SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Radio 102 1975-1979: l’immaginazione al microfono” è il libro che l’insegnante sambenedettese Gianfranco Galiè ha dato alle stampe per Marte Editrice e che verrà presentato venerdì 10 dicembre alle 21 presso l’auditorium comunale di viale De Gasperi.

Indubbiamente un’opera meritoria e molto interessante, un affresco di una delle prime radio libere italiane (la terza, per l’esattezza) che nel secondo quinquennio di quei bellissimi e tragicissimi anni Settanta donò a San Benedetto e al circondario un’esperienza unica di comunicazione libera, di musica, di politica.

Politica di sinistra, fra Autonomi e giovani studenti, femministe . Politica fuori dal Pci, il “Soviet” (ci si passi il termine, ma il Partito Comunista così era percepito da quei giovani libertari, colti e “fricchettoni”). Politica che, a San Benedetto più che in altre cittadine, dovette fare i conti con la degenerazione folle della lotta armata.

“Ho provato a raccontare le contraddizioni di quell’epoca e di quella gioventù. Radio 102 fu una straordinaria esperienza fatta in buona fede e spirito di volontariato da tante persone, ci è passata tutta o quasi la gioventù di San Benedetto. Paolo De Bernardin, Pasquale Bergamaschi, Gianni Massari, Peppe Videtti, Marco Bertocchi, Aldo Manfredi, Piernicola Cocchiaro, Francesco Pajelli e tanti tanti altri – racconta Galiè alla anteprima del libro in Comune assieme all’assessore alla Cultura Margherita Sorge e al presidente Amat Gino Troli –  io mi occupavo di musica e calcio, Gino Troli era tuttofare in redazione”.

Spiega Troli: “Gianfranco Galiè con uno stile che definirei Dumasiano ha raccontato quell’epoca con verve variopinta, passando dai toni comici ai toni di riflessione profonda, raccontando con il giusto tatto il rapporto di Roberto Peci con la radio”.

La copertina del libro mostra viale Buozzi innevato nel 1979, con quattro figure umane ritratte di spalle. Sono la trasfigurazione di quello che fu il dibattito fondamentale in seno a Radio 102, quello fra coloro che interpretavano quel mezzo di comunicazione come un “megafono” e quelli che invece lo interpretavano come “microfono”.

Gino Troli spiega così quella dialettica: “Chi la intendeva come megafono credeva che la radio fosse lo strumento per fare la rivoluzione. Era una visione che portava in radio anche contenuti a volte eccessivi, al limite della decenza. Chi la vedeva come microfono invece pensava a una radio che intervistasse la gente comune, che non parlasse solo di noi che facevamo la radio ma anche della gente comune, che a quei tempi non aveva accesso agl strumenti di comunicazione. La nostra cooperativa – continua Troli – era riferibile alla sinistra extraparlamentare, in forte polemica con il Pci che alla fine acquistò la radio, ma democratica. Era un gruppo sano, abbiamo sempre posto un argine a quei contenuti che poi si rivelarono di vero e proprio fiancheggiamento delle Brigate Rosse”.

L’assessore Sorge motiva così il contributo economico dato dal Comune alla pubblicazione del libro. “Questa ricostruzione storica contribuisce a riempire un buco nella memoria cittadina, allo stesso modo in cui hanno contribuito il documentario di Luigi Maria Perotti sulla vicenda Peci, il romanzo I Giorni della Rotonda di Silvia Ballestra e la raccolta di interviste Le vie di Armandino di Maria Teresa Antonelli. Galiè ci offre una rilettura di quel periodo, e lo fa senza indulgere nel localismo, ma rendendo una narrazione generazionale dall’ampia valenza”.

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