SAN BENEDETTO DEL TRONTO – O si fa la pace, o si muore. Felice Gregori non è più disposto a sopportare le liti interne al Partito Democratico. Una situazione divenuta insostenibile ed irrespirabile, che va risolta il prima possibile. Martedì sera l’Unione Comunale si riunirà per discutere della questione Emili, ma il confronto proseguirà con un altro faccia a faccia, stavolta decisivo, che andrà in scena entro il mese di giugno.

“Una cosa è sicura – afferma il segretario locale – io non sono più disposto ad andare avanti così, dobbiamo mettere un punto, capire cosa si deve fare. Dobbiamo definire un bel po’ di aspetti, fissare dei paletti”.

La data non è ancora stata individuata. “Devo sentire tutti, sarà un appuntamento partecipato, pregnante , di estrema importanza, dove ognuno si assumerà le proprie responsabilità”.

La guerra in famiglia dei democratici ha sostanzialmente impantanato la macchina comunale. Gregori non ha intenzione di andare a fondo con tutta la nave e tenta l’ultima disperata sterzata: “Il conflitto non può proseguire all’infinito. Una volta che ci saremo chiariti conosceremo meglio il nostro futuro. Non ha senso governare con la paura o cincischiare, anche il ruolo dell’Udc va chiarito una volta per tutte”.

Con l’epurazione di Marco Curzi è saltato il coperchio di una pentola già in ebollizione. L’alibi della spending-review utilizzato dal sindaco ha al contrario contribuito ad irritare gli scontenti del raggruppamento,  imbarazzati e disorientati. “Non si risparmia in quella maniera – continua Gregori – nessuno può credere che i problemi di Bilancio si risolvano intraprendendo quella strada. Giovanni mi aveva detto in via informale della rimozione dell’assessore, ci stava ragionando, però non vi è stata alcuna discussione. Gli consigliai di riflettere. Una questione simile  avrebbe necessitato di una riunione”.

Tradotto: Curzi l’ha cacciato Gaspari. Solo Gaspari. “Non si tiri in ballo il documento di Pietro Paolo Menzietti e Nazzareno Trevisani. Includeva diverse proposte, alcune delle quali nemmeno troppo condivisibili, non si può far leva su quella nota”.

Dello stesso avviso uno dei due promotori. “All’assemblea del Pd – dice Trevisani – il primo cittadino rispose di no a chi propose di  ridurre il numero degli assessori. Scrisse: Ai due signori sfugge  il fatto che dal  2011  San Benedetto  ha  applicato la legge relativa alla diminuzione dei costi della politica . Da questa legislatura  il Consiglio Comunale è passato da 30 consiglieri a 24 e la  giunta da 10 assessori a 7. Curzi è stato defenestrato per un capriccio ed adesso si ritrova fuori dal civico consesso, senza più possibilità di agire”.

L’attacco non lascia spazio ad interpretazioni: “Gaspari ci prende per i fondelli. O è convito di terminare la carriera politica tra tre anni e quindi fa come gli pare, o è convinto che i sambenedettesi siano tutti distratti. O ancora, riconosce che io e Menzietti avevamo ragione. Sarebbe una buona notizia perché potrebbero arrivare altre importanti novità: la revoca del finanziamento ai gruppi consiliari, l’adozione di un nuovo Prg, la realizzazione del parcheggio interrato in Piazza San Giovanni Battista e di Aree Peep, l’utilizzo degli avanzi di Bilancio per diminuire la pressione fiscale, l’annullamento della delibera sul distributore no logo e infine una convenzione programmatica sulle linee di sviluppo strategico della città”.

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