SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E alla fine l’idea di distributore di benzina low-cost non allettò nessuno. Povero Pd: mesi di strappi, affondi, piatti lanciati e bicchieri rotti. Rigorosamente in pubblico. Per niente.

Il pasticciaccio brutto di Viale De Gasperi prese il via il 26 novembre 2012. Loredana Emili si dimise da capogruppo del Partito Democratico, appoggiata da Sergio Pezzuoli. In Consiglio i due non votarono l’atto d’indirizzo proposto dall’amministrazione comunale per dare mandato al dirigente di indire la gara per la vendita del famigerato terreno di 3700 metri quadrati in Viale dello Sport.

“Questo provvedimento è finalizzato a qualcos’altro – attaccò – sennò non si spiegherebbe l’urgenza con cui l’avete presentato. Bisogna motivare la dismissione di un bene comunale, qui non c’è niente di tutto ciò. Affermare che lo stadio con questa vicenda non c’entra niente è una bugia; sono parole che valgono solo in pubblico”.

Lo stadio appunto. Per la Emili cardine di tutta la vicenda, per il sindaco Gaspari invece una falsa traccia, dato che con i soldi incassati sarebbe stata acquisita un’area in piazza Caduti del Mare, di proprietà demaniale, per la realizzazione di un parcheggio multipiano, nell’ottica di un centro a traffico limitato.

“Bugie” secondo la Emili. “Io c’ero alle riunioni di maggioranza e di partito e ricordo i discorsi che si facevano. Senza dimenticare le dichiarazioni rilasciate alla stampa in quel periodo, mai smentite”. In effetti, l’avvocato Paolo Gaetani – all’epoca referente dell’imprenditore romano Fabio Russo – confermò la tesi di un Comune che aveva avviato una trattativa privata con Russo. Lui, in cambio dell’appezzamento, avrebbe estinto i debiti contratti dalla Rdp con i fornitori per la messa a norma del Riviera delle Palme. I crescenti malumori nel Pd  – prima che l’ex capogruppo rompesse – fecero però saltare l’accordo, che fu sostituito da un bando alla luce del sole.

Quella sera di novembre la maggioranza preferì bruciare i tempi. Col senno di poi ci scappa un sorriso. Anche l’allora segretario comunale, Felice Gregori, contestò la fretta: “Si sarebbero potuti attendere dieci giorni, avremmo potuto riflettere un po’ di più ed evitare questo scenario”. Forse non è un caso che, pure lui, oggi non sia più al suo posto.

Nel Pd l’imbarazzo è palpabile. Ovviamente si fa buon viso a cattivo gioco. Eppure la sostanza è immaginabile: “Era proprio necessario spaccare la maggioranza e rifiutarsi di ritirare una delibera al cui bando non s’è presentata anima viva? Ed è un caso che la gara sia andata deserta dopo che il club rossoblu è passato a un nuovo proprietario che non porta il nome di Russo?”. Dal Municipio minimizzano e si aggrappano a tutto: “Un bene vale l’altro. In fondo, anche l’ex mattatoio non ha trovato finora acquirenti”. Vabbè.

Ricucire adesso è impossibile. Lo ammette candidamente Pezzuoli: “Si è andati troppo oltre”. E soprattutto la questione della pompa low-cost rappresentava solamente la punta di un iceberg. Il divorzio sarebbe ugualmente avvenuto. Perché in dieci mesi qualunque tema è stato buono per accapigliarsi: Sea Card, trasporto scolastico, pensiline fotovoltaiche, bilancio di previsione, missioni in Russia e persino un esplicito boicottaggio della candidatura della Sorge in Parlamento.

In cambio, è da escludere che il caso del distributore finisca sotto l’occhio della Corte dei Conti.  Almeno in questo senso, l’asta andata deserta può rappresentare un sospiro di sollievo per l’amministrazione.

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