SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sarebbe il caso, se la situazione non fosse davvero come la andremo a descrivere, che l’Area Vasta 5 la illustri da par suo, con precisione. Perché, se invece così fosse, sarebbe grave – anzi troppo grave – e delle risposte, oltre ad immediati aggiustamenti, si renderebbero necessarie.

Abbiamo raccolto la voce di alcuni dipendenti dell’Ospedale Madonna del Soccorso di San Benedetto, impegnati nuovamente con la difficile gestione della “seconda ondata” dell’epidemia Covid-19. E purtroppo le loro dichiarazioni non sono piacevoli.

Non eseguiamo il tampone dalla seconda metà del mese di settembre. Sono passati due mesi, o quasi – ci dicono con preoccupazione. “Siamo infermieri o medici che lavorano in un contesto a rischio per il Covid-19“.

L’11 novembre l’ospedale Madonna del Soccorso di San Benedetto ospitava complessivamente 55 pazienti Covid-19: 12 in terapia intensiva, 11 in semi-intensiva e 32 ricoverati non in intensiva.

“Dobbiamo elemosinare i tamponi ma non riusciamo ad ottenere l’esame – continuano – Addirittura un medico, entrato in contatto con un paziente Covid positivo, non ha potuto eseguire il tampone e per sapere se fosse positivo o meno si è dovuto recare il giorno dopo all’ospedale di Ascoli“.

Questo è appunto un aspetto abbastanza strano e che la direzione dell’Area Vasta 5 ha il dovere di chiarire: “Da quello che sappiamo, tutto il personale del Mazzoni viene sottoposto regolarmente al tampone ogni 20 giorni. Eppure è qui che si è davvero in trincea sul fronte coronavirus”. Ad Ascoli intanto il 12 novembre i ricoverati Covid-19 erano 32: 25 nel reparto Malattie Infettive, 1 al Pronto Soccorso e 6 in Semi-Intensiva.


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