GROTTAMMARE – “Io e Cochi eravamo figli della guerra”. Renato Pozzetto lo ripete ogni volta che si ritrova a ricordare i suoi primi passi al fianco dell’amico di una vita.

“Non c’era una lira, con lui mi divertivo a suonare la chitarra”, dice l’attore. “Cantavamo le cose che ci piacevano, diventò un’abitudine. Un giorno aprirono una galleria d’arte notturna, per la Milano dell’epoca diventò un punto di riferimento”. Poi il proprietario lanciò un locale di cabaret a pochi metri e per i due fu la svolta: “Cominciammo ad esibirci, catturammo l’attenzione di Iannacci che ci propose di formare un gruppo. Da lì ci trasferimmo al Derby”.

Premiato con l’Arancia d’Oro nel corso della prima serata di Cabaret Amoremio, Pozzetto confida di non aver riscontrato difficoltà nell’alternare locali, studi televisivi e set cinematografici. “Sono mestieri diversi che ho scoperto di saper fare. Certo, ci vuole anche un po’ di fortuna, a me è andata bene. Non posso lamentarmi”. Tuttavia ammette: “Cercai di portare la mia esperienza di cabaret sul grande schermo, tentai di portare quel tipo di linguaggio nel cinema, ma non fu possibile”.

Al cinema ha fatto coppia con tanti attori: Celentano, Verdone, Montesano, De Sica, Villaggio. Solo con quest’ultimo rivela di aver creato un rapporto confidenziale. “E’ stato l’unico che ho frequentato successivamente, ogni tanto lo sento. Non sono amico di nessuno di quelli con cui ho lavorato, lo sono logicamente di Cochi, siamo rimasti amici tutta la vita e ancora oggi ci frequentiamo. Con tutti gli altri ho lavorato bene, abbiamo fatto dei film fortunati, che poi è il traguardo che si cerca di raggiungere in questi casi. L’amicizia la coltivi privatamente, sul set non sei amico, sei un collega. Noi dobbiamo portare a casa un bel prodotto, quella è la scommessa. Al di là delle simpatie o delle antipatie. I produttori pesano i risultati con gli incassi, se non ci sono per loro il film è stato negativo, non ti chiamano più e finisce la tua carriera”.

Proprio Villaggio affermò di aver chiesto in un primo momento a Pozzetto di interpretare “Fantozzi”, tesi però smentita dal diretto interessato: “Non mi fu mai proposto, era un personaggio di Villaggio e lo affidarono a Villaggio. Non ci fu nessun cambiamento, assolutamente”.

Nelle sue pellicole spesse volte è stato affrontato il tema dell’omosessualità, anche in periodi in cui la questione era un tabù. Ma guai a definirle parentesi ironiche: “Non ho mai ironizzato – ribatte -quando abbiamo deciso di fare film che parlavano di esperienze omosessuali, l’abbiamo sempre fatto seriamente. Lo dico con franchezza, perché questa era la condizione. Non mi andava di scherzare, né di prendere in giro. Poi io ovviamente raccontavo tutto con lo stile della commedia all’italiana, quindi poteva scappare la battuta. I miei colleghi sono sempre stati contenti del mio modo di trattare e affrontare l’argomento. Pure gli omosessuali mi hanno lodato per aver recitato delle parti che si sarebbero potute prestare a volgarità. Non fu così”.

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