SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Abbiamo incontrato alcuni giorni fa una sambenedettese che ci sta facendo onore come missionaria laica in Africa. Una donna che ha dedicato la sua gioventù ai gravissimi problemi di salute che assillano il continente nero. Sono passati 25 anni dalla prima volta, Ora ha la sua base a Roma da dove frequentemente si reca in Kenia ogni due o tre mesi per assistere da vicino a quello che ha ‘costruito’ con grande spirito di sacrificio e amore per il prossimo. Sentiamola Vittoria Quondamatteo detta Viki.
“Nel 1993 ho fondato un’associazione che si chiama Nomadi dell’Amore ed opera in Madagascar, Brasile e Peru dove si occupa dei bambini nel campo dell’istruzione e della Sanità. In Kenia, invece, abbiamo creato un villaggio nel 2009 che attualmente ospita 105 bambini siero positivi. È lì che passo gran del mio tempo in quanto ricopro il ruolo di Direttore scientifico. Sono laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia”

Come è nata l’idea?
“Ero giovanissima, appena 18 anni ed insieme alla figlia dell’ex sindaco Cameli e a Rita Bruni, figlia di Mario, decidemmo di partire verso un mondo nuovo che aveva ed ha un grande bisogno di essere aiutato. Fu un’esperienza che segnò la nostra vita perché l’immagine che si ha dall’esterno è molto meno grave di quello che si prova vivendoci in quei posti. Andava molto oltre la nostra immaginazione, era ancora la cosiddetta Africa nera non quella di oggi. Tra tanta povertà vedevi da vicino bambini che morivano di fame”

Una curiosità quale la differenza tra il 1993 e oggi?

“La globalizzazione ha colpito anche lì e nella sfaccettatura più negativa. Se pensiamo che oggi un Masai che vive nel deserto continua a sopravvivere senza luce elettrica e bevendo sangue di bufalo ma possiede il telefonino, ci rendiamo conto di quanto questo aspetto sia paradossale. Negli anni novanta per comunicare con l’Italia passavamo ore prima di collegarci, ora la comunicazione è molto più semplice e questo è un bene ma tutto ciò ha avuto l’effetto di creare poveri sempre più poveri e i pochi ricchi sempre più ricchi”

L’aspetto sanitario è migliorato, anche grazie a voi nella zona ove lavorate?
“Si muore ancora per una polmonite perché non ci sono i farmaci, ci sono tantissimi orfani dei quali prima si faceva carico il villaggio stesso adesso non più”

Ci pensate voi? Medici senza frontiera ci sono nella vostra zona? L’aspetto psicologico e psicoterapeutico è importante ma non sufficiente
“Non ci sono, noi stiamo lavorando con il progetto ‘Dream’ finanziato dalla Comunità di Sant’Egidio che è attivo anche in Mozambico e Congo e che fa prevenzione in particolare sull’Aids. Abbiamo un presidio clinico sanitario dove offriamo assistenza sia ai nostri bambini del villaggio sia alla comunità locale.”Dream” ci offre il supporto di medici e infermieri del posto”

In cosa consiste la prevenzione dall’Aids?
“La nostra è prevenzione ‘basic’ basata sulla distribuzione di profilattici, di prime cure. L’Aids non è incurabile, ci si vive ma bisogna prendere i farmaci e in Kenia non c’è la cultura di farne uso, va preso due volte al giorno e abbinarlo ad una alimentazione corretta. Ci sono famiglie che mangiano ogni due giorni. E un problema serio per cui l’aspetto psicologico diventa fondamentale”

Un reddito, seppur molto piccolo, come lo ricavano. Per esempio si sente spesso dire che un vero sviluppo dell’agricoltura cambierebbe il volto all’Africa?
“È vero e proprio in quel campo ricavano finora qualche soldo. Ci sono industrie di fagiolini, di caffè gestiti da grosse industrie che però danno le briciole a chi ci lavora”

Una specie di mezzadria come accadeva prima in Italia non è applicabile?
“Ancora no perché, seppur in modi più civili di prima l’intenzione è sempre quella di colonizzare gli africani. Lo stipendio base è di 70-80 euro”

La scuola?
“Ci sono istituti scolastici ottimi. Noi stiamo allestendo la scuola primaria che va dalla prima elementare alla scuola media. È un sistema inglese. Un problema è che in Kenia c’è lo stigma che colpisce i bambini affetti da autismo.Per questo motivo vengono esclusi dalla scuola e quindi discriminati. Prendiamo insegnanti del luogo che paghiamo noi. Poi ci sono le secondarie alle quali si accede in base al voto con cui si esce dalle primarie. I costi però sono altissimi perché la retta del collegio che magari è a 300 km di distanza è di 2000/2500 euro. Dove li prendono? Le adozioni a distanza servono principalmente per questo”

Senza di voi lo Stato keniano non farebbe nulla per tutelare i bambini malati e in particolar modo quelli colpiti da Aids nonostante la mortalità infantile sia tanta?
“No, non c’è un sistema sociale che provvede a questo tipo di necessità. Adesso ci sono legislazioni che regolamenta la nascita delle children home. La mia è una children home per malati di Aids che deve avere personale e ambienti adeguati come in Italia però non c’è alcun contributo da parte del governo, che non se fa carico”

Quindi, come fate ad andare avanti con i 105 bambini che avete?
“Noi dobbiamo provvedere al cibo per mattina, pomeriggio e sera, ai vestiti, all’acqua, all’elettricità, alle medicine oltre a pagare 50 persone. Oltre a doverli assistere psicologicamente e seguire i più volenterosi e dotati a finire gli studi universitari ”

Non ci sono volontari?
“Sì ma per un periodo limitato di due o tre mesi”

Che genere di contributi avete, viste le ingenti spese e vista la necessità di dover dividere ad una certa età i maschi dalle femmine per non aumentare le tante e numerose problematiche che avete?

“Alcune famiglie sambenedettesi ci spediscono 25 euro al mese che non sono sufficienti per la necessità che ha appena specificato. Infatti nel periodo della pubertà la convivenza tra ragazzi e ragazze diventa impossibile per cui è diventato indispensabile costruire una nuova palazzina per alloggiare i ragazzi. Servono 90 mila euro. Esigenza che la nostra associazione di promozione sociale “Il fiore del deserto” abbiamo chiamato “Un mattone per la nuova casa famiglia“.

Come è possibile aiutarvi?
“Il mio ‘grido’ è rivolto principalmente ai sambenedettesi e ai cittadini del Piceno che conoscono più di altri la nostra associazione”

Come?
“Tramite un bonifico bancario intestato a “Il fiore del deserto”, associazione della quale sono io ad assumermi tutte le responsabilità. Il nostro Iban è:
IT 50 H 03002 03033 000029492644 intestato a AINA-onlus Causale “Bimbi del Meriggio” Unicredit Perugia Fontivegge.”

Nella speranza che i sambenedettesi raccolgano l’invito di Viki vi informiamo che, a questa intervista, faranno seguito tante altre notizie sull’attività di Vittoria Quondamatteo. Una missionaria nel mondo che rende orgogliosi tutti i suoi concittadini sambenedettesi e rivieraschi.

Per la cronaca e per chi non lo sapesse, Vittoria è la figlia di Luigi, un sambenedettese da tante generazioni che, come dipendente comunale in pensione, spende molto del suo tempo a favore della comunità.

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