DUBBI SAMB. Sinceramente continuo a non capire. Leggo, visto che a noi Vittorio Massi non permette di rivolgergli domande mirate, che durante una riunione con alcuni imprenditori interessati alla Sambenedettese, alla richiesta di conoscere i dati contabili della società, il presidente avrebbe risposto che quei numeri li farà vedere soltanto a chi entrerà concretamente in società. Una posizione che, almeno in parte, si può anche comprendere. Ma Massi sembra dimenticare una cosa: quante volte la tifoseria rossoblù ha gridato «La Samb siamo noi»?

Un’affermazione che trova riscontro nella passione di migliaia di sportivi che ogni anno sottoscrivono un abbonamento o acquistano un biglietto per seguire la squadra. Ed è proprio questa la grande differenza tra la Sambenedettese e tante altre società calcistiche che non possono contare su un seguito altrettanto importante. In serie C e B. Per non parlare degli sponsor, il cui interesse è inevitabilmente legato anche alla visibilità garantita da una tifoseria numerosa e appassionata. Una passione quasi unica, riconosciuta ieri anche dal nuovo allenatore D’Alesio durante un’intervista a Rai 3.

Insomma, la Samb non è una società come tante altre. E chi la guida dovrebbe tenerne conto, anche quando si parla di trasparenza.

Ma il punto del mio DisAppunto è soprattutto un altro. Ed è racchiuso in due semplici domande che meriterebbero finalmente risposte chiare e pubbliche.

La prima. Perché lo store rossoblu, e quindi una parte importante delle attività commerciali legate al marchio Sambenedettese, è gestito da una Srl privata?

È una domanda legittima, alla quale sarebbe interessante aggiungere qualche chiarimento: quali sono gli accordi economici tra questa società e la U.S. Sambenedettese? Quali entrate derivanti dallo sfruttamento del marchio finiscono effettivamente nelle casse del club?

Fino a prova contraria, non ci risulta che questi aspetti siano mai stati chiariti pubblicamente. Se così non fosse, saremmo ben lieti di darne notizia. Ma proprio per questo una spiegazione sarebbe opportuna. Anche perché la gestione del marchio merita quantomeno di essere illustrata ai tifosi.

La seconda. Perché la Sambenedettese non espone più in sala stampa gli incassi delle partite e i dati relativi agli abbonamenti?

Era una consuetudine della società rossoblù prima dell’avvento della presidenza Massi. Una forma di trasparenza semplice, immediata, che consentiva a giornalisti e tifosi di conoscere almeno una parte delle entrate generate direttamente dalla passione del pubblico.

Non si tratterebbe certo di rendere pubblico l’intero bilancio societario, ma di ripristinare una buona abitudine. Sarebbe già un piccolo passo per comprendere meglio alcuni aspetti economici della Sambenedettese, proprio mentre alcuni imprenditori chiedono di conoscere i conti prima di valutare un eventuale ingresso in società.

E credo che non siano soltanto loro a voler sapere qualcosa di più. Lo vorrebbero anche tanti sportivi che alla Samb vogliono bene e che, con abbonamenti, biglietti e passione, rappresentano da sempre una delle sue principali ricchezze.

Di domande chiarificatrici ce ne sarebbero anche altre. Ma, vista la riluttanza del presidente Massi a confrontarsi con noi, temo che saremo costretti a rivolgergliele attraverso un cartonato che lo rappresenti.

Come abbiamo già fatto in passato con l’ex sindaco Pasqualino Piunti e con l’ex presidente Roberto Renzi, entrambi poco disponibili a rispondere alle legittime domande di chi cerca di fare giornalismo seriamente.

Speriamo di non dover arrivare anche stavolta a tanto.

IL DIRETTORE