SAN BENEDETTO DEL TRONTO –  “Dobbiamo essere in grado di sfruttare le contraddizioni della società dello spettacolo per riappropriarci dei mezzi della comunicazione”. Una frase che potrebbe aver detto un qualsiasi esperto di mass media, magari un po’ esaltato.

Una frase che, però, mi fece venire i brividi quando mi trovai a leggerla sulle trascrizioni dell’interrogatorio di Roberto Buzzatti, il carceriere di Roberto Peci. Era la risposta che Giovanni Senzani gli aveva dato ad una domanda molto semplice: “perché stiamo facendo tutto questo?” Domanda apparentemente molto semplice, ma a cui Senzani, nemmeno dopo tanti anni, è in grado di rispondere.

Non ho visto “Sangue”, il film di Pippo Del Bono presentato a Locarno e non posso esprimermi sulle capacità attoriali del Professor Bazooka (così lo chiamavano i brigatisti) , ma ho avuto modo di assistere alla sua prima regia. Un’opera tragicamente rivoluzionaria, che aveva anticipato le tecniche del terrorismo di almeno tre decenni, ma che allora fu un fiasco totale.

Non se il nostro regista  allora avesse pensato ad un titolo. Io l’ho sempre chiamato “il Processo farsa”, quello che con una telecamera Vhs diresse ai danni di un proletario di nome Roberto. L’obiettivo era scuotere le coscienze degli italiani, trasformando un innocente lavoratore in un infame traditore, meritevole di 11 colpi di pistola. Ma la Rai non volle mandarlo in onda e allora non c’era nemmeno youtube.

A dirla tutta, nemmeno i trailer funzionarono molto. Provò a mandare degli spezzoni audio a Radio Radicale, ma gli ascoltatori non reagirono come si aspettava il nostro ideologo regista. Anzi. La voce di un uomo in gabbia che ammette colpe non sue, ebbe l’effetto contrario.

Eliminò totalmente l’aurea rivoluzionaria delle Br, trasformandole in qualcosa di molto più vicino ad una specie di criminalità organizzata. L’opera video di Giovanni Senzani era quasi dimenticata quando decisi di usarla per il documentario.

Ma deve essere un tipo duro il nostro professor Bazooka. Uno che non molla. Questo è quello che ho pensato dopo aver letto le sue dichiarazioni da attore sul palco di Locarno. Dopo 17 anni di carcere, senza mai un pentimento, ci riprova.

Sono curioso di vedere il suo debutto davanti alla telecamera. Chissà cosa avrà provato a stare dall’altra parte. Avevamo provato ad offrirgli una parte anche noi qualche anno fa, quando Roberta Peci, la figlia di Roberto, nata qualche mese dopo la sua uccisione, voleva incontrarlo.

L’opera prima del professor Senzani a distanza di anni aveva continuato a far danni. Le parole che aveva messo in bocca al suo attore protagonista, ancora oggi contribuiscono a creare un clima di ambiguità attorno a Roberto Peci. Quando il sindaco di San Benedetto del Tronto propose di dedicargli la via dove la banda del Professore venne a sequestrarlo, ci fu un’ondata di polemiche che Roberta decise di affrontare di petto.

Ma andò diversamente.

Ora non ci rimane che vedere “Sangue”. Che sicuramente sarà un bel film. Da parte sua, Giovanni Senzani sa di poter contare su una cosa. Come attore non può far peggio di quanto fatto come regista.

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