Dal n. 821 di Riviera Oggi, in edicola
Una via. Per ricordare ed omaggiare l’acquavivano Mariano Vulpiani, ucciso nel 1944 dai soldati tedeschi per aver sostenuto la causa di alcuni partigiani. A farsi promotore dell’iniziativa è Luigi Torquati, proprietario dell’Hotel “Il Grillo” ed allo stesso tempo presidente dell’associazione “Per la memoria storica, Mariano Vulpiani”.

Ma chi era Vulpiani?

«Un semplice contadino, possessore ai tempi della Seconda Guerra Mondiale di un pezzo di terreno nei pressi dell’Abbadetta. Un giorno, nella baracca degli attrezzi fece rifugiare degli anti-fascisti. Prima di andarsene vi lasciarono delle armi, dicendo che sarebbero tornati a ritirarle e Mariano, percependo la pericolosità di quella situazione le sotterrò».

Poi, cosa accadde?

«Il contadino ricevette la visita di un federale fascista, accompagnato da due soldati tedeschi. Gli fu chiesto dove avesse nascosto le armi, ma lui negò seccamente la loro esistenza. Venne quindi caricato su un camion e portato in un vecchio casolare di campagna, trasformatosi in commando nazi-fascista. Accadde però che i militari tornarono dai Vulpiani, ponendo un tranello al figlio diciassettenne Teodoro. Gli dissero: “E’ stato tutto risolto, tuo padre è libero, ma tu dicci dove sono nascoste le armi”. Le trovarono e pure Teodoro e il fratello Gioacchino vennero trasferiti al casolare. Rividero il padre, che nel frattempo veniva interrogato e torturato per far sì che rivelasse i nomi dei partigiani. Dopo tre-quattro giorni tuttavia, i figli non videro più tornare Mariano».

Era stato ucciso.

«Esatto. Si era rifiutato di fare la spia. Successivamente i due ragazzi furono portati al carcere di Ascoli, il “Forte Malatesta”, e qui rimasero per venti giorni, fino a quando vennero rilasciati per intercessione dei parenti. Finalmente liberi, cominciarono l’affannosa ricerca del corpo del padre. Con grande fatica, anni dopo, riuscirono a riconoscere la zona della loro prigionia. Un agricoltore li informò della presenza, nelle vicinanze, di una fossa comune dove i cadaveri dei dissidenti venivano gettati una volta ammazzati. Nonostante ciò non ritrovarono i resti di Vulpiani. Allorché il contadino comunicò loro che una signora si era venuta a riprendere un corpo, che aveva identificato come quello di suo marito. Ma le caratteristiche fisiche e degli abiti coincidevano e si convinsero che in realtà quello fossero le spoglie di Mariano».

Quindi che successe?

«Nulla. Non ci fu la riesumazione, ma Teodoro da ben cinquantasei anni, ogni domenica dopo la Messa si reca al cimitero a deporre dei fuori su quella tomba che ritiene sia del proprio padre. La signora glielo lascia fare liberamente. Gioacchino invece è venuto a mancare da qualche tempo».

A questo punto cosa chiedete al Comune?

«Sarebbe bello se Acquaviva intitolasse una strada a Mariano Vulpiani, un piccolo eroe della città. Già nel 2006 facemmo questa proposta, chiedendo che gli venisse dedicata la bretellina, tutt’ora senza nome, che unisce Santa Lucia alla Valle Del Forno, ma l’idea non si concretizzò. La Provincia si mostrò disponibile, mentre l’amministrazione Infriccioli fu titubante e ci rispose che avrebbe dovuto verificare la storia. Inoltre, secondo il sindaco molti sarebbero stati i problemi logistici che una nuova denominazione della via avrebbe arrecato agli abitanti del posto. Il 25 scorso, approfittando della “Festa della Liberazione”, abbiamo rispolverato il progetto. Ci speriamo ancora, anche se obiettivamente restiamo pessimisti. La vicenda di Vulpiani è ormai nei libri di storia e dunque facilmente appurabile; riguardo al disagio dei residenti invece, si tratterebbe di appena due-tre abitazioni che verrebbero interessate. La soluzione  sarebbe a portata di mano».

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