ASCOLI PICENO – Cinquecento Euro a testa, neonati e ultracentenari compresi. E’ questo il prezzo che negli ultimi 5 anni ogni abitante del Piceno ha dovuto pagare per colpa della crisi e soprattutto della gravissima restrizione del credito. La Cna di Ascoli ha elaborato i dati della Banca d’Italia e del Centro studi della Camera di Commercio e, a parte il dato “simbolico” dei 500 Euro procapite, evidenzia – a conti fatti – che dal 2010 all’avvio del 2015 il sistema imprenditoriale del nostro territorio ha ricevuto qualcosa come 109 milioni di Euro in meno dalle banche. “Ovvero in cinque anni – precisa Massimo Capriotti, direttore provinciale di Fidimpresa Marche – piccole e medie imprese Picene, dell’artigianato, del commercio e dell’agricoltura, hanno visto ridursi del 27,11 per cento il flusso di danaro erogato dalle banche”.

CREDITO SOTTOZERO: PICENO AL QUARTULTIMO POSTO IN ITALIA. “Questo crollo del credito, da noi più volte denunciato – aggiunge Francesco Balloni, direttore della Cna Picena – ha fatto sì che in questo terribile quinquennio, in questo caso i dati sono quelli diffusi dalla Banca d’Italia, che la nostra provincia finisse al quartultimo posto, fra tutte quelle italiane, riguardo all’erogazione di finanziamenti della banche al tessuto produttivo del territorio”. Un quartultimo posto davvero poco invidiabile. Peggio del Piceno è andata solo alle province di Isernia (meno 30 per cento di erogazione di finanziamenti), di Avellino e di Campobasso (entrambe meno 29 per cento). Dopo queste tre province il nostro meno 27,11 per cento.

ANCORA MENO IMPRESE E MEZZO PUNTO PERCENTUALE IN MENO DI OCCUPATI. “Uno degli effetti di questo crollo dell’erogazione di fondi – precisa Luigi Passaretti, presidente della Cna di Ascoli Piceno – l’ennesimo anno negativo per quanto riguarda il saldo fra l’apertura di nuove imprese e la chiusura di altre e la perdita di un altro mezzo punto percentuale sul fronte occupazionale”. E infatti – i dati sono della Camera di Commercio di Ascoli Piceno – anche nell’ultimo trimestre 2014 per  il movimento delle imprese Picene è andata male. Sono state 310 quelle che hanno aperto i battenti contro le 352 che hanno cessato l’attività.

IMPRESE GIOVANILI E GUIDATE DA DONNE SEMPRE PIU’ PENALIZZATE. Andando a vedere i dati elaborati dalla Cna Picena nel dettaglio, numeri assolutamente preoccupanti per quanto riguarda l’imprenditoria giovanile e quella femminile. Nel primo caso, dal 2012 al 2015 sono calate del 23,4 per cento le aperture di attività con un titolare under 35. E sono scese del 14,2 per cento quelle “in rosa”, ovvero quelle avviate da un’imprenditrice.

UNA PROVINCIA MENO ARTIGIANA E SEMPRE PIU’ DELUSA. La Cna Picena ha stimato che per effetto della perdurante crisi la percentuale di imprese artigiane, rispetto a tutte quelle registrate in Camera di commercio, sono passate in due anni dal 30,1 per cento al 29,2 per cento. Inoltre, per tornare al dolentissimo fronte del credito, da un’indagine a campione realizzata a livello nazionale, emerge che per quanto riguarda il Piceno, anche nel 2014 il 52 per cento dei piccoli imprenditori ha chiesto un finanziamento alle banche per sopperire a problemi di liquidità e non per investimenti. E fra chi si è rivolto in banca il 46,9 per cento ha messo al primo posto delle negatività la richiesta di eccessive garanzie, al secondo posto (il 22,9 per cento degli intervistati) le procedure troppo lunghe e al terzo posto (il 21,9 per cento) i tassi troppo elevati applicati dagli istituti di credito.

MA LE PICCOLE IMPRESE CONTINUANO A RESISTERE E PROVANO A INVESTIRE PER CRESCERE. L’analisi della Cna di Ascoli rileva infine che, nonostante questo quadro a tinte fosche, sempre nel Piceno, nel secondo semestre del 2014 il 26,7 per cento delle imprese ha provato a chiedere un finanziamento per fare degli investimenti. Nel primo semestre del 2014 lo avevano chiesto solo il 23,3 per cento delle aziende. E nel 2012 appena il 16,8 per cento. “Una voglia di resistere e comunque di crescere a aggiornasi – conclude il presidente Passaretti – che non può continuare a passare sotto silenzio e che richiede un impegno forte di tutti, istituzioni in primis, per far sì che le banche ricomincino davvero a finanziare, sogni, idee e progetti per la crescita di tutti”.

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