SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Quasi tre anni di silenzio, di chiarimenti mai avvenuti, di spiegazioni mai date. Fino ad ora. Gianni Togni torna a parlare del Mef, acronimo di quel Musical Europa Festival tanto criticato e vituperato, che non andò oltre la prima edizione del luglio 2012.

Costato complessivamente 103 mila euro, di cui 60 mila a carico del Comune di San Benedetto, la manifestazione non superò l’anno zero, nonostante i proclami della vigilia e le promesse reciproche di eterno amore.

“Mi offesi nel leggere certe dichiarazioni”, dice Togni a Riviera Oggi. “Non intascai dei soldi, semmai ce li rimisi. Quei 103 mila euro servirono per realizzare lo spettacolo. Sa che lavoro c’era dietro? Impianti audio, luci, tecnici, musicisti. Sa quanto costavano? Abbiamo sfruttato le possibilità che offriva il digitale. Provammo il pomeriggio per la sera, per risparmiare. Avessimo provato nei giorni precedenti, facendo arrivare la gente giorni prima, avremmo speso di più. C’erano poi i gettoni di presenza per gli ospiti, di 500 euro ciascuno. L’unica non pagata fu Rita Dalla Chiesa. Lavorammo giorno e notte, fummo dei folli a credere in quell’avventura con quei tempi e quella cifra a disposizione”.

Il cantante romano ammette che il Mef era stato concepito in maniera differente, con una location originaria all’aperto. “L’avremmo dovuto fare al porto. Mostrai io stesso il preventivo al sindaco e dissi che sarebbe stata una follia in termini economici. Dichiarai: se avete degli sponsor si può fare. L’amministrazione apprezzò la mia sincerità”. Ecco allora che l’evento si svolse al Palariviera: “Alla fine fummo fortunati, visto che in quei giorni ci fu maltempo. Anche le serate sarebbero dovute essere di più. Tra la prima e la seconda avevo pensato ad un musical già confezionato, ci fecero prezzi impossibili e soprassedemmo”.

Perché successivamente non ci furono più contatti con il Comune?

“Non sentii più nessuno. Pensavo che dovesse essere il Comune a chiamarmi. Non avrei dovuto farlo io, non ho voce in capitolo sulle decisioni degli amministratori”.

Venne informato delle polemiche che erano scoppiate attorno al Mef?

“Mi arrivavano gli articoli. Io non sono un mago, non trasformo in oro le cose. Ci voleva tempo, l’arte non si improvvisa. Il sindaco si spaventò, comprensibilmente. Ma non stava a me spiegare, non gestisco io l’ente. Non ci fu condivisione per un proseguo, non c’era la felicità per continuare”.

Però dal 2012 ad oggi non è stato organizzato un sequel, nemmeno altrove.

“Sono stato impegnato alla realizzazione del disco. Tre città si sono fatte avanti: Genova, Prato e una località del sud. Lo rifaremo quando ci saranno possibilità e sponsor concreti, non immaginari”.

Forse a San Benedetto mancarono proprio gli sponsor. In tempi di ristrettezze economiche certi investimenti sono proibitivi.

“Il Festival di Giffoni il primo anno non era quello che è oggi. Ci rimisero dei soldi, ora gli attori fanno a pugni per andarci. Pensa che il Festival di Venezia quando partì ebbe immediato successo? Non deve vederlo come un immediato incasso al botteghino, doveva carburare. Il Festival dei Due Mondi a Spoleto non è nato in un minuto, è esploso nel tempo. Non si può sempre e solo guardare la punta delle scarpe, bisogna andare oltre. Sennò anziché un direttore artistico si può benissimo chiamare un commercialista”.

Lei stesso affermò che la prima edizione sarebbe stata sperimentale. Ciò significa che le seguenti sarebbero costate ancora di più.

“Era una presentazione, un’introduzione per avere in mano qualcosa da vendere. Ma se non fabbrichi e non mostri, i finanziatori come li convinci? Fu un errore abbandonare, un sacrificio andava fatto. Se uccidi la cultura, uccidi un popolo. Per trovare gli sponsor devi portare in cambio del materiale da far visionare. Al secondo anno sarebbe stato più semplice. Non si può affermare che siccome non ci sono i soldi non si fa cultura. Genova mi ha cercato, idem Prato. Non ho chiamato io. Sa qual è il momento migliore per produrre arte? Quando c’è crisi”.

Quanto fu distante l’appuntamento andato in scena rispetto alle intenzioni originarie?

“Ribadisco che il mio progetto non era così, ma molto più complesso. Sarebbe dovuto durare tutto l’anno, avremmo dovuto mettere in piedi scuole di musical. Quella fu una piccola cosa, una prova per mostrarsi. Fu interessante, tuttavia non corrispondeva al progetto reale. Con l’amministrazione stavamo programmando un’idea prima di Natale. Ci stavamo inventando delle robe particolari, flash mob musicali ed altre cose”.

Probabilmente si poteva organizzare con più calma.

“La proposta arrivò in Municipio nell’ottobre 2011, dopodiché la decisione definitiva di realizzarlo arrivò verso il febbraio-marzo del 2012. Prova che non fu una trattativa rapida”.

Per contrastare le difficoltà economiche si sarebbe potuto pensare ad un Mef itinerante, distribuito su più città.

“Con Gaspari pensammo pure a quello. Eppure la mia volontà era far diventare una città il centro del musical europeo. L’idea, che credo ancora fosse vincente, era far nascere dei corsi. Volevo che la stagione invernale fosse più importante di quella estiva. Sarebbe poi nato il concorso, il coinvolgimento dei Paesi stranieri. In estate San Benedetto gli alberghi li riempie a prescindere. L’obiettivo era la creazione di un cantiere invernale, far vivere la città in bassa stagione. La giunta aveva il desiderio di mettere in piedi un evento culturale spalmato su dodici mesi, c’era un programma ampio, negli anni sarebbe diventato abitudine. Niente accade mai per caso, dietro a un successo ci sono anni di preparazione”.

Bisogna però tenere conto dei numeri. Nelle due serate di gala i paganti furono 178 e 379, per un totale di 362 e 563 persone. Dinanzi ad una previsione d’incasso di 20 mila euro, ne entrarono in cassa appena 8 mila.

“Non mi occupai io dei biglietti, su questo argomento non saprei rispondere. Ho avuto a che fare con un’amministrazione intelligente, formata da persone più che degne. Ma si spaventarono di fronte ad un andare contro proveniente dall’esterno. Penso che uno spettacolo così San Benedetto non sia in grado di riprodurlo, vidi le altre cose che proponevate, sinceramente non mi parevano un granché. Gli ospiti ancora oggi parlano del Mef, non so se con i vostri spettacoli accade lo stesso. Facemmo del nostro meglio, con tanti sforzi e sacrifici. Certo, se avessimo fatto sfilare delle ragazze in costume avremmo radunato sicuramente più gente. L’avevamo messo in preventivo”.

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