NOTA DEL DIRETTORE: Non sono proprio ignorante in materia ma mi piacerebbe che le mie piccole conoscenze fossero migliorate da chi ne sa più di me. Ma pare che le considerazioni sull’andamento della sanità regionale, e in particolare quelle sul Piceno, hanno sempre la stessa voce (il dottor Maffei), senza mai un contradditorio nel merito da parte di altri esperti come lui, magari più vicini all’attuale Giunta regionale. Silenzio assoluto. Un dialogo che sarebbe utile, non solo al sottoscritto ma a  tutti i cittadini ai quali sta a cuore la salute. L’unica replica, e non da sanitari, ma da chi governa la regione Marche: “Non ascoltatelo è un uomo di sinistra!“. A me non basta, a voi?
ANCONA – “Abbiamo sempre concordato sul fatto che la scelta più opportuna sarebbe stata quella di fare un nuovo ospedale che ricomprendesse le attività dei due ospedali di San Benedetto del Tronto e di Ascoli Piceno. Questa scelta è sempre stata considerata di carattere politico, mentre era ed è una scelta di semplice buon senso. Due ospedali distinti a così breve distanza di spazio si impicciano tra loro di fatto aumentando i costi e abbassando efficienza e qualità. Lo abbiamo detto e ripetuto presentando dati ed esempi, ma tutto è stato inutile, prima per i tentennamenti del centrosinistra e poi per la scelta solo politica del centrodestra di tenere distinti i due ospedali con i risultati che tutti vedono: difficoltà di funzionare bene dei due ospedali e servizi territoriali “depressi” per carenza di risorse. Si pensi solo ai servizi di salute mentale che nelle Marche l’anno scorso una società scientifica ha definito come i più arretrati d’Italia.
In cambio le Giunte Acquaroli hanno promesso un nuovo ospedale a San Benedetto del Tronto e una palazzina dell’emergenza ad Ascoli Piceno. Ma può essere che nessuno si accorga che questi due progetti non stanno facendo un passo in avanti mentre tutte gli altri progetti vanno avanti, seppure a rilento, progetti che riguardano due nuovi ospedali (Pesaro e Macerata), cinque palazzine dell’emergenza (Fano, Senigallia, Urbino, Fabriano e Civitanova Marche) più 9 ospedali di comunità e una ventina di Case della Comunità? Le risorse per completare questo faraonico programma non ci sono, per non parlare delle attrezzature e degli arredi. È evidente che chi parte più tardi si troverà in enorme difficoltà.
I cittadini del Piceno meritano chiarezza non tanto per soffocare le polemiche, ma per capire quali sono gli impegni che la Regione si prende davvero, dati e cifre alla mano. Nel frattempo i lavori, come quelli per la cardiologia di Ascoli Piceno, vengono fatti pescando nel fondo sanitario regionale destinato soprattutto alla gestione e non agli investimenti.
Ma la chiarezza che il Piceno merita, lo merita tutta la Regione che vive in attesa che le mille promesse di nuove strutture non siano solo una successione di comunicati stampa e visite dell’Assessore ai lavori pubblici, ma nuovi servizi che se arriveranno arriveranno tra anni, molti anni.
Le uniche strutture che corrono (a modo loro)  sono l’ospedale di Pergola e la struttura di Cagli che sono il bacino elettorale di quell’Assessore. Anche questo merita una riflessione. Strutture che raddoppiano in teoria le attività attuali, mentre il resto della Regione arranca.
Ma di tutto questo il nuovo Assessore che dice?”
Firmato: Claudio Maria Maffei