A partire dal 7 aprile, l’aggettivo “artigianale” non sarà più utilizzabile liberamente nella comunicazione commerciale. Con l’entrata in vigore della nuova norma prevista dalla legge annuale per le Pmi, l’utilizzo dei termini “artigianato” e “artigianale” viene infatti riservato alle imprese iscritte all’Albo degli artigiani e che realizzano direttamente i beni o i servizi così definiti.

La misura introduce un cambio di paradigma rilevante nel rapporto tra linguaggio commerciale e realtà produttiva: da oggi, non sarà più sufficiente evocare qualità o lavorazioni manuali per utilizzare queste denominazioni, ma sarà necessario possedere i requisiti formali previsti dalla normativa.

Le sanzioni previste per l’uso improprio non sono marginali: fino all’1% del fatturato dell’impresa, con un minimo fissato a 25.000 euro. Un impianto sanzionatorio che punta a scoraggiare pratiche considerate ingannevoli e a rafforzare la trasparenza nei confronti dei consumatori.

Secondo le associazioni di categoria, la norma rappresenta un passo atteso per riportare chiarezza in un mercato in cui il termine “artigianale” è stato spesso utilizzato come leva di marketing, talvolta senza un reale riscontro nei processi produttivi.

“Si tratta di una tutela importante sia per le imprese che operano realmente nel settore sia per i consumatori”, sottolineano Arianna Trillini e Francesco Balloni, rispettivamente presidente e direttore di CNA Picena, che hanno commentato la nuova normativa.

La portata della norma si riflette anche sui dati del settore. Nel Piceno, secondo l’ultimo rapporto Ebam aggiornato al 31 dicembre 2025, risultano 4.935 imprese artigiane su un totale di 18.746 aziende attive, pari al 26,3% del tessuto imprenditoriale locale. Tuttavia, il comparto mostra segnali di rallentamento: nell’ultimo anno si registra un tasso di crescita negativo (-0,54%), con 308 nuove iscrizioni a fronte di 335 cessazioni.

Numeri che evidenziano, da un lato, la centralità dell’artigianato nell’economia locale e, dall’altro, le difficoltà di un settore che continua a confrontarsi con trasformazioni strutturali, pressione competitiva e cambiamenti nei modelli di consumo.

La nuova disciplina interviene dunque su un terreno delicato: quello della fiducia. Da oggi, il termine “artigianale” assume un significato giuridico preciso, sottraendosi alle interpretazioni arbitrarie del marketing. Resta da verificare, nei prossimi mesi, l’effettiva capacità delle autorità di garantire controlli capillari e l’impatto concreto della norma sulle strategie comunicative delle imprese.

Per i consumatori, l’obiettivo è offrire una maggiore trasparenza nelle scelte d’acquisto. Per le imprese, si apre invece una fase di adeguamento in cui il linguaggio dovrà essere allineato non solo all’identità del prodotto, ma anche ai requisiti formali richiesti dalla legge.