TERAMO – «Il governo-ombra non serve a niente»: è la dura considerazione di Massimo Cacciari, sindaco di Venezia che in un’intervista al sito http://www.affaritaliani.it/ esterna le sue motivazioni sulla pesante sconfitta elettorale del Pd in Abruzzo.

In base a quanto afferma il primo cittadino della città lagunare Walter Veltroni non si deve dimettere, ma deve piuttosto guardare alla realtà e mettere mano ad alcuni interventi necessari: «La sconfitta in Abruzzo – spiega Cacciari – si spiega con un’astensione massiccia e quindi con una disaffezione che riguarda anche il Popolo della Libertà, che ha perso migliaia di voti in assoluto. L’astensione massiccia ha favorito la protesta per lo scandalo, per la politica… e l’unico che ha aumentato i voti in cifra reale è stato Di Pietro. Sarebbe di una cecità assoluta gridare alla vittoria. La mancata partecipazione alle urne ha certamente colpito molto di più il Pd che il Pdl. A questo punto Veltroni dovrebbe mettere mano il più rapidamente possibile ad alcuni interventi, tra virgolette, di riorganizzazione delle aree più a rischio del partito, perché in Abruzzo è stato un collasso che riguarda soprattutto la questione morale. Innanzitutto in Campania e in altre zone… colpire duro e subito. Poi dedicarsi all’organizzazione di un partito nuovo, pensando alle energie del territorio».

Cacciari afferma inoltre che il Pd deve «smettere di tampinare Berlusconi, si tratta di una defatigante marcatura, come il governo-ombra, che non serve a nulla in questo momento. Ripeto, il governo-ombra non serve a niente»

A Veltroni consiglia di «eliminare i bubboni più evidenti, altrimenti scoppieranno altri cento casi Abruzzo, evidentemente un caso del tutto particolare. Visto che il Presidente precedente grida alla soddisfazione perché il suo partito perde…siamo proprio allo sfascio mentale».

L’astensione dal voto e il calo di consensi in Abruzzo è invece per Europa, uno dei due quotidiani del Pd, unica responsabilità dell’alleanza con l’Italia dei Valori: «L’ex pm gioca solo per sé – si legge nell’editoriale intitolato “Liberatevi da questo ircocervo” -. Farlo crescere all’ombra del Pd è la cosa peggiore».

Per il quotidiano continuare a trascinare l’alleanza con Di Pietro, ad ogni livello, «è per il Pd un puro suicidio. Come hanno capito tutti coloro che nel tempo si sono illusi di addomesticare l’ex pm, e ce ne sono di illustri e di abili: da D’Alema a Rutelli, da Parisi a Prodi, Di Pietro ha come unica stella polare se stesso, come unica fedeltà quella alla propria avventura. Non c’è da stupirsi, ma da trarre le conseguenze». Insomma far crescere Di Pietro «all’ombra della cultura democratica è un insulto alla cultura politica del Pd, non gli evita rovesci come quello in Abruzzo ed equivale a compromettere le sue chance per il futuro».

Di parere contrario Franco Monaco, (ulivista del Pd): «L’Idv incassa grazie agli errori e alle omissioni del Pd: reagire d’istinto scavando solchi tra i due partiti sarebbe il miglior regalo a Berlusconi, condannerebbe il Pd ad una minorità eterna o a gettarsi tra le braccia del Cavaliere. Non a caso da sempre la destra e l’estabilishment da sempre tifano per la rottura. La risposta del Pd deve essere esattamente opposta: non la resa alla divisione ma l’impegno per una nuova e più larga unità, con l’Idv ma oltre l’Idv».

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