SAN BENEDETTO DEL TRONTO  –  La questione legata a Stefano Muzi potrebbe portare, a breve, a una modifica del regolamento sul funzionamento del Consiglio Comunale sambenedettese. Il membro d’assise di Forza Italia è stato infatti sfiduciato nei fatti dal capogruppo azzurro Valerio Pignotti che lo vorrebbe destituire dalla presidenza della commissione che l’abruzzese detiene, ovvero la 5^, “Lavori Pubblici e Ambiente”.

CAPIGRUPPO SI ESPRIMERANNO MERCOLEDI’ SUL CASO MUZI. Il problema è che il regolamento non è sufficientemente chiaro sulla possibilità che un capogruppo possa arrivare a rimuovere dalla carica un consigliere appartenente al suo gruppo. In realtà il documento non prevede neanche che la nomina sia di diretta espressione del capogruppo. L’articolo 14 infatti prevede che il numero complessivo dei membri di ciascuna commissione sia comunicato su proposta dei capigruppo ma la scelta sulla presidenza, lo prevede il successivo articolo 16, è rimessa all’elezione diretta da parte dei membri dell’organo. La modifica, se accettata in toto dai Capigruppo, verrà potata all’esame dell’assise e permetterà la rimozione del presidente dell’organo da parte del suo capogruppo.

AGGIORNAMENTO In base alle dichiarazioni rilasciate alla nostra redazione da Valerio Pignotti, che avrebbe ricevuto garanzie tecniche anche dal segretario comunale, anche la eventuale modifica del regolamento non dovrebbe inficiare la questione Muzi, rimosso quale membro dell’organo su decisione del capogruppo azzurro in base all’articolo 15 comma 2 del regolamento stesso. (CLICCA QUI)

STOP AI CONSIGLIERI ASSENTI MA “VOTANTI”.La questione nata dal “caso Muzi” finirà sotto la lente di ingrandimento di una conferenza dei capigruppo indetta per mercoledì pomeriggio, appuntamento nel corso del quale verranno discussi anche alcuni dettagli sull’allontanamento dall’aula dei consiglieri durante le sedute d’assise. Finora c’era sempre stato infatti un atteggiamento, diciamo così,permissivo per quanto riguarda gli allontanamenti dei consiglieri dalla sala, che potevano sostanzialmente alzarsi pur non sfilando la tessera dal lettore magnetico di cui è dotata ogni postazione.

BRUNO GABRIELLI: “FINORA TROPPO PERMISSIVI”. Il problema era stato evidenziato durante il penultimo assise da Bruno Gabrielli che aveva portato l’argomento all’attenzione del segretario generale Edoardo Antuono. Se non si sfila la tessera durante il voto il Consigliere non presente fisicamente in aula, partecipa comunque alla votazione ed esprime tecnicamente quello che viene definito come un “non voto”, mentre se si alza e sfila la tessera è autore di un’astensione.  “Il non voto è un’espressione rafforzativa di un’astensione” chiosa Bruno Gabrielli a Riviera Oggi “basti pensare a quello che è successo quando si è votata la mia sfiducia, quando Perazzoli si è astenuto”. Sono insomma due comportamenti giuridicamente molto diversi e non solo per quanto riguarda al distinzione fra non voto e astensione, come ricorda sempre l’ex presidente del Consiglio: “Se un Consigliere si alza deve necessariamente sfilare la sua tessera anche perché non facendolo concorre ingiustamente al mantenimento del numero legale dei votanti. Finora c’è stato un atteggiamento troppo permissivo” chiude l’azzurro.

 

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