dal settimanale Riviera Oggi numero 753
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Incontriamo il sindaco Giovanni Gaspari ad una settimana di distanza dal consiglio comunale dedicato al Ballarin. Poche settimane fa, invece, il sindaco è stato nel mirino di critiche lanciate dal consigliere Giorgio De Vecchis e riprese dal nostro giornale, alle quali finora non ha mai fornito risposte ufficiali.
Questa intervista è l’occasione per fare una serie di domande al sindaco su questi argomenti e su altre questioni importanti, domande che crediamo il cittadino comune vorrebbe fare all’uomo che si è assunto l’onore e l’onere di governare la città.

Sindaco Gaspari, dopo il ritiro della Fondazione dall’operazione Ballarin, ha mai pensato, anche solo per un momento, alle dimissioni?
«No. Non ho proposto io un investimento da dieci milioni di euro. È stata una proposta fatta al Comune dalla Fondazione, un’opportunità incontrata strada facendo dunque, non un obiettivo di mandato elettorale. Io mi dimetterei se comprendessi di non riuscire a realizzare il mio programma di governo».

Ha mai pensato che l’incarico di sindaco sia più arduo rispetto a quello che si attendeva, più arduo anche rispetto a ciò che lei si attende da se stesso?
«Nella seconda giunta Perazzoli ero vicesindaco ed ebbi la fortuna di detenere un gran numero di deleghe. Da sindaco è diverso, è ancora più difficile. Non tanto per il gran lavoro, ma per il peso enorme delle responsabilità e per la necessità di mantenere il necessario distacco dall’evento, per fare scelte dettate dall’equilibrio e non dall’emotività».
Com’è possibile un errore così grossolano nella vicenda dell’acquisto del Ballarin dal Demanio? Come è stato possibile trascurare il fatto che il bene non poteva essere venduto se non dopo dieci anni?
«Prima di eseguire l’acquisto dal Demanio, e in vista dell’operazione con la Fondazione, noi qui in Comune ci siamo fatti molte domande, le cui risposte alla fine ci hanno convinto ad andare avanti. Accetto una critica costruttiva che mi accusi di essermi ostinato sulla donazione modale piuttosto che su una concessione del diritto di superficie alla Fondazione. Non accetto invece chi sale in cattedra contro di me, senza però pensare al bene della città».

Crede di aver sbagliato nel gestire la vicenda Ballarin? Doveva coinvolgere di più il Consiglio comunale?
«C’è molto semplicismo nel dire che la vicenda Ballarin l’ho gestita io da solo. Ci sono stati cinque incontri con le associazioni di categoria, il comitato di quartiere, l’Organismo di partecipazione. Oltre a una riunione pubblica con tutti i soggetti interessati, le commissioni consiliari, l’incontro con Tschumi. Approfondiamo le cose, prima di sentenziare».

Perché siete contrari a un restyling del Ballarin basato sulla finanza di progetto?
«Un project financing secondo noi non conserverebbe la destinazione prevalentemente a verde sportivo del Ballarin».
E un accordo di programma, che permetta a chi ristrutturi il vecchio stadio di ottenere concessioni edilizie in altre zone della città?
«Vorremmo consumare il meno possibile quel poco di territorio comunale che rimane inedificato. Abbiamo problemi nel reperire gli standard urbanistici, ovvero i metri quadri di servizi pubblici da garantire a ogni cittadino per legge».

Non avete mai pensato all’ipotesi di riqualificare il Ballarin, lasciando che rimanga uno stadio, una struttura sportiva?
«No. Uno stadio in quella posizione oggi è un errore urbanistico madornale, perché è un vero “tappo”. Non era così negli anni ’50, perché quella era periferia. Oggi manterrei del Ballarin solo il nome, per ricordare i due fratelli del Grande Torino».

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Una domanda al Gaspari assessore all’Urbanistica, a cui finora lei non ha mai risposto. Le pesanti critiche lanciate da Giorgio De Vecchis e riportate da Riviera Oggi verso due concessioni edilizie che sembrerebbero avere dei vizi, il fatto che in una di queste due concessioni sia coinvolto come privato cittadino un dipendente del Comune a lei molto vicino, su tutto ciò lei come risponde alla città?
«Nel caso della concessione edilizia per il concessionario della Toyota, il responsabile della mia segreteria Guido Renzi non è coinvolto né direttamente né indirettamente. Lui lavora in Comune con un contratto a tempo indeterminato part-time, perciò può avere altre attività lavorative. Lui è uno dei soci di una concessionaria di auto. Altri suoi soci hanno partecipazioni in un’ulteriore società, quella che ha ricevuto la concessione edilizia. E allora qual è il collegamento? Chi sta costruendo lì, con il mio segretario, non c’entra nulla».

Però è molto probabile, anzi è deducibile dagli atti, che quell’edificio, una volta costruito, venga affittato alla concessionaria di cui è socio il suo segretario. Non solo: come mai pochi anni fa il Comune negò la concessione agli stessi richiedenti per lo stesso progetto?
«Sfido chiunque a sostenere che io abbia mai sollecitato una pratica edilizia o che abbia mai chiesto a un tecnico del Comune quale fosse l’esito di una pratica. Su questo sono tranquillo a tal punto da non temere persino le intercettazioni ambientali, anzi auspico che vengano fatte. Il dirigente del settore Urbanistica, che peraltro aveva quel ruolo anche con Martinelli, è sempre autonomo nel decidere. Piuttosto mi viene un dubbio: sarà mica che prima che io abolissi la commissione edilizia (fu il primo atto del mio mandato, e non piacque all’opposizione) i permessi di costruire venivano vagliati da una commissione di tecnici e di politici, dove gli umori politici contavano più dei pareri tecnici? Sarà forse che dopo anni di valutazioni di questo genere, oggi finalmente i tecnici del Comune decidono in autonomia? Gli uffici del Comune, lo ribadisco, sono competenti e trasparenti. Non si può buttare fango su di loro o intimorirli come fa qualche consigliere. Altro discorso è se le accuse verso di me siano sostenute da prove certe. In quel caso invito chi mi accusa ad andare in Procura, prima di andare dai giornali. Altrimenti basta con il mettermi alla gogna, altrimenti la prossima volta in Procura ci vado io».

Sempre in tema di urbanistica, se l’italiano non è un’opinione, in una recente lettera ufficiale il dirigente e l’assessore all’Urbanistica della Provincia di Ascoli hanno bocciato la variante normativa all’articolo 48 del Prg, da voi tanto caldeggiato. Perchè?
«Di recente in una lettera chiedevo al presidente Massimo Rossi di operare la scelta forte di eliminare la commissione provinciale per il territorio. C’è già l’ufficio Urbanistica della Provincia, a che serve un organo che è poco tecnico e molto politico? Nel merito della vicenda, i chiarimenti richiestici dalla Provincia sono stati inviati e approvati. Poi arriva questa richiesta di ulteriori dati da questa commissione. E allora, delle due l’una: o si è sbagliata la Provincia, e questa commissione abbia il coraggio di dirlo, oppure noi siamo nel giusto».
Insomma, il Comune sarebbe vittima di tecnici politicizzati?
«Quella commissione mi sembra utile solo come strumento di battaglia. Andrebbe eliminata. E a proposito di trasparenza, mi spieghi il consigliere Bruno Gabrielli come faceva a sapere che sarebbe arrivata quella lettera dalla Provincia, visto che l’ha richiesta agli uffici prima che arrivasse».

Piano regolatore. Ce la farete ad approvarlo entro il 2011?
«Assolutamente sì»

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Caso Foodinvest: dopo l’innamoramento con Pignoletti (a proposito, non le sembra che l’amministrazione comunale si sia esposta troppo, facendo anche cerimonie ufficiali in Comune per un insediamento mai avvenuto) con il nuovo affittuario Vincenzo Ciulla siete un po’ freddini….
«Non ci innamorammo di Pignoletti. Era l’unico interessato a far ripartire lo stabilimento. Nella disperazione ci si attacca a tutto. Il suo piano industriale peraltro era buono, solo che non presentò le giuste garanzie economiche quando doveva farlo. Su Ciulla non siamo freddini, l’ho conosciuto e mi sembra abbia buone credenziali. Attendiamo il parere dei commissari giudiziali e dei giudici».

Da ex sindacalista le chiedo un giudizio sulla linea non omogenea seguita dai sindacati nella vicenda Foodinvest. È possibile un riavvicinamento, una nuova coesione fra i lavoratori?
«È come in politica, c’è gente che lavora per dividere. I sindacati non possono trasformarsi in tifoserie. Conta la serietà di un piano industriale, non altre valutazioni».

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Il prossimo bilancio del Comune sarà ingessato, niente Ici, pochi oneri di urbanizzazione. Sarà un Comune che investirà sempre meno. Cosa taglierete?
«Troveremo altre risorse vendendo gli ultimi immobili comunali alienabili, e puntando sui fondi europei, attrezzando al meglio il personale comunale addetto alle domande per i bandi. Sicuramente non taglieremo sui servizi sociali».

Gli esponenti della giunta non pagano per parcheggiare nei posti a pagamento, eccetto quelli sul lungomare. Abolirete mai questa delibera?
«Guardi, d’estate a noi della giunta ci capita di andare spesso sul lungomare per motivi inerenti al nostro lavoro politico. E lì paghiamo come tutti i cittadini. In centro città, è vero, non paghiamo. Però ci andiamo spesso, può servire per controllare i lavori in corso, ad esempio. Non è un motivo di lavoro? Perché pagare allora? Ci si chiede sempre quanto guadagna il sindaco o l’assessore, ma ci si interroga mai sul tanto tempo che dedica al lavoro?».

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Elezioni provinciali. Massimo Rossi merita la riconferma? Ha ben governato? Può essere il candidato unico di una “risorta” Unione di centrosinistra?
«Nel suo operato vedo più luci che ombre, anche se sul piano delle infrastrutture per la viabilità in Riviera ci voleva un’azione più forte. Rossi però deve accettare le primarie di coalizione. Non le veda come un atto di lesa maestà. Sono un nostro diritto e un nostro dovere».

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