Mangiare sano fa bene al corpo, ma anche alla mente. Da una ricerca della Rush University Medical Center di Chicago è appena emersa l’ipotesi che una dieta a base di frutta e verdura possa avere effetti positivi sull’umore, contribuendo a ridurre il rischio di depressione in età avanzata.

La dieta DASH, rivolta a chi soffre di ipertensione arteriosa, è stata introdotta in America negli anni novanta; accanto ad abbondanti porzioni giornaliere di frutta e verdura, è basata sull’assunzione di pesce e carne bianca, eliminando carni rosse e grassi saturi. Anche gli alimenti zuccherini sono limitati drasticamente, a beneficio di yogurt e cereali integrali. Legumi e frutta secca sono altresì consigliati. Un approccio più mediterraneo di questo regime include tranquillamente la pasta.

Si tratta, in definitiva, di una dieta alquanto versatile, adatta anche per dimagrire e per evitare problemi di cattiva alimentazione in generale.

La funzione antidepressiva, tuttavia, non era ancora stata considerata, e potrebbe costituire un’interessante prospettiva.

La neurologa Laurel Cherian, per formulare la teoria, ha eseguito una ricerca su 964 individui, aventi un’età media di 81 anni, in un arco di tempo di sei anni. Il campione è stato diviso in tre gruppi: il primo è stato invitato a seguire la dieta DASH, il secondo quella mediterranea, il terzo invece non ha avuto nessuna restrizione alimentare.

Durante il periodo di monitoraggio è stato valutato quanto scrupolosamente venivano seguite le varie diete, e parallelamente anche il quadro psicologico di ciascuna categoria, con particolare attenzione all’insorgenza di sintomi depressivi di qualsiasi entità. E’ stato così riscontrato che tra i primi due gruppi, che seguivano la dieta DASH e mediterranea, gli individui più “fedeli” avevano l’11% di probabilità in meno di sviluppare i sintomi della depressione rispetto agli altri.

Il terzo gruppo, nello specifico, ha assunto molta più carne rossa, zuccheri, grassi saturi, e meno vegetali.

I dati non confermano la validità della dieta, ma forniscono un indizio interessante, che potrebbe rivelarsi un punto di inizio per future terapie contro la depressione.

Se il risultato ottenuto appare modesto, occorre ricordare che i disturbi depressivi sono patologie molto complesse, che possono avere innumerevoli cause. La genetica sembra essere un fattore predisponente, anche se non è ancora chiaro in che misura; le cause di depressione più comuni sono senza dubbio l’ambiente sociale e familiare. A livello prettamente biologico, invece, è stato ampiamente riscontrato il collegamento tra stato depressivo e squilibrio nella produzione di determinati neurotrasmettitori. Di solito, comunque, i casi patologici sono frutto di più fattori concatenati.

Proprio per la vasta gamma di fattori “ammalinconenti”, la terapia migliore è agire su più fronti. Seguire una vita sana e attiva è un ottimo punto di partenza per migliorare l’umore.

…cambiare lo stile di vita, come modificare la propria alimentazione, è spesso preferibile all’assunzione di farmaci.” Ha affermato la stessa Laurel Cherian; la sua ricerca sarà presentata al 70° Meeting annuale dell’American Academy of Neurology, previsto a Los Angeles il prossimo 21 aprile.

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