SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si allunga la lista delle barriere architettonica presenti alla Stazione Ferroviaria rivierasca. Questa volta non è uno scivolo o un gradino, ma il semplice diritto di fare i propri bisogni fisiologici liberamente come ogni cittadino comune.

Lo fa notare Giuseppe Greco, trentaseienne diversamente abile, che filmando e mettendo su youtube lo stato in cui versano i bagni dello stallo ferroviario, ha scoperto che l’area dei servizi igienici per disabili è chiusa e forse addirittura adibita a magazzino. Gli addetti ai lavori si contraddicono, uno dice che sono rotti e l’altro dice che quando c’è un disabile danno la chiave, ma entrambi concordano su un fatto: sono sempre stati così.

Giuseppe Greco, vice presidente dell’associazione “Aida Ruote in Movimento”, ha accolto la segnalazione di un amico non vedente e lo scorso 10 aprile si è recato in stazione per verificare i fatti, simulando l’impellente bisogno di andare in bagno.

“Se la porta dei servizi igienici è chiusa ci si rivolge ai responsabili nel più breve tempo possibile altrimenti il bagno diventa il nostro pantalone. Ma nella stazione ferroviaria di San Benedetto che ci si rivolga ad un addetto o meno il risultato non cambia, quei bagni per disabili sono chiusi e forse adibiti ad altro”, riferisce Giuseppe.

Correre, saltare un gradino e cercare di arrivare il prima possibile è ciò che farebbero tutti, ma non un diversamente abile non vedente o in carrozzina. E anche se la difficoltà risulta evidente, alle richieste di Greco un addetto ai lavori ha risposto: “La chiave del bagno ce l’ha l’addetto”.

Il personale presente ha giustificato il fatto con due versioni differenti stando alla video denuncia. La prima è che quando un disabile ha bisogno chiama e gli viene consegnata la chiave, mentre la seconda versione è che quei servizi igienici per disabili sono rotti e quindi chiusi e adibiti a magazzino. A chi credere?

Di una cosa siamo certi, che nonostante le decine di video denunce dei diversamente abili di questa città, esistono ancora enti che ignorano la possibilità di fare “l’ennesima figuraccia”.

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