SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una città che aspira a divenire il simbolo dell’arte contemporanea: questa è la San Benedetto immaginata dall’artista Ugo Nespolo, in questi giorni in città in occasione del concerto di Juliette Greco, per la quale Nespolo ha realizzato il manifesto oltre che le Chiavi d’Oro della città, consegnate alla musa dell’esistenzialismo direttamente dal sindaco Giovanni Gaspari.

Tante le idee e tanti gli artisti che si vogliono coinvolgere attraverso l’intermediazione dell’artista nato a Mosso: si pensa di realizzare due opere all’anno nel centro cittadino, tra Viale Buozzi, per esempio, con ipotesi di grandi mosaici, e quindi di creazioni artistiche nella zona portuale, il cuore più antico della città. Si ipotizza anche a mostre e convegni capaci di creare un trait d’union tra l’artista e i cittadini nel tentativo di diffondere l’arte, naturalmente anche per valorizzare artisti locali. Ruolo centrale, naturalmente, lo avrà la Palazzina Azzurra.

Nespolo è stato anche il simbolo di quella San Benedetto che, alla metà degli anni Novanta, sotto la guida dell’allora primo cittadino Paolo Perazzoli, cercò di approdare ad un nuova modernità artistica, scrollandosi di dosso l’etichetta di centro esclusivamente marinaro e turistico. Proprio alcune opere di Nespolo (Lavorare lavorare lavorare preferisco il rumore del mare, Lo sberleffo) hanno arricchito la passeggiata artistica del centro cittadino, grazie, anche, alle opere di artisti prestigiosi e di livello internazionale come Kostabi, Salvo, Baj, Consorti. Collaborazioni artistiche malamente interrotte durante l’amministrazione Martinelli ma che adesso la giunta Gaspari vuole riprendere.

«Ringrazio il sindaco per la lungimiranza di una città che vuole organizzare la sua immagine», ha aperto il suo intervento Nespolo, durante la conferenza stampa di sabato 17, «nell’intento di connotarsi culturalmente, e giustamente San Benedetto, essendo una città nuova, deve puntare sull’arte moderna. Ci tengo a precisare che tutti gli artisti, che hanno realizzato le loro opere nella città, non hanno percepito compensi dall’amministrazione comunale, che ha pagato solo i materiali di realizzazione. Non siamo certo missionari, ma abbiamo tutti accettato per il grande affetto che ci unisce alla città».

«Non esiste un’altra città in Italia con tante testimonianze di arte moderna per le sue strade come San Benedetto», ha aggiunto Nespolo, « per fare un esempio, Salvo non ha mai fatto una scultura oltre all’Elefantino, che si trova qui e non esiste altrove una scultura bronzea come “Il saluto di Ubu” di Enrico Baj».

«Un ringraziamento personale a Nespolo per aver riallacciato il rapporto con noi subito dopo il nostro insediamento», ha esordito così il sindaco Gaspari, «e perché ha dato la sua disponibilità a proseguire un progetto artistico per la nostra città, che era iniziato con lui. Un artista che si è innamorato di San Benedetto e che per noi è una specie di tutor, è lui che ha portato a San Benedetto gli altri artisti, le cui opere sono sparse per il centro a mescolarsi con il via vai quotidiano dei cittadini», ha aggiunto Gaspari.

Oltre a Gaspari, rappresentavano l’amministrazione comunale anche l’assessore alla Cultura Margherita Sorge e il dottor Gino Gentile, che insieme a Paolo Perazzoli, più di dieci anni fa, permise l’incontro tra San Benedetto e Ugo Nespolo.
Tutti concordi nella conclusione di Gaspari che le amministrazioni comunali dovrebbero essere i mecenati dell’arte come lo erano i signori medioevali, che accoglievano e promuovevano gli artisti della loro epoca.

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