GROTTAMMARE – Chiamiamolo effetto terremoto. Effetto prolungato. Come se le onde sismiche che hanno portato distruzione e morte in Appennino continuassero a propagarsi nell’economia picena, colpendo quella turistica in particolare. Perché i dati forniti a Riviera Oggi dall’Osservatorio Regionale del Turismo Marche testimoniano una situazione che, per quanto riguarda Grottammare, continua ad aggravarsi dopo il calo quasi scontato registrato nel 2017 a seguito del sisma del 2016, anno record sulla base delle statistiche.

Ma se nella vicina San Benedetto, pur con qualche difficoltà, il numero delle presenze ha fatto registrare il segno “più” (+1,3%), anche se si è lontani dal raggiungere le quasi 800 mila presenze alberghiere del 2015, per quanto riguarda Grottammare siamo di fronte ad uno scivolone molto pesante se appunto confrontato a quanto già avvenuto nel 2017.

Avevamo scritto di una remuntada delle presenze alberghiere grottammaresi, che prima nel 2015 e poi nel 2016 avevano stabilito nuovi record per la Perla dell’Adriatico: oltre 306 mila presenze alberghiere nel 2015 e ben 338 mila nell’anno seguente. Poi, il sisma.

Una premessa. L’Osservatorio Regionale del Turismo ci scrive questa nota nel considerare i dati del periodo gennaio-ottobre 2017 e 2018 a confronto (i dati definitivi dell’intero 2018 saranno poi divulgati alla Bit di Milano):

Questi dati, vanno necessariamente interpretati come dati di tendenza per le ragioni che seguono:

  • sono rilevati con cadenza mensile direttamente, mediante autodichiarazione dei titolari delle singole strutture ricettive, suscettibili pertanto di essere non esaustivamente attendibili;
  •  la rilevazione non è effettuata su un campione statisticamente significativo, come in alcune altre regioni, ma avviene massivamente su oltre 6 mila strutture ricettive, con possibili variazioni nelle dinamiche di rilevazione e di calcolo“.

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Dunque vi è una certa tenuta degli arrivi alberghieri (-2,05%) e un aumento di quelli extralberghieri (+10,7%), per una complessiva stabilità (-0,18%). Male invece le presenze alberghiere: -12,75% da gennaio a ottobre rispetto all’anno precedente; non compensate in termini assoluti dall’aumento di quelle extralberghiere (+6,4%). Complessivamente infatti la perdita di presenze turistiche è del 9,57% rispetto al 2018.

Non risulta agevole confrontare questi dati, relativi all’intervallo gennaio-ottobre, con quelli del 2016, relativi all’intero anno, anche se, notoriamente, i mesi di novembre e dicembre spostano poco nel volume annuale. In due anni ben 119 mila presenze alberghiere in meno e quasi 137 mila in meno nel complesso.

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Spunti che, se affiancati con quanto avviene nel resto della Riviera e nel Piceno a confronto con il Nord delle Marche e del resto d’Italia segnalano una sofferenza che ha origine negli effetti collaterali del sisma. Per questo le istituzioni regionali e parlamentari devono interessarsi a quanto sta avvenendo per aiutare una zona d’Italia in evidente sofferenza per questioni che poco hanno a che vedere con l’imprenditorialità e anche la gestione amministrativa delle nostre città.

Ce ne occuperemo.

 


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