Pubblico volentieri come “DisAppunto” questo pezzo di Reno Pompei perché lo considero libero da influenze politiche e perché, nelle sue considerazioni, si attiene esclusivamente ai fatti.

C’è stata sempre polemica, a volte anche forte, sulla attendibilità dell’informazione da ambo gli schieramenti ma ultimamente, a questa, si è sovrapposto uno sciacallaggio mediatico, fatto di intimidazioni e avvertimenti.
Le ultime settimane sono state caratterizzate da attacchi incrociati fra testate vicine al premier, organi di stampa ostili e antagonisti politici che hanno criticato il suo operato e questa disputa infinita ha creato non poca confusione.
Per arginare i continui attacchi alla sua persona, è stato creato un “gruppo d’assalto“ facente capo al nuovo direttore de “Il Giornale“ Feltri, sacrificando il vecchio direttore Giordano, poco disponibile a questo nuovo tipo di informazione e con il preciso intento di rintuzzare, colpo su colpo, gli attacchi portati alla sua persona con tutti i mezzi a disposizione anche se poco ortodossi e qualche volta intimidatori.
E’ stato “abbattuto“ Boffo, nonostante fosse stato da direttore dell’Avvenire un assiduo e pervicace difensore dell’attuale capo del governo, perché si è permesso per una volta di criticare l’operato e la persona Berlusconi; oltretutto vorrei capire cosa centra l’omosessualità o meno di un giornalista con la sua professionalità e con le sue idee.
Sono stati fatti oggetto di discredito, calunnie o pseudo verità, che avranno un seguito giudiziario, anche l’editore De Benedetti e il suo vice direttore Giannini; è stato pesantemente attaccato il Presidente della Camera Fini per aver espresso giudizi parzialmente negativi sul suo operato e sulla gestione poco democratica del Pdl.
Sono stati querelati i giornali “La Repubblica“ e “L’Unità“, è stata aggredita la stampa internazionale, colpevole di essere di parte (l’Ocse ha nuovamente diffidato il premier ad intraprendere azioni legali): insomma sembra essersi aperto un altro fronte con conseguenze inimmaginabili.
La Rai, più che un’azienda pubblica al servizio dei cittadini, sembra un’azienda militarizzata dove i direttori e il Consiglio di Amministrazione non incidono più di tanto (i casi Ballarò, Anno Zero e Report sono i più eclatanti) nella scelta dei palinsesti.
I nostri telegiornali sono diventati di un silenzio assordante, un elenco di banalità e superficialità; un siparietto propagandistico per chi deve mettersi in mostra e dove la notizia di una certa rilevanza non la si trova quasi più,
Il problema è che in Italia l’informazione oggettiva è diventata un impegno troppo oneroso per molti editori e giornalisti, anche bravi, che non se la sentono di urticare più di tanto la suscettibilità dei propri sponsor; non si ha il coraggio di dire cose scomode, si giustifica tutto pur di mantenere posizioni dominanti e di privilegio, facendo così disinformazione che disorienta la pubblica opinione.
Non si possono assumere posizioni ideologiche quando si fa corretta informazione perché ne va di mezzo la dialettica democratica, la democrazia stessa e il giornalista deve sempre essere pronto a fare le “pulci” purché lo faccia con assoluta onesta intellettuale perché questo si aspetta da lui il lettore o lo spettatore che sia.
In Italia non si sa più se una notizia è vera o fasulla perché viene data in contrapposizione su giornali differenti, disorientando il lettore poco attento o esperto.
In tutto questo teatrino delle parti, forse il problema più grande è che Berlusconi avrebbe dovuto essere più tollerante, più sensibile verso la stampa non amica; l’uomo di stato non ha capito che, nella sua posizione, può essere esposto a critiche quando sbaglia e non dovrebbe farne un dramma ma, come succede in tutte le democrazie di questo mondo, accettare di buon grado gli appunti che gli vengono mossi, trarne giovamento e dando all’occorrenza i dovuti chiarimenti alla stampa che è lì apposta a fare il suo mestiere: informare la gente che lo ha eletto e a cui deve rendere conto.
E invece purtroppo assistiamo ad un’informazione scorretta e insufficiente dove i cittadini, il più delle volte, si sentono esclusi dal dibattito politico e sociale, dove il libero pensiero è diventato un problema e dove la mediocrità e il pettegolezzo quotidiano sono nostri nuovi parametri di riferimento.

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