SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La questione non è se il provvedimento sia stato giusto o sbagliato perché il governo ha diritto a governare (poi ne renderà conto al suo elettorato ), ma sul fatto che il giornale sia stato aggredito verbalmente per il solo e semplice motivo che non era d’accordo con lui.
Il problema è se in Italia ci sia ancora il diritto di critica non verso le istituzioni, ma verso le idee e le azioni che esse producono. E’ inconcepibile un attacco verso un‘idea, un’opinione, altrimenti si può pensare che si stia andando verso un pensiero unico e forte, senza diritto di replica. Il tasso di democrazia di un paese si misura con la molteplicità di opinioni anche contrastanti che esso produce, ma che stimolano la dialettica e la costruzione di nuove idee , nuovi progetti.
In Italia purtroppo si ha sempre più una concezione che la democrazia si esprime solo con il diritto di voto; assolto tale compito, si lascia ai politici una delega assoluta che induce loro a pensare di poter parlare ed agire senza condizionamenti di sorta.
In Italia non si discute; le buone idee, se sono di un avversario politico, diventano cattive e il risultato è quello di una nazione che aspetta riforme dall’inizio della Seconda Repubblica e che mai sono arrivate. Quindici anni fa si pensava ad un assestamento delle istituzioni (tanta gente nuova ed inesperta), ma poi si è capito che la nostra opinione (attraverso la voce dei giornali) contava pochissimo; non hanno più paura di non essere rieletti perché con le liste elettorali bloccate ciò è impossibile (è diventata una specie di oligarchia).
Però in questo modo i politici non sanno più cosa pensano i cittadini, quali siano le loro attese concrete. Ma a loro non importa; il loro punto di riferimento, la loro bussola sono i sondaggi che vengono “sfornati” periodicamente e solo quelli fanno testo. La scomparsa delle ideologie in questo mondo così pragmatico sembrava una logica conseguenza ma, alla luce dei fatti, ha scompaginato il modo di fare politica e ai valori si sono sostituiti i programmi che regolarmente non vengono portati a termine.
Si sta scivolando verso un populismo che livella le coscienze, il dibattito politico è stato spazzato via, la stampa fa fatica a restare obiettiva e vedo solo “teatrini per un pubblico composto”. Sono abbastanza perplesso; c’è in atto una specie di svuotamento della democrazia, pur nel rispetto delle forme.
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Non conosco nè il procedimento nè l'articolo di Famiglia Cristiana nè l'attacco governativo. Però detta così sembra uno scambio di opinioni fra due parti della vita democratica italiana.
Se il governo avesse chiuso il giornale, quello sì sarebbe stato un attacco alla democrazia. Ma ha semplicemente espresso un'opinione, in maniera dura, ma è pur sempre un'opinione, non è diritto di replica?
Credo che ieri l'editorialista del Corriere abbia centrato il problema, in Italia quando si vuole attaccare qualcuno, non si fa sui fatti, si fa cercando di impugnare l'arma della democrazia. E' utile alla democrazia questo?
Non la vedo proprio così. In Italia siamo abituati a fare polemica su ogni questione, anche le più sciocche (quindi siamo abituati a perdere tempo). Fare polemica implica il diritto di replica. Non credo che il governo abbia attaccato nessuno, semmai FC ha criticato (come è suo diritto) un atto del Governo. Il Governo ha risposto, ribadendo le sue intenzioni. Non mi pare che sia intervenuta la censura. Semmai, la censura, o "sconfessione", nei confronti di FC c'è stata da parte del Vaticano. Piuttosto, in questo caso specifico, emerge nuovamente il vittimismo (di parte) del mondo cattolico. Vorrei segnalare a… Leggi il resto »