TUTTA LA VERITÁ NIENT’ALTRO CHE LA VERITÁ – La regione italiana con la sanità migliore è il Veneto. Lo afferma il Nuovo sistema di garanzia del Ministero della Salute, basato sul monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza e riferito al 2024.

Alle spalle del Veneto si trovano Emilia-Romagna e Toscana, seguite da Piemonte, Provincia autonoma di Trento e Lombardia. Le Marche, con 237 punti, sono invece all’undicesimo posto, in peggioramento rispetto al 2023.

Il sistema assegna a ogni regione un punteggio nelle tre macro aree della prevenzione, dell’assistenza distrettuale e di quella ospedaliera. Le Marche ottengono risultati soddisfacenti nelle ultime due, mentre vanno malissimo nella prevenzione.

Una parola che chi governa la Regione sembra spesso dimenticare, troppo impegnato a parlare di cantieri, nuove strutture e muri da costruire.

Prevenzione significa vaccinazioni, diagnosi precoce dei tumori, controllo dell’inquinamento ambientale, promozione di stili di vita sani e città più vivibili. Non è un aspetto secondario della sanità: è ciò che permette di evitare malattie, ricoveri e costi futuri.

La classifica complessiva è la seguente:

Veneto 288 punti; Emilia-Romagna 282; Toscana 280; Piemonte 272; Provincia autonoma di Trento 271; Lombardia 270; Umbria 254; Liguria 250; Friuli Venezia Giulia 248; Puglia 242; Marche e Lazio 237; Abruzzo 229; Valle d’Aosta 213; Sardegna 212; Campania 209; Provincia autonoma di Bolzano 206; Basilicata 205; Sicilia 196; Molise 192; Calabria 189.

Sotto le Marche troviamo quasi esclusivamente regioni del Mezzogiorno, che storicamente soffrono maggiori difficoltà nel sistema sanitario, oltre alla Valle d’Aosta e alla Provincia autonoma di Bolzano. Non proprio un risultato del quale andare fieri. Come ricorda spesso l’esperto di sanità Claudio Maria Maffei, continuare a pensare soltanto ai cantieri e alle mura significa trascurare la qualità dei servizi e il personale.

Un problema ancora più evidente nel Piceno, dove l’ipotesi di mantenere due mezzi ospedali, invece di realizzarne uno vero e completo, aumenterebbe sia i costi sia la necessità di medici, infermieri e operatori sanitari. Personale che già oggi è difficile trovare.

Torno quindi su una questione che considero fondamentale.

Il consigliere regionale Andrea Assenti sta spingendo con forza per la costruzione di un nuovo ospedale a Ragnola, senza però riuscire a spiegare fino in fondo le ragioni di questa scelta e senza chiarire quale sarebbe il futuro dell’attuale “Madonna del Soccorso”.

Misteri della politica.

Negli anni Novanta iniziò il progressivo declassamento dell’ospedale sambenedettese. A noi cittadini, ai lavoratori della sanità e alla politica locale venne fornita una spiegazione precisa e persino logica: una provincia piccola come quella di Ascoli Piceno non poteva sostenere i costi di due ospedali completi, con doppie attrezzature, reparti e personale. La soluzione prospettata era un unico grande ospedale, collocato tra la costa e la montagna, capace di servire l’intero territorio.

Nessuno può smentirmi, perché è la sacrosanta verità e chiunque abbia vissuto quegli anni può verificarlo.

Pensavamo: stanno ridimensionando il “Madonna del Soccorso” e favorendo il “Mazzoni” perché, alla fine, verrà costruito un nuovo ospedale unico che non penalizzerà nessuna parte della provincia, costa compresa.

Quando la giunta Ceriscioli annunciò finalmente quella soluzione, molti medici, infermieri ed esperti di sanità accolsero la notizia con soddisfazione.

Poi arrivò il grande inganno.

Un incredibile harakiri dei cittadini sambenedettesi consentì alla politica ascolana, guidata da Guido Castelli – un gigante rispetto ai nostri rappresentanti – di ribaltare completamente la situazione a proprio favore.

Castelli ha giocato come il gatto con il topo: “concedendo false speranze di fuga o di salvezza per prolungare la sottomissione della sua vittima” Dai dizionari.

E il gioco continua. Oggi si ipotizza di costruire un nuovo ospedale a Ragnola, lasciando San Benedetto con due strutture tutte da decifrare e occupando un’area strategica per il futuro turistico della città.

La fotografia allegata dimostra che in quella zona potrebbe nascere ben altro: per esempio una grande attrazione turistica destinata a bambini, famiglie e visitatori.

Invece continuiamo a discutere di nuovi muri, mentre la prevenzione peggiora, il personale manca e nessuno spiega quale sarà il destino del “Madonna del Soccorso”.

Di questo passo avremo forse più cantieri. Ma non necessariamente una sanità migliore. Anzi.

IL DIRETTORE

PS: Mi auguro cne nel prossimo “Question time” di San Benedetto si parli anche di questo gravissimo e grandissimo problema