SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sono giorni in cui la politica locale, dopo il letargo agostano, torna a porsi problemi relativi alla sanità pubblica e alle condizioni per certi versi oggettivamente problematiche dell’ospedale civile. Il sindaco Giovanni Gaspari giovedì interviene e appoggia in toto il senso delle sollecitazioni politiche di Benito Rossi e Giorgio De Vecchis (Generazione Italia, mozione al consiglio comunale) e di Palma Del Zompo (Idv, interrogazione a risposta orale).

Il sindaco assicura che entro fine anno saranno nominati due dei cinque primari vacanti, chiede lumi sulle prospettive della gestione in Area Vasta degli ospedali di Ascoli e San Benedetto, sollecita maggiori investimenti della Regione nella Riviera dove la spesa sanitaria pro capite «è bassissima rispetto ad altre realtà marchigiane».

«La Del Zompo pone problema di alto profilo politico, la mozione di De Vecchis mi trova concorde in quanto è una segnalazione utile, giusta, opportuna. E’ un dato di fatto che un ospedale con un nuovo direttore capace e grande lavoratore, il dottor Novelli, ha cinque primari vacanti, altri due se ne potrebbero aggiungere, che hanno fatto domanda di essere collocati a riposo. La situazione non è tollerabile. Il nostro ospedale poi non può fare a meno per un tempo superiore a quello già trascorso delle nomine dei primari di Ortopedia e Chirurgia, e anche della seconda Potes (postazione territoriale di emergenza)».

Entro e non oltre la fine dell’anno. Per Ortopedia e Chirurgia la copertura dei posti vacanti ha questa scadenza. «Ci mettiamo la faccia, tutti quanti», dice il sindaco, che poi sostiene che per gli altri tre primariati saranno aperte a seguire le procedure concorsuali, e che ci sono ragionevoli motivi per «pensare che i due primari che hanno presentato domanda per andare in pensione ritornino sui loro passi». In particolare il dottor Curatola, che sembra voglia attendere di veder finalmente partire il nuovo reparto di Neurochirurgia.

«C’è un importante quesito da porre ai vertici del sistema sanitario regionale – conclude Gaspari – quali prospettive sono state scelte? L’Azienda ospedaliera unica continua ad essere la scelta su cui andare avanti? Poi, mi permetto di dire che l’Area Vasta 5, che comprende San Benedetto, Ascoli e Fermo, forse è troppo “vasta”. Mentre esiste un cospicuo flusso di pazienti fra San Benedetto e Ascoli, i flussi fra San Benedetto e Fermo sono irrilevanti».
Infine un monito: «Che l’Area Vasta non sia un modo per imporre una media dei polli di trilussiana memoria. C’è il rischio per San Benedetto, con le zone territoriali di Ascoli e Fermo che hanno forti indebitamenti, di subire un livellamento al ribasso. E noi invece dobbiamo solo crescere, non dare. Lo dimostra il fatto che abbiamo 1600 euro di spesa sanitaria pro capite, mentre ci sono aziende sanitarie locali con 2200 euro a persona di spesa pro capite».

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