Qui tutte le altre “puntate” del caso De Berardinis

 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il 12 agosto parte dell’opposizione di San Benedetto (clicca qui) rivelò il nome del consigliere comunale (Pierfrancesco Troli) autore di due denunce alla disciplinare dell’ente contro il dirigente Roberto De Berardinis, un “caso” che ha tenuto banco negli scorsi mesi, con la stessa minoranza che ha scritto più volte, fra comunicati e atti di diffida, di ritenere quella vicenda collegata alla delibera sul controllo pubblico di Picenambiente, delibera curata tecnicamente da De Berardinis, votata da tutta l’assise ma mai applicata (clicca qui). 

Dopo la conferenza stampa dell’opposizione tocca proprio a Troli riunire i giornalisti per spiegare la sua versione dei fatti. “In questi mesi mi hanno chiamato corvo, delatore, traditore, gola profonda, sono state dette molte sciocchezze” dice il consigliere di maggioranza “tra cui il fatto che le denunce fossero anonime. Non erano anonime, c’era il mio nome e cognome su entrambe, la mia identità era semplicemente oscurata per il segreto istruttorio”. Il consigliere rivela di aver inoltrato anche alla Procura le due denuce.

Come mai in questi mesi Troli non ha mai rivelato di essere stato lui a denunciare il dirirgente? Lo chiediamo al consigliere. Che risponde: “Non ho mai detto nulla perché pensavo che la minoranza, o una parte di essa, avesse finito con questa storia. Ho deciso di parlare perché hanno indetto una confrenza stampa solo per fare il mio nome. Un comportamento eticamente discutibile e anche, forse, contrario al Tuel” ci mette il carico Troli “perché la legge dice che i consiglieri possono rendere pubbliche le informazioni sugli atti ricevuti (in questo caso la sua indentità ndr) solo ai fini dell’espletamento del mandato da consigliere”.

Troli spiega perché ha denunciato la prima volta De Berardinis. Il caso si riferisce a una presunta falsa timbratura del dirigente. “Ho visto De Berfardinis due volte in tribunale (Troli fa l’avvocato di mestiere) in pochi giorni tra il 18 e il 29 gennaio. In seguito a ciò ho chiesto l’accesso verbale ai suoi cartellini alla dirigente Catia Talamonti e li ho visionati nell’ufficio dell’addetta al personale Lucia Bergamaschi. In una di quelle due occasioni De Berardinis era in aula per motivi professionali ma in una (il 18) era in Tribunale per una causa personale (una causa intentata per mobbing al Comune di San Benedetto, presente quel giorno in aula con la sua avvocatura). Nonostante questo il dirigente aveva attestato la sua presenza in ufficio dalle 8 alle 14. Non dico di volere una statua per questo ma il dirigente viene pagato per stare in ufficio. E’ verò che i dirigenti non hanno l’obbligo di presenza e non sto dicendo che sia una cosa abituale ma bastava dire che era stato un errore timbrare la presenza in ufficio quel giorno. Se hai una causa personale basta prendere qualche ora di permesso, perché timbrare invece la presenza in ufficio?”.

La minoranza, poi, ha parlato di “regia occulta” dietro la denuncia al dirigente e di responsabilità del sindaco. Troli smentisce: “La maggioranza non ha saputo nulla almeno fino a fine marzo circa, è stata una mia iniziativa. Hanno detto mi sarei prestato a essere un’arma di una guerra fra dirigenti ma non è così. Ho controllato anche altri 5 o 6 dipendenti oltre a De Berardinis. A volte capita di vedere un dipendente in giro e mi appuro se era in un determinato luogo in veste isituzionale”. Qui chiediamo a Troli se anche con gli altri dipendenti sono stati chiesti gli accessi ai cartellini: “No, non ce n’è stato bisogno perché chiedendo negli uffici ho sempre appurato che non c’era nulla di strano. Mentre nel caso di De Berardinis era in tribunale per una causa personale

Il procedimento a seguito della prima denuncia si è concluso con 60 giorni di sospensione di De Berardinis, che ha già fatto ricorso al giudice del Lavoro. La seconda, sempre fatta da Troli e il cui procedimento connesso è stato archiviato, non ha a che fare con il controllo delle presenze in ufficio, pratica a cui il consigliere Troli è avvezzo da quanto affermato oggi. Riguarda un caso diverso: ovvero la trasmissione per mail alla consigliera Rosaria Falco (da parte di De Berardinis stesso) di una relazione dell’avvocato del Comune Alessandro Lucchetti sull’udienza  al Tar del 6 febbraio nel caso Picenambiente. Ricordiamo, infatti, che a seguito della delibera sul controllo pubblico la partecipata dei rifuti ha fatto causa al Comune per annullare il provvedimento.

“Ho fatto la seconda denuncia perché la relazione dell’avvocato è stata inviata per mail da De Berardinis a Rosaria Falco alle 18 e 48 dell’8 febbraio mentre al Sindaco Piunti solo dopo le 20 del giorno stesso. Nonostante l’avvocato scrisse che la relazione fosse riservata e da inviare al sindaco. In più l’accesso agli atti ufficiale per iscritto dei consiglieri di minoranza è avvenuto solo l’11”. Infine: “Rosaria Falco ha ottenuto il  materiale sul suo indirizzo di posta privato”.

 

 

 

 

 

 

 


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