati a sentire in qualsiasi talk show televisivo o leggere negli editoriali dei giornaloni:

MITO #1: Lo Stato dovrebbe gestire il proprio bilancio allo stesso modo di una famiglia. REALTA’: contrariamente ad una famiglia, lo Stato emette il denaro che spende.

MITO #2: I deficit  sono la dimostrazione di un eccesso di spesa. REALTA’: Se vuoi sapere se ti trovi di fronte a un eccesso di spesa, guarda all’inflazione.

MITO #3: Debito pubblico, in un modo o nell’altro, lo dobbiamo ripagare. REALTA’: Il debito pubblico non comporta alcun tipo di onere finanziario.

MITO #4: I deficit pubblici spiazzano l’investimento privato, finendo per renderci più poveri. REALTA’: I deficit fiscali accrescono la nostra ricchezza e il nostro risparmio collettivo.

MITO #5: Il deficit commerciale significa che l’America sta perdendo. REALTA’: Il deficit commerciale americano è il suo surplus di “roba”.

MITO #6: I programmi sociali sono finanziariamente insostenibili. Non possiamo più permetterceli. REALTA’: Fintanto che il governo centrale si impegna a effettuare i pagamenti può sempre permettersi di supportare questi programmi. Ciò che conta è la capacità di lungo termine di produrre i beni e i servizi reali di cui le persone hanno bisogno.

La demolizione dei falsi miti e la riproposizione del reale funzionamento del sistema monetario è la base, secondo la Mmt, per giungere ad un sistema economico nel quale si coniugano piena e buona occupazione e al contempo riuscire a gestire l’inflazione (proprio a questo aspetto è dedicato un ampio approfondimento, perché è il trade off tra le due variabili l’asse portante della controffensiva neoliberista). La valutazione dell’autodeterminazione dei popoli, per la Kelton, passa anche per il grado di sovranità monetaria che un paese è in grado di ottenere. Numerosi, in questo contesto, anche gli approfondimenti relativi all’Eurozona.

“Il Mito del Deficit” di Stephanie Kelton ha il merito di costituire una guida tanto teorica quanto pratica e di guidare verso un mondo diverso, fuori dall’egemonia culturale ormai al tramonto, come dimostra quanto sta accadendo in piena pandemia Covid-19. Dispiace, semmai, che mentre le altre potenze mondiali, pur senza applicare minimamente la Modern Money Theory, ne abbiano capito la forza e riescano a rispondere alle crisi in maniera più rapida ed efficace (anche se non perfettamente rapida ed efficace), il discorso è opposto in Europa.

Nel Vecchio Continente libri come quello della Kelton sono uno schiaffo ancora più forte all’assetto di potere e delle egemonie esistenti, a falsi miti che, come disse l’allora ministro Guido Carli al momento della firma del Trattato di Maastricht nel 1992, sono diventati una Costituzione di fatto che soverchia quella formale del 1948.

Da leggere, da diffondere, da imparare.

“La dimostrazione di un deficit troppo basso è la disoccupazione. Un disavanzo non è affatto la prova di una spesa eccessiva. Per vedere se stiamo spendendo troppo dobbiamo guardare all’inflazione”.

 

 


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