SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Otto mesi fa chi avrebbe detto che ci sarebbe stato un risultato del genere”: lo dice il sindaco di Monteprandone Stefano Stracci ai microfoni di YouRiviera, la lunghissima diretta video di RivieraOggi.it dalla Sala Consiliare del Comune di San Benedetto. Uno Stracci non ironico e modesto (“Sono qui per imparare la politica”) ma che coglie nel segno. Prima dell’estate Gaspari era dato per spacciato o quasi. E infatti nel mese di maggio, intervistato da Riviera Oggi, affermava: “Mi ricandido solo se ci sono le primarie“. Anche se il percorso delle primarie è stato tortuoso, spesso incomprensibile (Canducci che lo sfida e poi è chiamato a rinunciare “altrimenti la gente non capisce”; Spadoni di Sel che saluta come un trionfo l’accordo elettorale per strappare un misero 18% alle primarie), quella dichiarazione, quasi disperata in quel momento, ha avuto un merito: nessuno ha avuto più il coraggio di sfidarlo o di minacciare delle crisi.

Non che le occasioni non ci siano state: sulla Megavariante alzi la mano chi ci capisce qualcosa al momento (si continua a dire che sia compatibile con il Prg…), sulla Grande Opera della Fondazione si è arrivati alla rottura dopo tre anni di tira e molla.

Ma il Pd si è stretto tutto attorno a Gaspari e i mal di pancia sono passati. Se a livello amministrativo ci sono dei punti critici che un eventuale secondo mandato è chiamato a colmare, a livello politico Gaspari è stato uno squalo. Ha subito le bordate di Sel all’interno del comitato Prg a Crescita Zero ma, anziché reagire, ha accolto il duo Spadoni-Mancini in un conciliante abbraccio, sgretolando così una possibile coalizione che, se fosse nata, avrebbe rischiato di creare un “secondo fronte” probabilmente molto più agguerrito di quelli alla destra. Così ha depotenziato anche Primavera di Rifondazione, non troppo convinto in questa campagna elettorale dopo cinque anni di battaglia in Consiglio Comunale, ha – probabilmente – persino disinnescato la volontà di distinzione di Sel che non rientrerà in Consiglio. In più ha creato una lista civica a propria immagine, Città Aperta, ha indebolito il Nuovo Polo accordandosi con l’Api di Rosini (non entrerà in Consiglio Comunale) che per mesi ne aveva dette di ogni (citazione “minettiana“). Il resto è stato semplice: non è servito parlare né di quel che è stato realizzato né di quel che sarà realizzato, o almeno non è servito fare di questo il centro della campagna elettorale. Semplicemente Gaspari si è posto al centro del dibattito politico cittadino e gli altri non sono minimamente riusciti a metterlo in difficoltà.

Gabrielli ha pagato troppi errori: uno sembra voglia perseguirlo ancora, ovvero la discesa di personaggi nazionali a San Benedetto. Troppi: il disincanto politico è tale che la sfilata di Carfagna, Romano e compagnia non porta consensi, ma spesso li allontana. E se la stella di Berlusconi è in calo a Milano, figurarsi a San Benedetto. Le liste escluse per errori dalla competizione sono costate a Gabrielli quel potenziale 5% capace di trasformare questa cocente e inaspettata sconfitta (nelle proporzioni) nel prevedibile distacco difficile ma non impossibile da colmare al secondo turno con qualche accordo con le altre coalizioni. Infine schiacciarsi sul leghismo a San Benedetto è stato un autogol, specie per una Lega Nord che dopo gli squilli delle Regionali un anno fa (4%) è tornata al 2%, complice la totale assenza dal dibattito cittadino e una situazione interna complicata. Un manifesto e un Trota non bastano per farsi capire.

Quanto a Calvaresi, ha preso più delle liste che lo sostengono ma senza i principali portatori di voti (Lorenzetti e Nico nell’Udc, De Vecchis per Fli) non c’era da sperare oltre. Occorrerà vedere se cercherà l’accordo con Gabrielli o invece preferirà non giocarsi questa chance. Però che non si saluti come un successo il 10% quando ci si è rifiutati di confrontarsi in diretta con liste del 3 o 5%. Inconsistenti le due liste civiche di supporto a livello di consensi ottenuti.
Il Movimento 5 Stelle riscuote un successo non scontato: c’è molta attesa per vedere in che modo il gruppo della Ferritto interpreterà l’opposizione. Ci sono diverse possibilità: o sembrare dei don chisciotte o pungolare in modo innovativo la maggioranza. Le occasioni ci sono.

Rifondazione Comunista ha ottenuto un risultato triplice rispetto al dato medio nazionale, grazie soprattutto a Daniele Primavera, un po’ in sordina però in campagna elettorale. Un peccato non avere questo giovane in Consiglio Comunale se non altro per la vivacità dello scambio dialettico con l’attuale maggioranza.

Le tre liste civiche (Franceschini, Narcisi, Campanelli) pagano l’eccesso di velleitarismo e improvvisazione: non aver cercato alcuna alleanza è stato un peccato mortale pagato con l’esclusione dal Consiglio Comunale. Se qualcuno di loro vorrà continuare a far politica fuori dalla politica istituzionale, ben venga.

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