di Claudio Maria Maffei

Premessa: Uno degli slogan preferiti dal centrodestra che governa le Marche è che il centrosinistra avrebbe tagliato posti letto e chiuso ospedali. Si tratta di un racconto che inventa un orco cattivo solo per cercare consensi a costo di sparare bugie e a inventare dati. Si dimostrerà qui la infondatezza del racconto del centrodestra e la sua pericolosità.

Qualche considerazione preliminare sui dati

I dati che verranno presentati si riferiscono oltre che alle Marche alle altre quattro Regioni con un numero di abitanti tra uno e due milioni di abitanti e quindi simili come dimensioni alle Marche (dati al 1 gennaio 2026). Si tratta delle Regioni Liguria, Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo. I dati sugli ospedali sono ricavati dal Portale Statistico dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali e sono aggiornati al 2024.

I dati sugli ospedali si riferiscono agli ospedali pubblici per acuti e quindi con un Pronto Soccorso. Nelle cinque Regioni prese in considerazione Le Case di cura sono poche e comunque hanno un peso complessivo basso e non hanno Pronto Soccorso.

I dati delle altre quattro Regioni: Liguria, Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo

Partiamo dalla Liguria (governata dal centrodestra) che con 1.510.000 abitanti e una densità di 279 abitanti per chilometro quadrato ha 6 ospedali con DEA di primo livello, 3 ospedali con DEA di secondo livello e 3 ospedali con Pronto Soccorso. Totale 12 ospedali con PS e DEA pari a un ospedale con 125.000 abitanti e a un ospedale con DEA ogni 168.000 abitanti.

Vediamo la Sardegna (governata per diversi anni dal centrodestra) che con 1.550.000 abitanti e una densità abitativa di 64 ha 7 DEA di primo livello, 2 DEA di secondo e 9 Pronto Soccorso. Totale 18 ospedali con DEA e PS pari a uno ogni 105.000 abitanti e uno con DEA ogni 172.000.

Il Friuli Venezia Giulia (governato dal centrodestra) che con 1, 2 milioni di abitanti e una densità abitativa di 150 ha un ospedale con DEA di primo livello, due ospedali con DEA di secondo livello, 8 ospedali con Pronto Soccorso e un ospedale con un Pronto Soccorso di Zona Disagiata (PSZD). Totale 12 ospedali con DEA, PS, o PSZD pari a uno ogni 100.000 abitanti e uno con DEA ogni 400.000.

L’Abruzzo (governato dal centrodestra) con 1,27 milioni abitanti e una densità abitativa di 117 ha 9 ospedali con DEA di primo livello e 7 ospedali con Pronto Soccorso. Totale 16 ospedali con DEA o PS pari a uno ogni 80.000 abitanti e uno ogni 141.000 abitanti.

Quanto ai posti letto agli ultimi dati ministeriali disponibili (Annuario Statistico Italiano del 2025 coi dati 2023) la situazione è questa in termini di posti letto pubblici per acuti previsti (numero ogni   1.000 abitanti): Liguria 3,2 (privati 0,1), Sardegna 3,3 (privati 0,4), Friuli Venezia Giulia 3,2 (privati 0,3) e Abruzzo 3,0 (privati 0,4).

I dati delle Marche

Le Marche con 1.480.000 abitanti e una densità di 377 abitanti ogni chilometro quadrato hanno 12 ospedali con un Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA) di primo livello (Fano, Urbino, Pesaro, Senigallia, Fabriano, Jesi, Civitanova Marche, Camerino, Macerata, Fermo, San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno), un ospedale con un DEA di secondo livello (Torrette), 2 ospedali con Pronto Soccorso (PS) e cioè quelli di San Severino Marche e Osimo, un ospedale con Pronto Soccorso specialistico (Salesi) più 2  ospedali con un Pronto Soccorso di Zona Disagiata (PSZD). Totale 18 ospedali con PS, DEA e PSZD pari a un ospedale ogni 82.000 abitanti e un ospedale con DEA ogni 115.000 abitanti che diventeranno 105 una volta che il nuovo INRCA sarà completato con il suo DEA di primo livello. Nel conteggio dei 18 ospedali non è ricompreso quello di Cingoli che pure il centrodestra sta provando a trasformare in un ospedale per acuti con Pronto Soccorso.

Quanto ai posti letto per acuti le Marche ne hanno 3,4 (di cui 0,3 privati accreditati) ogni 1.000 abitanti.

Conclusioni

Il commento dei dati presentati è semplice. In tutte le Regioni italiane le reti ospedaliere sono state rese negli ultimi 15 anni più efficaci ed efficienti concentrando gli ospedali per acuti che lavorano anche in urgenza, con una riduzione sia del numero degli ospedali che di quello dei posti letto. Prova di questo effetto viene data dal miglioramento dei risultati sia nella gestione dei casi acuti gravi, come l’infarto e l’ictus, che nella presa in carico territoriale delle malattie croniche come scompenso cardiaco e diabete. Risultato finale: l’attesa di vita alla nascita in Italia è particolarmente alta e nelle Marche lo è ancora di più. Questi dati sono ricavabili dal Programma Nazionale Esiti che dai dati ISTAT e dai  dati di confronto internazionale dell’OCSE (l’OCSE è l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).

Ciò premesso nelle Marche ci sono più ospedali e più posti letto per acuti che nelle altre quattro Regioni assimilabili come dimensioni: Liguria, Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo. Le Marche sono la Regione rispetto alla popolazione con più ospedali pubblici per acuti al pari dell’Abruzzo che però ha una popolazione più dispersa. Ce ne sono anche troppi, in particolare ce ne sono troppi con un Dipartimento di Emergenza e Accettazione e quindi con una Terapia Intensiva, una Cardiologia con Unità di Terapia Intensiva Coronarica (UTIC) e una Medicina d’Urgenza oltre a tutto il resto tranne le alte specialità. Si tratta di ospedali ad altissimo assorbimento di risorse che è pura follia non aver ridotto il loro numero accorpando Pesaro-Fano, Macerata-Civitanova Marche e Ascoli-San Benedetto del Tronto. Come effetto di questo eccesso molti ospedali lavorano nelle Marche a scartamento ridotto e i servizi territoriali sono depressi come effetto del sovra investimento sugli ospedali.

Il fatto più grave è che su questa frammentazione della rete ospedaliera delle Marche si poggia un programma di edilizia ospedaliera di oltre un miliardo di euro (di cui una buona parte non sono ancora disponibili) che renderà insopportabile il peso degli ospedali pubblici delle Marche sulla sanità pubblica della Regione. Ma su questo torneremo a parte. Nella foto l’attuale situazione della sanità picena.

PS: SPIEGAZIONE DEL DOTTOR MAFFEI AD UN NOSTRO DUBBIO

Visto che c’è venuto un dubbio sui dodici ospedali di Primo Livello elencati dal dottor Maffei nella Regione Marche, gli abbiamo chiesto spiegazioni. Secondo noi è sbagliato considerare due di primo Livello, uno per Ascoli Piceno e uno San Benedetto del Tronto ma uno… diviso in due. Al limite.

Come sempre siamo stati esauditi con una spiegazione che più logica non si può. Ecco il chiarimento dell’ex direttore sanitario Inrca.

“L’Ospedale di San Benedetto come risulta alla Agenzia Nazionale dei Servizi Sanitari Regionali (Agenas) organo del Ministero della Sanità

Al livello centrale l’Ospedale di San Benedetto del Tronto figura come un ospedale con un Dipartimento di Emergenza e Accettazione di Primo Livello (DEA I) senza un ruolo nella rete cardiologica, ma con un ruolo “spoke” nelle rete dell’Ictus  (Stroke unit di primo livello) e un ruolo spoke nella rete del trauma (con un Centro Trauma di Zona, CTZ). Invece quello di Ascoli Piceno è un centro Hub per la rete cardiologica con l’emodinamica, ma non partecipa alla rete dell’ictus. Ha anche lui un ruolo spoke nella rete del trauma e un DEA di primo livello).

Ovviamente in questo modo a ognuno dei due ospedali manca uno per fare trentuno, anzi di più. E qualcosa ce l’hanno doppio, comprese doppie guardie anestesiologiche, chirurgiche, mediche, radiologiche, di laboratorio, di blocco operatorio, di area intensiva. Il che vuol dire meno attività programmata e più liste di attesa. Ma sulla carta tutti e due hanno un DEA di primo livello. Un capolavoro“.