Riviera Oggi è un giornale online nato nel 2001 (Dal 1992 in formato cartaceo), tra i primi tre in Italia. La Nuova Riviera è nato molti anni dopo, con una denominazione che ancora oggi trae in inganno numerosi lettori. È accaduto anche stamattina. Una scorrettezza evidente, tanto che da tempo qualcuno mi suggerisce di portare la questione in Tribunale, con altissime probabilità di vittoria. Non l’ho mai fatto, per principio: non amo i tribunali e, soprattutto, perché la nostra identità di giornale libero, non schiavo del potere ma suo controllore, è sotto gli occhi di tutti e sembra che sia impossibile imitare, cosa che però noi auspichiamo spesso.

PUNTO/DISAPPUNTO. Un mio collaboratore mi ha segnalato un articolo pubblicato dalla testata che scopiazza il nostro nome, nel quale compaiono numerose mezze verità e giri di parole che un giornalista non dovrebbe mai usare. Riguarda l’ex presidente della Samb Franco Fedeli. Chiarire l’altra metà della storia è doveroso, soprattutto nei confronti dei cittadini sambenedettesi.

Preciso innanzitutto che il nome di Franco Fedeli è emerso nella trasmissione Scienziati nel Pallone all’interno di un discorso sui potenziali imprenditori interessati alla Sambenedettese. Non è stato fatto da un tifoso, ma in un contesto giornalistico ben preciso.

La mezza verità. Dire che Fedeli non ha mai pensato a un coinvolgimento societario e/o come sponsor della Samb è vero. Ma è anche una verità fuorviante. Semplicemente perché non è mai stata nei suoi pensieri una partecipazione parziale. Presentare questa circostanza come una smentita equivale a usare un giro di parole per far credere una cosa diversa, confondendo la tifoseria.

La realtà dei fatti

  1. Franco Fedeli mi chiama – io non l’ho mai chiamato – con una certa frequenza per sapere della Sambenedettese, lasciando intendere, almeno a me, di esserne interessato. Soprattutto dopo sconfitte che portano la squadra in zone di classifica pericolose. “Con me ha fatto sempre i play off e sfiorato la Serie B”.
  2. Ho detto chiaramente in trasmissione che, a mio avviso, Fedeli contatta anche altri giornalisti per le stesse ragioni. Può darsi di no, ma una cosa è certa: non ha mai chiamato l’autore dell’articolo delle mezze verità.
  3. A chi si chiede perché abbia ceduto la Sambenedettese a Domenico Serafino, rispondo come sempre con fatti e parole dirette. Io gliel’ho chiesto più volte, e la sua risposta è sempre stata la stessa: “Non ero più compatibile con la tifoseria, soprattutto per le offese da tastiera. Avevo deciso di portare i registri al sindaco quando mi è arrivata un’offerta che ho ritenuto giusta. L’ho accettata come avrebbe fatto chiunque nella mia situazione”.

Gli ho posto spesso l’obiezione più pesante: “C’è chi ti accusa di aver venduto a un acquirente che ha portato la Samb all’ennesimo fallimento, sapendo cosa sarebbe successo”. La sua risposta è stata netta: “Giuro che non lo sapevo. E come me non lo sapeva nessun altro a San Benedetto, come dimostra l’accoglienza entusiasta riservata a Serafino, tra grandi acquisti e promesse. Ve ne siete accorti dopo un anno e mezzo”.

Anch’io posso non credere alle parole di un ex presidente della Sambenedettese. Ma non ho prove – e le ho cercate più volte – per affermare il contrario. Quindi non ho motivi per non credergli.

Chi le ha, ce le dica. Riviera Oggi le pubblicherebbe immediatamente. Anche due indizi seri potrebbero aprire la strada a una prova. Chi può, si faccia avanti.

L’ultima verità. C’è una richiesta che faccio sempre a Fedeli: se un giorno dovesse davvero tornare alla Sambenedettese, dovrebbe farlo solo per stravincere il campionato, come sta facendo quest’anno il Vicenza. E… magari ripetersi in serie B. Altrimenti, meglio lasciar perdere. Nei suoi anni sambenedettesi, infatti, ha avuto il “braccio corto” rispetto alle sue reali potenzialità economiche. E anche questo è un dato di fatto, non un’opinione.