SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ai nastri di partenza l’ottava edizione del “San Benedetto International Film Festival – Un fiume per due mondi”, che quest’anno si svolgerà dal 6 all’11 agosto e si articolerà in due serate “pilot” presso la Rotonda Las Palmas di Martinsicuro per poi proseguire dall’8 all’11 agosto a San Benedetto con una serata all’Auditorium Tebaldini e le ultime tre serate presso la Palazzina Azzurra. Abbiamo intervistato uno dei membri della giuria del Festival, che ha selezionato le opere in concorso: Antonio Falcone.

Giornalista pubblicista, critico cinematografico e blogger, classe 1968, Antonio Falcone vive a Roccella Ionica, in provincia di Reggio Calabria. Dopo aver lavorato presso le testate “La Riviera” e “Ilfattoonline” (Siderno), è stato capo redattore all’interno del sito “Storia dei Film”, collaborando con le emittenti radiofoniche Radio Gamma Gioiosa, dove conduce il programma Sunset Boulevard da lui ideato, e Radio Audio, come curatore della rubrica Suonalancorasam. Ideatore e conduttore, sulla neonata emittente televisiva Fimmina TV del programma Victor Victoria, collabora con Diari di Cineclub, periodico indipendente di cultura ed informazione cinematografica, con il sito web “Lumiere e i suoi fratelli-Cultura cinematografica e crossmedialità, e con “Youngabout International Festival, manifestazione cinematografica dedicata alle problematiche delle nuove generazioni, alla cui XVI edizione ha partecipato scrivendo per il catalogo del festival le recensioni relative ai film proiettati. Insieme a “Radio Gamma”, ha anche collaborato con la rassegna cinematografica-musicale “Film Muzik Arts redigendo articoli sui film e organizzando interviste con i protagonisti della kermesse.

Quando e come è nata la tua passione per il cinema?

La mia passione per il cinema è nata già da quando ero bambino. Ricordo come fosse un sogno il primo ingresso in una sala cinematografica, a Roccella Jonica, paese in provincia di Reggio Calabria dove sono cresciuto e tuttora risiedo… avrò avuto sette anni circa, ed era riproposto in proiezione, forse nella ricorrenza di qualche festività, il film del 1956 I dieci comandamenti, per la regia di Cecil B.De Mille. Impressionato da quanto vedevo visualizzarsi sullo schermo, mi sembrava di essere entrato in un mondo a parte, qualcosa di estraneo a quanto accadeva fuori, filtrato da una luce azzurrina che dall’alto attraversava la sala, una sorta di magia che andava a materializzarsi dinnanzi ai miei occhi. Da lì in poi le visioni filmiche non si sono fermate, grazie anche a quanto trasmetteva “mamma Rai”: ero attratto dal mondo dello spettacolo in genere, telefilm, varietà, sceneggiati…”.

So che conduci un programma radiofonico sul cinema. Quali sono le difficoltà e quali sono le strategie da mettere in atto per parlare di cinema alla radio piuttosto che in tv o con altri mezzi forse più completi (ad esempio, in tv ci sono anche le immagini da mostrare)?

“Conduco un programma radiofonico, Sunset Boulevard, su un’emittente locale, Radio Gamma Gioiosa, e curo una rubrica in podcast, Magnifica ossessione, su Diari di Cineclub Radio. In ambedue i casi le difficoltà più evidenti sono da attribuirsi, almeno inizialmente, alle mie titubanze nel parlare al microfono, superate grazie ai validi consigli dei titolari delle rispettive testate. Mi sono adoperato poi, sempre seguendo più di un suggerimento, ad individuare una formula, ad esempio nel proporre la recensione di un film, che potesse coinvolgere senza annoiare, ponendomi l’obiettivo primario di condividere sensazioni ed emozioni, saggiando sempre i commenti degli ascoltatori nel correggere eventualmente la rotta”.

Come esperto e appassionato di cinema, come pensi che il cinema sia cambiato oggi rispetto a quello di una volta, ad esempio, a quello del secolo scorso?

Credo che oggi il cinema sia fin troppo condizionato dal “politicamente corretto”, che spesso imprigiona, personale sensazione, l’espressività, figurativa e contenutistica, rinchiudendola tra le sbarre della ritualità omologante, con qualche felice eccezione “resistente”. Egualmente ritengo possa dirsi riguardo una spettacolarizzazione ormai inflazionata nei suoi eccessi obnubilanti, lontana dall’autentico stupore e dalla genuina meraviglia. Sono poi mutate le sue modalità fruitive: inutile negare che l’avvento delle piattaforme digitali ha cambiato le possibilità di visione di un film. Al riguardo, pur da fedele consumatore del cinema in sala, non le demonizzo, considerandone, ad esempio, l’opportunità di far conoscere molti titoli del passato ai giovani. Mi piacerebbe che si trovasse un valido compromesso tra le due modalità di visione, preservando sempre e comunque l’idea del cinema come sogno condiviso, la magia immaginifica resa nel buio della sala e anche la sua funzionalità suggestiva di macchina del tempo, capace con il suo afflato incantato di riunire più generazioni”.

Come è stata questa esperienza di giurato del San Benedetto Film festival e che cosa pensi di questa manifestazione?

“Dal 2021 ad oggi l’attività di giurato del San Benedetto Film Festival mi ha consentito di visionare titoli, nazionali ed internazionali, tra cortometraggi e lungometraggi, nonché videoclip e film d’animazione, che difficilmente avrei potuto vedere distribuiti nei cinema, non solo in quelli che frequento abitualmente, ponendomi a conoscenza della cinematografia, spesso sorprendente, di vari paesi. Ritengo che il San Benedetto Film Festival rappresenti una felice realtà culturale, nello specifico una brillante manifestazione cinematografica che della Settima Arte sa cogliere gli aspetti innovativi, anche alla luce di una concreta multidisciplinarietà”.

Hai progetti per il prossimo futuro? Quali?

“Generalmente, in quanto individuo particolarmente ansioso, non tendo a porre in essere una specifica progettualità, proprio per evitare l’incremento della descritta condizione, considerando come le novità comportino un determinato periodo di adattamento, ora standardizzato in due giorni circa… Cerco di cogliere le occasioni mano a mano che si presentano, valutandone all’impronta i pro e i contro, mantenendo però un punto fermo, ovvero preservare sempre e comunque una sana curiosità, cui va ad aggiungersi la voglia di mettersi continuamente in gioco. Considero ogni traguardo raggiunto non come la fine del percorso, ma quale inizio di un nuovo cammino”.