OSPEDALE UNICO. Queste le considerazioni dell’ingegnere manager Mario Maresca e di seguito la risposta di un altro esperto di sanità come il dottor Claudio Maria Maffei
MARIO MARESCA: “Caro Claudio (Maffei ndr), il Piceno ha perso il treno dello sviluppo sanitario già dal 2005. Dopo 20 anni con gli attuali indirizzi politici ricostruire qualità ed efficienza e senza un significativo cambio di passo rimane una chimera. La gente non ascolta è distratta dalle….. promesse, vive di ideologie lontane dalla realtà, il TEMPO non ha valore e quando si sveglierà dovrà solo mettere mano al portafoglio per poter usufruire dei propri diritti. L’ ordine che vige nel Piceno è zittiteli, Stampa e Conferenza dei Sindaci in testa, NON DISTURBARE il MANOVRATORE, il MARCHESE del GRILLO impera su una imbelle e decadente classe dirigente. La speranza, oltre al costante impegno, sta nell’ auspicabile risveglio di quella parte dei piceni con senso civico che cominci finalmente a riflettere e comunque a confrontarsi e farsi un idea reale delle prospettive di VITA. Io sono come sempre a disposizione gratis. Ciao”
CLAUDIO MARIA MAFFEI: “Caro ingegnere Maresca, quando parli del “nuovo” (se mai si farà visto che non è finanziato) ospedale di San Benedetto del Tronto dici una grande verità: affosserà sia quello di Ascoli Piceno che quello di San Benedetto del Tronto e soprattutto affosserà tutta la sanità del Piceno. Unica magrissima consolazione: allo stesso modo verrà affossata tutta la sanità regionale.
Il ragazzo nella foto vicino a me è il mio amico Mario Maresca, ingegnere manager, innamorato delle Marche (dove ha scelto di vivere) e appassionato della sanità pubblica. Ha diretto le Aziende Sanitarie Locali di Civitanova Marche e di Ascoli Piceno e quella di Chieti in Abruzzo. Ovunque ha lasciato il segno di una persona che analizza, coinvolge e decide. Alle elezioni regionali questo mio giovane amico si è candidato per Progetto Marche a sostegno di Matteo Ricci in Provincia di Ascoli Piceno dove vive reincrociando il suo percorso con quello di Michele Caporossi, altro amico che con lui aveva lavorato.
Bene, da sempre Mario si è battuto per l’ospedale unico Ascoli Piceno-San Benedetto del Tronto perché da manager vero qual è ha subito colto le potenzialità di un progetto di integrazione e i pericoli della frammentazione ospedaliera. Chiunque capirebbe che mantenere i due ospedali distinti vuole dire:
- impegnare alcune decine di medici e un numero almeno doppio di altri professionisti e operatori (come infermieri e operatori socio-sanitari) in un sistema di guardie raddoppiato, uno per presidio (Pronto Soccorso, Medicina d’urgenza, Cardiologia e Unità di Terapia Intensiva, Terapia Intensiva, anestesiologica, Blocco Operatorio, area medica, area chirurgica, area pediatrica, area ginecologico-ostetrica, area radiologica e area di laboratorio analisi);
- ridurre di conseguenza l’attività programmata sia ambulatoriale che chirurgica con allungamento delle liste di attesa;
- sottoutilizzare i posti letto di area critica (terapie intensive e sub-intensive);
- sottoutilizzare le tecnologie e i blocchi operatori;
- avere due ospedali comunque incompleti e meno attrattivi per professionisti e pazienti;
- aumentare i costi di gestione e manutenzione.
Se questo era vero oltre venti anni fa, quando Mario si batteva per l’Ospedale Unico del Piceno, figuriamoci oggi che:
- vi è una grande carenza di infermieri e di specialisti in discipline chiave come la medicina d’emergenza-urgenza, la anestesia e rianimazione e la chirurgia generale;
- gli ospedali si reggono in aree chiave (punti nascita e Dipartimenti di Emergenza e Accettazione) con i medici a gettone nelle loro varie forme;
- nel territorio vanno sviluppate le attività nuove come le Case della Comunità e gli infermieri di famiglia e di comunità;
- il finanziamento della sanità non riesce a star dietro nemmeno all’aumento dei costi legati all’inflazione.
E quindi quando a ridosso delle elezioni viene rilanciato il progetto (non finanziato) dell’Ospedale di San Benedetto del Tronto, Mario la sua preoccupazione per tutta la sanità del Piceno.
Già il progetto è assurdo: il “nuovo” ospedale sambenedettese (oltretutto con l’aggravante che è ipotizzato a Ragnola in pieno centro turistico di San Benedetto del Tronto. Ndd) avrà la stroke unit per l’ictus, ma non la unità di terapia intensiva coronarica e l’emodinamica per l’infarto, avrà l’otorinolaringoiatra, ma non l’oculistica, avrà la geriatria, ma non la pneumologia e le malattie infettive, avrà la medicina d’urgenza e non gli specialisti per farla funzionare. Ma avrà il doppio di tutto il resto con meno qualità ed efficienza di quelle che una unica struttura garantirebbe.
E l’Ospedale di Ascoli Piceno? Sarà un mezzo ospedale di primo livello con tutti i problemi complementari a quelli dell’Ospedale di San Benedetto del Tronto. Ma chi difenderà i cittadini del Piceno e di tutte le Marche da tanta sciatteria, incompetenza e arroganza? Grazie Mario. Io ci metto la penna ma tu la faccia. E questa vale molto di più.”
In aggiunta due commenti alle considerazioni dei due super esperti di sanità, uno del dottor Nicola Baiocchi e uno del sottoscritto.
Nicola Baiocchi: “Perché non si parla mai di ospedale unico tra Jesi e Senigallia, due distretti che hanno 185.000 abitanti e Torrette a 30 km? Il Piceno ne ha 200.000 ma serve l’ospedale unico, con Torrette a 90 km” Perché la sanità non è mai uguale in tutta la Regione?”
Nazzareno Perotti: “Ma è molto chiaro e lo scrivi. Perchè Torrette è a 30 km da Jesi e Senigallia e a 90 km dal Piceno. Un ospedale di Primo Livello (e non un improbabile mezzo ospedale in un posto sbagliato, oltretutto) la costa poteva averlo a 15 km di superstrada e non a 30 come adesso. Elementare Watson.

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