SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Mega variante collegata all’operazione Grande Opera della Fondazione Carisap, un punto a favore degli anti-cementificazione. A quanto trapela dal Comune, la bozza di bando pubblico che viene esaminata in questi giorni dalla maggioranza prevede che i diritti edificatori da concedere all’impresa che presenterà la migliore offerta (ma è più probabile sia un gruppo di imprese, vista la portata degli investimenti, circa venti milioni di euro) saranno limitati nella zona fra statale Adriatica e mare. Senza toccare le colline alle spalle della città, dunque. Diritti edificatori non solo per appartamenti, sembra. Per volumetrie di tipo residenziale, quindi, ma anche ricettive turistiche, direzionali e relative alla cosiddetta “edilizia sociale”.

Trecentomila metri cubi, questo è la quantità massima di diritti edificatori che, stando all’ultima bozza di bando, potrebbero venire concessi come contropartita alle imprese che, lo ricordiamo, dovranno fornire al Comune il terreno da “girare” alla Fondazione Carisap per la cosiddetta Grande Opera, cioè un auditorium o comunque una struttura di utilità pubblica progettata da una “archistar”, per un investimento di almeno dieci milioni di euro, su un terreno che rimarrà di proprietà della Fondazione (condizione irrinunciabile posta dall’ente bancario per il suo investimento). E poi realizzare la nuova piscina comunale, realizzare una nuova sottostazione ferroviaria con i cavi interrati al posto di quella esistente fra via Lombroso e via Bianchi, riqualificare l’area Ballarin (cioè, demolire il vecchio stadio), fornire al Comune una parte della zona Brancadoro da adibire a parco pubblico.

E proprio l’area Brancadoro è centrale in questa complessa operazione di contrattazione urbanistica pubblico-privata. L’area dove sorgerà la Grande Opera, secondo l’opinione più diffusa, sarà proprio quella vasta cerniera non edificata dietro allo stadio Riviera delle Palme. Vi sorgerà anche un parco pubblico, che come detto è una delle richieste fatte dal Comune ai privati. E, per il resto, l’area Brancadoro è esclusa dalle porzioni di terreno fra statale 16 e mare dove potranno essere concessi i diritti edificatori.

L’operazione, dunque, appare molto più complessa rispetto alla “mera” Grande Opera. Sfumata l’opzione Ballarin per i noti vincoli di inalienabilità del terreno acquistato nel 2008 dal Demanio, l’amministrazione comunale dal 23 dicembre scorso ha scelto una strada ben più complessa del semplice reperimento di un’area da donare alla Fondazione per il suo investimento. La strada è appunto quella di legare la Grande Opera a una serie di opere pubbliche come la piscina e tutto il resto. Un modo per tutelarsi e portare comunque “a casa” qualcosa, senza legarsi mani e piedi alle scelte della Fondazione? Potrebbe essere, è un’interpretazione plausibile.

Se, tanto per fare un’ipotesi, l’operazione Grande Opera per qualsiasi motivo dovesse sfumare, il Comune dal suo punto di vista è sicuro di ottenere comunque una serie di importanti opere pubbliche, una volta che il bando e l’iter di aggiudicazione dovessero andare a termine. Non subito, comunque, perchè l’operazione è lunga e complessa. E la Fondazione chiede l’area entro fine anno, come termine che appare ad oggi perentorio.

Comunque, dagli uffici del Comune sostengono che il bando che viene elaborato dal segretario generale dell’ente, Serafina Camastra, mette le esigenze pubbliche in primo piano. Si stanno studiando modalità di assegnazione dei punteggi nella gara che privilegiano la velocità con cui le opere pubbliche verrebbero realizzate. Il soggetto privato dovrà sottostare alle indicazioni del Comune sul come realizzare il pacchetto di opere pubbliche. Queste le forme di tutela dell’interesse pubblico allo studio.

La bozza di bando tornerà nelle riunioni di maggioranza giovedì e poi martedì prossimo. I consiglieri comunali intendono capire bene l’operazione, il sindaco Gaspari intanto alcuni giorni fa ha assicurato che anche la cittadinanza sarà coinvolta nella discussione sul “prezzo da pagare” da parte della collettività per ottenere queste opere pubbliche.

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