Si ringrazia per il contributo fotografico l’ Unione Calcio Albinoleffe, in particolare nella persona di Simone Farina, Segretario Generale

SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Il calcio è spesso un contenitore straordinario di storie di uomini e di avventure che negli anni accadono, si ripetono e si intrecciano, qualche volta in tempi e modi del tutto inaspettati.

E allora può accadere che uno dei più grandi centravanti della storia del calcio italiano come Pippo Inzaghi, ora allenatore, si appresti a sfidare col suo Venezia una squadra contro cui, oltre 23 anni fa, segnò uno dei primissimi gol di una carriera straordinaria che lo ha portato a marcare 156 reti soltanto nella massima serie.

Era la Serie C1 1992/1993 e un diciannovenne Filippo Inzaghi veniva mandato dal Piacenza (allora in B) a farsi le “ossa” in terza serie, a Leffe precisamente, paesino di 4mila anime nel bergamasco. Prima della fusione con l’Albinese che diede vita, nel ’98, all’attuale Albinoleffe infatti, i bianco-blu del Leffe fra gli anni 80′ e il 90′ vissero alcune “dolci” annate fra i professionisti, culminate con il massimo risultato di un 4° posto proprio nella serie C1 92-93, grazie anche ai 13 gol in 21 apparizioni di quello che un giorno sarebbe diventato “Superpippo”.

Durante quell’anno in Val Gandino, il giovane Pippo era la riserva di tale Robero Bonazzi, presto però scalzato, nelle gerarchie di Bortolo Mutti (allenatore del Leffe quell’anno), da un ragazzino col  fiuto del gol già sviluppatissimo nonostante fosse poco più che un adolescente. Tredici furono alla fine della stagione le segnature e una delle prime arrivò proprio contro la Samb, che Inzaghi si appresta a incontrare, da allenatore, col suo Venezia questo sabato.

E’ il 31 gennaio 1993 e la Sambenedettese allenata da Zibì Boniek (che verrà esonerato poco dopo) è di scena a Leffe dove deve difendersi dai bergamaschi, appena un punto dietro ai rossoblu in classifica. Era la Samb di Visi, De Patre e Solfrini mentre nel Leffe oltre a Inzaghi giocava, seppur riserva, anche quel Paolo Orlandoni per anni portiere “di scorta” dell’Inter.

Ma veniamo alla partita, la cronaca de ‘L’Espresso Rossoblu’ (leggila fra le foto) di quel giorno, che scrisse l’ancora sconosciuto  Pippo, “Insaghi” con la esse (come da tabellino, forse Ndd), ci dice che al 73′ un tiro di Cefis, forse visto all’ultimo da Stefano Visi, viene respinto corto dal portiere rossoblu e un rapace Inzaghi si avventa sulla sfera insaccandola in gol. Due a zero il risultato finale e rossoblu scavalcati in classifica dai lombardi. Il resto è storia: la Samb finirà quel campionato al decimo posto mentre il Leffe al quarto, sebbene il più grande traguardo dei bianco-blu, in quella stagione, fu probabilmente l’aver lanciato nel calcio che conta uno dei più straordinari “mattatori d’area di rigore” che il calcio italiano, e non solo, abbia mai conosciuto, un giocatore capace di 70 gol nelle coppe europee senza portare sulla maglia il nome di  Messi o Ronaldo.

Un Inzaghi un po’ più maturo, qualche anno più tardi, l’11 agosto 1997, segnerà anche un gol al Riviera delle Palme nell’amichevole Juventus-Bayern Monaco quando vestiva la casacca della Vecchia Signora, ma questa è un’altra storia. E allora chissà se ‘Superpippo’, che in carriera è quasi arrivato a 300 reti, sabato pomeriggio prima di sedersi in panchina guarderà quelle maglie rossoblu e chissà se si ricorderà di Mutti, Visi e Cefis in quel lontano pomeriggio di oltre 23 anni fa.

 

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