Dopo l’analisi dei primi due capitoli del Programma di mandato 2011-2016 dell’amministrazione Gaspari (Cultura del controllo della spesa Ambiente, mobilità, qualità urbana e della vita) siamo giunti alla disamina del terzo capitolo su “Sociale e Sanità“.

Argomento molto impegnativo e complesso sia per l’inquadramento storico del periodo che stiamo vivendo che per la complessità della gestione di tutti i portatori di interessi di quest’ambito. La sezione in questione inizia subito ricordando i brutali tagli orizzontali attuati dall’ultima manovra finanziaria” e di conseguenza si evidenzia la necessità di rivedere il modello di welfare; affermazioni che vanno contestualizzate: siamo nella primavera del 2011 ed a Palazzo Chigi c’è ancora Berlusconi per cui siamo ancora fuori dalle logiche dell’austerity introdotte dal Governo Monti che sarebbe arrivato qualche mese più tardi; ma per sicurezza si ritiene opportuno comunque creare un’alibi nel caso qualcuno si senta scontento di quello che si andrà a fare da lì alla fine del mandato (inoltro ricordo che, come visto nella prima puntata, i tagli lineari dei trasferimenti ci sono effettivamente stati ma va anche detto che complessivamente le entrate sono aumentate!).

Si continua con una captatio benevolentiae nei confronti delle associazioni del terzo settore “il Comune non riesce da solo ad arrivare a tutte le situazioni di disagio e ad estendere il welfare a chi ne è escluso: per questo occorre continuare a coinvolgere il mondo del volontariato, della cooperazione, dell’associazionismo e le tante parrocchie presenti nel nostro territorio” ed a tal proposito si propone l’istituzione di “Fondazioni di comunità che riescono a mobilitare risorse filantropiche sul territorio a favore del territorio stesso” ma non mi pare che ad oggi si siano registrate iniziative atte a promuovere questa nuova istituzione.

Continuando nella lettura si ricordano i successi dello scorso mandato, forse in cerca di referenzialità per dare maggiore forza ai contenuti proposti, e si entra nel merito del reperimento di circa 500 mila euro di fondi regionali per la sopraelevazione del centro Primavera, che tuttavia mi sembra che il numero dei piani di questa struttura sia attualmente invariato.

Si giunge all’importante argomento delle politiche per la famiglia in cui si prospetta una revisione delle tariffe del sistema di accesso ai servizi in funzione del numero di figli a carico, della presenza di anziani non autosufficienti o di eventuali minori affidati. Sinceramente su questo tema non sono riuscito a reperire informazioni per valutare l’effettiva attuazione di questa proposta e rimando ai contributi dei lettori capire se questo punto possa essere considerato ancora pendente. Sempre per affrontare le politiche pubbliche a favore della famiglia si propone “la costituzione di un Tavolo permanente di confronto, coordinato facilitato dal competente Settore comunale, che, nel rispetto delle singole autonome iniziative, riesca a garantire il miglior utilizzo delle risorse disponibili e le migliori condizioni affinché le stesse associazioni possano agire in modo significativo all’interno del tessuto sociale“.

Ma l’amministrazione si supera nelle promesse sull’infanzia volendo “attivare una terza ludoteca o, in alternativa, un Centro di aggregazione giovanile; aumentare i posti all’interno dell’asilo nido “La Mongolfiera” e aprire una sezione Primavera in ogni circolo didattico, promuovere sul territorio l’attivazione di nidi domiciliari ovvero spazi educativi all’interno di abitazioni … magari in via sperimentale in qualche quartiere in collaborazione con i comitati; realizzare corsi di formazione per aspiranti baby sitter“, di tutto ciò si è visto ben poco.

Successivamente si giunge ad un tema sociale molto sentito come “l’emorragia dei ragazzi e delle ragazze dalla nostra città che molto spesso dopo l’Università preferiscono non rientrare” e l’amministrazione pone come soluzione la realizzazione di “nuove aree per l’Edilizia Economica e popolare” e “appartamenti ad un affitto calmierato (200/300 euro al mese)” ma anche incentivando “il sostegno all’imprenditoria giovanile, verificando anche la possibilità di concordare con gli istituti di credito strategie per facilitarne la creazione, sia attraverso il finanziamento diretto di progetti e idee o tramite forme di garanzia per aiutare i giovani nell’investimento“.

Per quanto riguarda l‘edilizia popolare non ho avuto modo di vedere particolare sviluppi e personalmente credo che sia un provvedimento marginale per fermare l’emorragia dei giovani, può essere senz’altro più utile alle famiglie indigenti, mentre trovo che il tema dell’imprenditoria giovanile sia molto più utile alla risoluzione del problema ma che non sia stato affrontato con la dovuto serietà. Per il mio percorso di studi ma anche per passione e per lavoro sono molto a contatto con il tema dell’imprenditoria giovanile e con il mondo delle Start-up in genere e mi sono messo a disposizione per affrontare a livello cittadino questi temi tant’è che preparai anche del materiale da presentare (consultabile qui) ma non fu molto apprezzato dall’amministrazione (lo so esula dall’attività di fact checking, ma ritengo significativo raccontare questo aneddoto per far comprendere meglio l’approccio dell’amministrazione verso questo tema).

Infatti voler incentivare l’imprenditoria giovanile con l’accesso al credito significa non capire nulla (ma proprio nulla) della materia in quanto gli strumenti finanziari da utilizzare sono altri. Anche in una dei recenti consigli comunali aperti si è affrontato il tema del finanziamento delle Start-up ed costituendo un fondo di 100 mila euro (75% dalla Regione e 25% dal Comune, per approfondimenti vedi qui) ma che al momento non risultano chiari i criteri di erogazione di queste risorse ( ci sarà un bando?).

Ampio spazio dedicato anche alla disabilità ed al disagio mentale in cui si annunciano potenziamenti delle strutture come “la sopraelevazione del Centro L’Arcobaleno”  e l’idea di “realizzare una comunità alloggio per disagio mentale“, ma anche servizi come “il trasporto a chiamata“, lo “Sportello per l’accessibilità” e l’istituzione di “un Punto Unico di accesso ai servizi sanitari e sociosanitari in collaborazione con l’Area Vasta 5“. Tutte iniziative che non sembrano passate mai negli ordini del giorno del consiglio comunale.

Nel programma di mandato non sfugge proprio nulla e si trova anche spazio per trattare come l’integrazione sociale e si arriva anche all’ambizione di costituire lo “Sportello Unico per l’Immigrazione che “potrà avvalersi di una piattaforma informatica attraverso la quale soggetti della Pubblica amministrazione, associazioni di categoria e rappresentanti del mondo delle professioni possano scambiarsi informazioni in un’ottica di snellimento e trasparenza dei procedimenti amministrativi e della costruzione di un corretto sistema di rapporti fra pubblico e privato“. Anche su questo tema ben poca carne al fuoco….

Ci si appresta ad arrivare alla fine del documento e come consuetudine arriva il pezzo forte: la Sanità. Il debutto su questo tema lascia molto perplessi “Durante il precedente mandato abbiamo sempre appoggiato le politiche sanitarie regionali che assicurassero servizi e prestazioni in maniera equa in tutto il territorio marchigiano e incrementassero i finanziamenti verso il Piceno, in particolare verso l’ASUR Zona Territoriale 12 di SanBenedetto del Tronto“; ma le politiche regionali non parlavano del famoso modello IKEA (centralizzazione delle prestazioni ospedaliere ad Ancona) forse dunque qualcuno a San Benedetto o non ha capito quali siano le intenzioni della regione sulla Sanità oppure, per eccesso di zelo, si vuole stare dalla parte della regione anche se non ne si condividono le sue politiche.

Infatti qual riga dopo si legge: “Purtroppo però, a distanza di anni, non possiamo riconoscere che i risultati auspicati sul versante della equa distribuzione dei servizi sul territorio regionale siano stati raggiunti e non possiamo non denunciare un ritardo in termini di spesa pro-capite per i servizi socio-sanitari: 1.650 euro all’anno per ogni cittadino sambenedettese, contro i circa 1.800 per ogni altro cittadino marchigiano” ed infatti rilanciano con la promessa di invertire il trend facendosi “promotrice presso la Giunta Regionale di una politica di investimenti mirati per il nostro Ospedale” ma ancora una volta si cade in contraddizione con se stessi dichiarando che il Madonna del Soccorsonegli ultimi anni sta beneficiando di importanti lavori all’interno dei locali del pronto soccorso e di altri reparti, e di nomine di assoluto prestigio – a partire dall’ultima – alla guida del reparto di chirurgia, è possibile affermare che il miglioramento della sanità locale è in atto“.

In sostanza si vuole dire che nel nostro territorio si spende per la Sanità meno che altrove ma che questo meno è sempre più di niente quindi non lamentiamoci troppo ma alle nomine ci teniamo infattiEppure questa Amministrazione crede ci sia ancora molto da fare. A partire dalle nomine dei primari di reparti per troppo tempo rimasti ancora scoperti, si impegnerà a porre con forza la questione di una inversione di tendenza nella offerta dei servizi“. Nella trattazione di questa tematica si cita anche l’Ospedale Unico “una struttura finalizzata a dare risposta alle emergenze nonché agli interventi di alto livello tecnologico e specialistico, in cui giochino un ruolo prioritario le relazioni scientifiche con l’Università“.

Più in generale si elencano una serie di richieste di potenziamento della struttura sia in termini di organiche e tecnologie sia in termini di nuovi servizi e prestazioni da erogare, tra cui anche l’Hospice salito alla ribalta proprio negli ultimi giorni per la concorrenza tra San Benedetto ed Offida per ospitare questa struttura (per approfondire vedi qui). La lista dei desideri continua con la volontà di realizzare un Nuovo consultorio familiare, una struttura per la riabilitazione psichiatrica e la nuova sede della Direzione Generale dell’Area vasta (attraverso l’alienazione di via Romagna).

Per il momento tante, forse troppe, promesse anche di difficile realizzazione perché non tutte dipendono esclusivamente dall’amministrazione stessa (il tema sanità è di competenza regionale) per cui mi domando il motivo di tanto promettere, anche perché il rischio di non mantenere, scontentando chi in questo programma ci ha creduto, è molto alto. Probabilmente vale il pensiero andreottiano del “promettere sempre e molto ma mantenere con il contagocce” confidando nella disattenzione dei cittadini, finché dura….

Alle prossime puntate.

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