SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Metaforicamente parlando il “corpo” della gestione Palladini è ancora caldo, ma nonostante questo i tifosi rossoblu si sono ritrovati a dover metabolizzare in fretta un cambio di allenatore per forza di cose doloroso. E non poteva essere altrimenti, visto il feeling che negli anni si era creato con Ottavio Palladini, “figlio” di San Benedetto e artefice di due promozioni sul campo con la squadra della sua città.

Essere profeti in patria, si sa, è compito arduo e salutare una piazza senza poter fare le valigie è doloroso oltremodo. Così come doloroso è stato per la torcida rossoblu dire addio al tecnico con il quale avevano costruito negli anni, forse il rapporto più stretto e simbiotico. E’ un po’ come vedersi sostituito un fratello, da un giorno a un altro, con un coetaneo mai conosciuto prima. E sconosciuto ai più è anche Stefano Sanderra, che ai fan in riviera, a sentire solo il nome, deve aver suscitato nella maggior parte un immediato quanto innocente “chi?”.

In effetti, eccezion fatta per  le scarne informazioni che le piattaforme mainstream come Wikipedia ci danno, di Stefano Scanderra non conosciamo molto. A parte che nel 2013 è arrivato alla promozione in B con il Latina e che nelle ultime stagioni è stato esonerato tre volte a Salerno, Catanzaro e Viterbo.

Fermarci a questi pochi dati sarebbe però sbagliato e superficiale. Anche perché viviamo nell’epoca di internet in cui poco rimane “off the records” e basta poco tempo e un po’ di pazienza per riuscire a delineare un profilo più dettagliato di una persona. Allenatori compresi.

Il romano Sanderra inizia ad allenare da giovanissimo, a soli 27 anni, le juniores del Ferentino, squadra del frusinate, con cui conquista nel 94’ uno storico scudetto nazionale. Da lì la sua carriera decolla e l’”enfant prodige”  si sposta un po’ ovunque, dall’Aquila a Cosenza, passando per Messina e Barletta. Dove esporta il suo 4-3-3 d’ispirazione “zemaniana” visto che durante gli anni del Foggia seguì per due estati i ritiri estivi del boemo, Sanderra però a differenza di Zeman non è un integralista e non disdegna neppure il 4-4-2. Il suo palmares negli anni può contare un campionato di Serie D (con L’Aquila) e due promozioni con il Latina (in Prima Divisione e poi in B) oltre a una Coppa Italia di terza serie conquistata sempre coi neroazzurri, tutte vittorie divise col fratello Luca, da sempre suo compagno di avventure come secondo, d’altronde “se non ti puoi fidare di un fratello di chi ti fidi?” rivelò lo stesso allenatore qualche tempo fa.

L’aspetto più interessante di Sanderra però, è forse quello extra-calcistico. Laureato in scienze motorie, il neo tecnico della Samb quest’anno si è visto pubblicare anche il suo primo libro “La vera anima dell’allenatore” in cui non propina al lettore il solito polpettone di tattica, ma racconta la vita dell’allenatore da un punto di vista filosofico e psicologico e le esperienze dei suoi 20 anni di carriera. Narra nelle sue pagine le emozioni dietro alle vittorie e agli esoneri, tanti, “ma tutti presi con serenità” raccontava pochi giorni fa a un quotidiano di Latina.

Un allenatore filosofo che crede nell’attività fisica e nello sport come valori di vita e che curiosamente afferma di “preferire gli ultimi nel calcio, quelli meno promettenti, perché è dalla voglia di riscatto presente in ognuno di noi che possono scaturire le cose migliori” rivela il mister in un’altra intervista.

Sposato con una donna bosniaca e padre di una figlia, il 49enne allenatore si definisce anche una persona diretta e schietta che odia i social network che non ritiene “utili per chi fa questo mestiere”. I tifosi rossoblu dunque si dovranno aspettare un mister che per sua stessa ammissione cerca di essere una sintesi fra il concetto di allenatore “martello” e iper presente(alla Conte per intenderci) e l’allenatore troppo lontano dalla squadra, cercando “di impartire le regole e i metodi per poi far crescere da soli i giocatori, dandogli la possibilità di imparare a risolvere autonomamente  i problemi e le incognite che troveranno in campo”.

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