SAN BENEDETTO – C’è chi, come l’attuale consigliere regionale sambenedettese continua a fare promesse (finora mai mantenute) e si vanta di aver voluto un ospedaletto a Ragnola. L’improbabile realizzazione sarebbe un danno incalcolabile: nel cuore della Riviera delle Palme, a duecento metri dal mare, sacrificando turismo e sviluppo. In quell’area dovrebbero nascere strutture sportive, spazi verdi, luoghi di divertimento. Lo ricorda spesso l’imprenditore Pietro Canducci, quando scrive sui social che “il turismo sta morendo” a San Benedetto.

Chi governerà la Regione Marche dopo settembre avrà vita facile: sarà difficile fare peggio, per la città capofila della nostra riviera, nei prossimi cinque anni. Non a caso, nella mia recente intervista a Matteo Ricci ho chiesto se tra i candidati ci sarà  un uomo forte della riviera, non l’ennesimo “signorsì” che, al limite fa comodo solo al nord delle Marche.

Le considerazioni di Elly Schlein – impossibili da negare – ricordano da vicino quelle con cui, cinque anni fa, Guido Castelli e il centrodestra conquistarono la Regione promettendo anche cose assurde tipo “due ospedali di primo livello, uno ad Ascoli e uno a San Benedetto”. Il problema però, cara Schlein  non sono le mura, ma chi ci lavora dentro. E il personale, già oggi, non basta.

Lo conferma uno dei massimi esperti del settore: Claudio Maria Maffei, ex direttore sanitario dell’IRCA. Come si può varare un piano di edilizia ospedaliera da oltre un miliardo senza un “piano regolatore degli ospedali”? Il rischio? “Mi chiedo: chi sarà chiamato quantomeno a dare spiegazioni quando in futuro questa bolla del programma di edilizia ospedaliera della Regione Marche scoppierà (è molto probabile che succederà abbastanza presto) con cantieri sospesi o non aperti e strutture al di sotto della soglia di operatività che giustifichino quell’ordine di grandezza degli investimenti. Ma a settembre si vota e a quel programma sono legati tanti voti”. Anche per colpa di un modo di informare spesso asservito al potere, aggiungo io..

[Articolo completo di Maffei]

Intanto un gruppo di associazioni e realtà sanitarie ha pubblicato un manifesto (sui social) che indica i valori e le priorità per il futuro: più prevenzione, più assistenza sul territorio, più integrazione socio-sanitaria, più attenzione ai più deboli, più governo pubblico, più partecipazione dei cittadini e meno scelte calate sui bacini elettorali, meno spazio al privato e meno dirigenti compiacenti.

“Un modello opposto a quello portato avanti negli ultimi cinque anni. E, soprattutto, un modello già testimoniato ogni giorno da chi lavora davvero nella sanità”, ha commentato Claudio Maria Maffei