UN RICORDO PERSONALE DEL NOSTRO DIRETTORE
San Benedetto – Con profonda commozione ho appreso oggi, alle ore 8, la notizia della scomparsa di don Franco Monterubbianesi, figura luminosa della Chiesa italiana e fondatore della Comunità di Capodarco. Aveva 94 anni, ma chi lo conosceva sa bene che il suo entusiasmo e la sua capacità di guardare al futuro erano quelle di un giovane con idee sempre rivolte al bene degli ultimi.
È stato il mio professore di religione al Montani di Fermo e, negli anni, tra noi si è costruito un forte legame di stima e amicizia. L’ho intervistato più volte per raccontare il suo impegno instancabile. Ricordo con affetto quella volta in cui, invece di concedermi un’intervista telefonica da Roma, preferì venire a trovarci direttamente nella redazione di Riviera Oggi a San Benedetto. Un gesto che dice molto della sua generosità e della sua disponibilità all’ascolto.
Della sua opera e del suo cammino religioso troverete oggi ampi resoconti su tutte le testate nazionali. Don Franco fondò negli anni Sessanta la Comunità di Capodarco e, da allora, il suo impegno sociale e spirituale non si è mai fermato, proseguendo per decenni anche a Roma.
Io desidero ricordarlo soprattutto per la sua fedeltà affettuosa alla nostra classe V Chimici F, diplomatasi nel 1966. È sempre stato presente ai nostri incontri commemorativi – dai 25, ai 40, ai 50 anni dal diploma. L’ultima volta fu il 30 giugno di due anni fa, a San Benedetto, al ristorante Rustichello CLICCA QUI (intervista a Don Franco dal minuto 16′ 30″) una giornata memorabile trascorsa con i miei compagni, ormai quasi tutti ottantenni. Di quell’incontro custodiamo un video che ora diventa testimonianza preziosa. (Nazzareno Perotti)
La salma è esposta nella Cappella della Comunità di Capodarco di Fermo. I funerali si terranno giovedì 29 maggio alle ore 15, nel Duomo di Fermo.
Don Franco Monterubbianesi: “Oggi i veri emarginati sono i giovani”
Segue la nota di cordoglio della Comunità di Capodarco:
FERMO – Don Franco nasce a Fermo il 30 Maggio del 1931. Il babbo lavorava al Collegio Montani di Fermo, la mamma casalinga, era il primogenito con una sorella sposata con Giovanni, ora scomparsa, zio di quattro nipoti di cui due gemelle. Dopo l’iscrizione alla facoltà di Medicina, chiede di farsi prete. Lo mandano al Collegio Capranica a Roma, dove studia teologia e filosofia. Rientra a Fermo e insegna filosofia in Seminario. E’ ordinato sacerdote il 19 Agosto del 1956. Ha uno stile tutto suo di insegnamento che il rettore del Seminario Mons. Cardenà non condivide. Frequenta il mondo della disabilità con i treni degli ammalati dell’Unitalsi.
L’Arcivescovo Perini lo incoraggia a far qualcosa per i ragazzi e le ragazze spesso istituzionalizzati in Centri riabilitativi, in realtà semplici contenitori. In una celebre lettera alcuni di loro scrivono di essere stati bene nei tre giorni di pellegrinaggio, ma chiedono qualcosa di più per il futuro. Sorretto da Marisa Galli di Servigliano, donna forte, con una grave disabilità, inizia una vera e propria avventura. Cerca una casa prima a Loreto, poi individua una villa abbandonata a Capodarco. Il primo titolo della casa è “Centro comunitario Gesù risorto”. Il tema della risurrezione rientra spesso nei suoi progetti.
Gli inizi della Comunità (Natale del 1966) sono veramente poveri. Donazioni per vivere, comprese le vettovaglie, il cibo, le coperte, le lenzuola. Sono di aiuto gli studenti del Montani di cui Don Franco era professore di religione. La città reagisce bene. Ancora oggi molte persone ricordano quegli anni come significativi della loro giovinezza. In poco tempo l’ipotesi della Comunità è conosciuta in Italia. Arrivano disabili da varie Regioni. Il clima è entusiasta. Si apre la prospettiva di matrimoni tra persone con disabilità. Nascono i primi figli.
I punti salienti del programma erano: il rispetto delle persone, il lavoro, la progettualità.
Lo spirito della Comunità è sorretto da molti giovani che abbiamo chiamato il «’68 minore»: quanti in alternativa alla politica, si sono dedicati al sociale. Dal 1970 gruppi di persone della stessa Regione fondano Comunità locali in Sardegna, Fabriano, Gubbio, Perugia, Volano poi man mano, fino ad arrivare in Calabria, in Sicilia, in Puglia, in Campania, in Veneto. Attualmente sono 13 Comunità in Italia. Più tardi si apriranno Comunità in Ecuador, Albania, Camerun e Kossovo. La nostra Comunità di Capodarco di Fermo rimane la casa madre, dove Don Franco da circa un anno è tornato a vivere.
Nel 1973 Don Franco si ostina a voler aprire una Comunità a Roma. E’ un gran fiorire di corsi professionali, di cooperative, di gruppi, di famiglie sparse nella città. Tra queste la cooperativa Agricoltura Capodarco. La grande idealità che ha sempre contraddistinto l’agire di Don Franco si è scontrata con la dura realtà economica fino ad essere costretti ad affidarla ad altri. Egli è molto attento ai giovani: accoglie i primi obiettori di coscienza, è favorevole al servizio civile.
Guardando a ritroso, il messaggio lasciatoci da Don Franco può essere così riassunto:
– accogliere le persone con limiti fisici e piscologici, madri e minori bisognosi di aiuto, ragazzi tossicodipendenti, rispettando storie e sogni
– alimentare sempre l’attenzione a quanto il territorio richiede
– creare comunità come strumento indispensabile per dare sostegno
Da qui nasce lo spirito evangelico che unisce anima e corpo, singoli e gruppi.
Una teologia capace di esprimere la completezza evangelica rispettando i tempi dello Spirito.

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