Da RIVIERA OGGI in edicola N. 812

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La Fondazione Carisap non lascia anzi raddoppia. Bene. Ora San Benedetto del Tronto e Grottammare dispongono di 10 milioni cadauno per realizzare opere importanti nei loro territori.

Partendo dal detto: “a caval donato non si guarda in bocca” io dico che ben vengano ‘sti benedetti 20 milioni di euro, 40 miliardi di lire. Però, pur senza guardare la bocca del cavallo, alcune considerazioni vanno fatte: prima fra tutte capire il motivo per cui è indispensabile che l’opera venga realizzata dall’architetto Bernard Tschumi. O lui o niente, dice chi paga. E già il regalo, così, diventa meno regalo.

Ma non perché il professionista non sia bravo, anzi, ma perché, nella mia ignoranza, mi permetto di dire che un architetto, pur di levatura mondiale, non è bravo a fare tutto ma, solitamente, ha pecularietà nelle quali eccelle e solo quelle vuole mettere in atto, anche per una questione di pura immagine propria. Se qualcuno non mi smentirà, dal mio ragionamento è facile dedurre che l’opera è già nella testa e nel tavolo di lavoro dell’architetto franco-svizzero.

Il fatto però che ancora non lo si voglia rivelare, rende il regalo ancor meno regalo. Non sarà questo il caso ma capita abbastanza spesso che un regalo non serva e chi lo riceve lo porta in soffitta dove fa una brutta fine. E, più è grande e inutile, e più si riflette così: ma perché non se l’è tenuto a casa sua. Chiaramente il mio è un discorso limite ma, siccome i regali di 10 milioni di euro occorre farli fruttare, sapere di cosa si tratta è, a parer mio, indispensabile.

Altrimenti facciamo la fine di quel tale che in un libro della Bibbia, viene rimproverato e gettato nella genna perché ha mal gestito il talento a lui donato dal suo Padrone, lo ha messo sottoterra al contrario di altri che, ricevuti i talenti, li hanno raddoppiati, triplicati, decuplicati. Insomma, il segreto del regalo che la Fondazione vuole farci va innanzitutto rivelato perché, ripeto, se si conosce l’architetto è normale che già si sappia la destinazione dei due doni da 10 milioni cadauno. O venti ad un solo Comune se uno dei due non concede il terreno (altra novità per me poco chiara e trasparente).

Anteporre prima, ad occhi chiusi, la concessione del terreno non mi sembra una cosa normale né, mi pare, che chiedere spiegazioni possa equivalere a “mettere i bastoni tra le ruote” come teme e ha detto espressamente nei giorni scorsi il sindaco Giovanni Gaspari. Anche perchè credo che l’approvazione del progetto debba, a questo punto, essere decisa non dalla sola maggioranza bensì da tutte le forze politiche e civiche sambenedettesi e grottammaresi. Vi immaginate l’avvio ai lavori con la contrarietà del centro destra che, fra poco più di un anno, potrebbe avere il Comune in mano?

Anche se un po’ mi indigna l’atteggiamento poco propositivo dell’attuale opposizione che vedo in una posizione di stand-by (magari utile per sfruttarla in campagna elettorale) quando dovrebbe essere di massima partecipazione (cioè di negazione o approvazione o proposizione netta e chiara) proprio per i motivi appena espressi e cioè che opere per 40 miliardi (di lire che rendono meglio l’idea) non debbano nascere con il piede sbagliato. Sia per i motivi che ho indicato all’inizio, sia perchè l’opera sarà di, e per, San Benedetto/Grottammare e non dei vari rappresentanti politici, che passano come… gli allenatori di calcio, mentre la città resta.

Un’altra cosa che non capisco (scusatemi) è che la localizzazione del terreno debba essere scelta dal Comune e non da Tschumi in funzione di cosa intende realizzare. Che, ripeto, secondo me lo sa già. Mi spiego: la stessa “struttura” si può realizzare indistintamente sullo spazio del vecchio Ballarin o sullo spazio Brancadoro a fianco dello stadio Riviera delle Palme? Secondo me, no. Questo grande e misterioso regalo sta diventando sempre più un “segreto di pulcinella” ma non nel senso che tutti lo conoscono, bensì nel senso che il donatore fa troppe domande e pone troppe condizioni, tanto che rischia di perdere la riconoscenza cioè il “premio” (da parte dell’opinione pubblica) che giustamente gli spetta.

Forse mi sbaglio ma lo spirito di una Fondazione dovrebbe essere principalmente questo. E, all’uopo, per rendere meglio l’idea cito un altro passo della Bibbia preso da “Il discorso di Gesù sulla montagna”: «Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini, per essere osservati da loro; altrimenti non ne avrete premio presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l’elemosina, non far sonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. Ma quando tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra quel che fa la destra, affinché la tua elemosina sia fatta in segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa».

Dieci milioni di euro non sono un’elemosina? Dipende e un altro passo biblico mi aiuta: valgono più le sole mille lire possedute e donate da una povera vedova che un milione donato da un ricco che ne possiede cento. Non dico che quei venti milioni posso considerarsi superflui per la Fondazione Carisap ma sono sempre un regalo che fa a due città. Non voglio pensare, né assolutamente lo penso, che, dal dono, si aspetti un ritorno diverso da quello d’immagine che è giusto riconoscergli.

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