SAN BENEDETTO- Scritt0 a quattro mani, il libro vuole mettere in luce il chiaroscuro di vicende tutte al femminile. Donne coraggiose, determinate e pronte a reagire sono i personaggi principali che si muovono all’interno di narrazioni realmente accadute e che diventano esempi da seguire. Abbiamo intervistato le autrici Elvira Apone e Olga Merli in occasione della presentazione del loro lavoro.

L’incontro di presentazione del libro si terrà venerdì 10 Gennaio 2024 alle ore 18:00 presso Palazzo Bice Piacentini (Paese Alto) a San Benedetto. L’evento, organizzato dall’associazione culturale “I luoghi della scrittura” e dalla libreria “Libri ed eventi”, si colloca nell’ambito della 43esima rassegna “Incontri con l’autore”

Come nasce l’idea di questo libro?

Elvira Apone: Questo libro è nato vari anni fa, per caso, un giorno in cui, confrontandoci io e Olga, abbiamo scoperto di conoscere e aver conosciuto donne la cui storia valeva la pena di essere raccontata: storie dal forte impatto emotivo, storie di coraggio, di sacrificio, di determinazione e di riscatto; storie, sotto certi aspetti, anche di sconfitta, ma che potessero essere comunque di esempio per i forti messaggi che veicolavano e veicolano.

Olga Merli: Direi che è stata una necessità! Raccontare le donne oltre i consueti cliché. E raccontarle non soltanto compresse all’interno del ruolo di vittime di situazioni, persone, del destino ma, principalmente, nella sequenzialità non scontata di un processo di crescita, nel passaggio tra un atteggiamento reattivo a quello proattivo.

Non vi è stato spirito di rivendicazione di alcuna condizione femminile in questo romanzo. Abbiamo tentato di raccontare le donne senza scadere in un linguaggio esternamente e vacuamente significante ma cercando di raggiungerne il significato più profondo, per certi versi più vero. Le storie delle donne che abbiamo narrato non sono state tradotte attraverso il filtro della percezione sociale attuale ma riportandone il loro sguardo più autentico, persino istintuale, in una dimensionalità che ne mostra i punti di forza e di debolezza, senza sconti né esaltazione ma semplicemente nella loro più naturale complessità.

Come mai avete scelto di narrare storie vere?

Elvira Apone: Io personalmente amo molto il realismo in letteratura, amo le storie realmente vissute perché, secondo me, hanno in sé il sapore della verità. In questo caso, andando anche indietro nel tempo, fino agli anni ’40 del secolo scorso, le storie vere c’erano già, dovevamo solo fissarle sulla carta.

Olga Merli: Perché la società risponde a un bisogno di conoscenza multi prospettico. A uno sguardo che non si riduca all’atto del guardare attraverso gli occhi, come siamo abituati nello spirito quasi voyeuristico che accomuna le percezioni odierne. Il nostro è stato un lavoro di scavo, quasi un riportare alla luce le vicende più intime delle protagoniste del romanzo, attraverso le sfumature di una vasta gamma di emozioni e di rispecchiamento, senza tralasciare un imprinting quasi neorealista. Abbiamo cercato di restituire una fedele registrazione biografica nella narrazione, tramite uno sguardo coinvolto e coinvolgente nella sua crudezza che non si limita a scrutare esternamente e da lontano, in zona di comfort, ma che prova ad avvicinare, che cerca di toccare letteralmente la realtà delle vite di queste donne, che le pone in relazione con sé stesse, tra loro e con il lettore in una sorta di risonanza viscerale.

 

Come è nata la vostra collaborazione?

Elvira Apone: Ci siamo conosciute tramite l’associazione “I luoghi della scrittura”, entrambe amiamo scrivere e devo dire che è stata di Olga l’idea di fare questo libro di racconti insieme, anche se ognuna di noi ha scritto i suoi e poi, man mano che li scrivevamo, ce li leggevamo. È stata per me un’esperienza nuova, molto intensa e fruttuosa, oltre che estremamente formativa

Olga Merli: Ho apprezzato moltissimo le potenzialità narrative, la sensibilità e modularità prospettica di Elvira Apone oltre, naturalmente, all’indiscussa e raffinata capacità di scrittura che la contraddistingue.

 

 

Quale storia vi ha colpito di più tra quelle che avete narrato e quale figura femminile in particolare? Perché?

Elvira Apone: Tutte le storie che abbiamo raccontato mi hanno colpita, ciascuna a proprio modo. Di quelle scritte da Olga ho molto amato la storia di Eva, sua nonna paterna, una vicenda che mi ha particolarmente commossa, che è riuscita a scavare un solco nel mio cuore. Delle mie amo soprattutto le due storie ambientate all’estero, quella di Anzhelika a Minsk, in Bielorussia, e quella di Sharika a Samarcanda, in Uzbekistan, luoghi apparentemente lontani da noi, ma in cui ho conosciuto persone straordinarie e umanamente ricchissime.

Olga Merli: Scrivere queste storie ci ha, in qualche modo, cambiato perché le abbiamo vissute, innanzitutto, in prima persona. Ci siamo immerse nella vita delle donne che abbiamo raccontato in maniera totalizzante, cercando di guardare con i loro occhi, di sentire attraverso la loro pelle. Per questo motivo è molto difficile rispondere alla domanda perché ogni esistenza ci ha lasciato qualcosa di diverso e, allo stesso tempo, intercambiabile.

 

I vostri progetti per il futuro

Elvira Apone: Entrambe continueremo a scrivere, ovviamente. Io, per esempio, sto lavorando da tempo a un romanzo, un’altra storia vera, quella di mio nonno paterno e, in generale, della nostra famiglia. Non è escluso, però, che possa esserci un secondo “Cento ali di libellula” con storie vere di donne a cui lavoreremo di nuovo insieme

Olga Merli: Altra domanda difficile! Certamente sforzarmi di allenare una visione non parcellizzata della realtà, rifuggendo la frammentazione delle informazioni e dello sguardo, cercando di non cristallizzarmi sulla superficie ma sondando ciò che si nasconde sotto la punta dell’iceberg