In queste ore si sta discutendo molto sull’adesione di quasi tutte le forze politiche al governo Draghi (ne restano fuori, in Parlamento, soltanto Fratelli d’Italia, probabilmente gli scissionisti del M5S e i residui parlamentari di Sinistra Italiana).

Ma cosa accadde quando, nel 2011, fu Mario Monti a presiedere un governo tecnico, appoggiato anche all’ora da gran parte del Parlamento? Soltanto due partiti, la Lega (al tempo ancora “Nord”) e in un secondo tempo l’Italia dei Valori di Di Pietro restarono all’opposizione. E non andò bene per loro.

La Lega passò dall’8,3% delle Politiche del 2008 al 4,08% delle elezioni 2013. Italia dei Valori raggiunse l’8% alle Europee 2009 mentre nel 2013 non riuscì neppure ad entrare in Parlamento, restando al di sotto della soglia del 4% in un gruppo contenente altri partiti (“Rivoluzione Civile”).

Entrambi i partiti furono investiti da scandali giudiziari ma soprattutto mediatici pochi mesi dopo il No a Monti.

Per quanto riguarda l’Italia dei Valori, si ricorda una intervista della conduttrice di Report Milena Gabanelli a Di Pietro. Le domande a Di Pietro della Gabanelli riguardavano anche accuse del passato, da cui comunque Di Pietro era stato e sarà scagionato. Qualcuno descrisse quell’intervista come “killeraggio giornalistico“. Al di là del merito, l’Idv morì letteralmente quella domenica sera del novembre 2012: una esecuzione perfetta a pochi mesi dal voto del 2013. Qualcuno mise in dubbio che l’intervista fosse stata benvoluta (diciamo così) dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E dire che Di Pietro, appena un anno prima, era al fianco di Bersani e Vendola pronti a vincere le elezioni in previsione della caduta di Berlusconi. Invece arrivò Monti.

Diversa ma abbastanza strana anche la vicenda della Lega. Al fianco di una inchiesta giudiziaria partita nei primi mesi del 2012, venne diffuso un video nel quale Renzo Bossi, figlio di Umberto Bossi e consigliere regionale in Lombardia, usava fondi del partito per pagare la benzina. Il video venne girato di nascosto da Alessandro Marmello, leghista e autista del partito per Renzo Bossi.

Il video venne diffuso dal settimanale Oggi ma la cosa particolare fu che il video risaliva al 2009. Era stato tenuto in ghiaccio per tre anni e reso pubblico da Marmello e quindi da Oggi soltanto in quel 2012. Pochi mesi dopo il passaggio all’opposizione del governo Monti e dopo gli anni in appoggio al governo Berlusconi. Il video e la figura del Trota furono fondamentali per demolire la vecchia Lega Nord bossiana anche più dello scandalo giudiziario vero e proprio: nel 2014 Salvini ne trasformò l’anima rendendolo partito nazionale e non regionale e togliendo persino il “Nord” dal nome.

Ben diversa fu invece l’evoluzione di chi appoggiò il governo Monti come Berlusconi. Nonostante fosse il politico in teoria maggiormente colpito dall’avvento dell’ex presidente del think tank Bruegel – che applicò pedissequamente quanto scritto nella lettera Draghi-Trichet dell’estate 2011 – appoggiò Monti salvo togliere la fiducia nel dicembre 2012, a ridosso delle elezioni nazionali del febbraio 2013: e in questo modo risorse dalle proprie ceneri sfiorando, contro tutte le previsioni, la vittoria alle elezioni che videro la nascita del M5S.

 

 


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