LA SAMB C’È. Il rischio maggiore che corre la Samb in questo particolare momento del campionato è quello di non credere nei propri mezzi e quindi nelle sue potenzialità. Lo dimostrano le rimonte subite contro due squadre ritenute migliori ma ancora di più la reazione che ha avuto senza successo dopo essere stata ripresa. La classica paura di vincere? Può essere, ma basta guardare la realtà cioè i tanti tiri in porta e i rigori subiti per toglierci di dosso un ostacolo che non è rappresentato dagli avversari bensì da noi (mi piace chiamare la Samb ‘noi’, concedetemelo) stessi.

Perchè, se è vero che l’umiltà nella vita e negli sport di squadra è una necessità indispensabile, è anche vero che non essere convinti della propria forza equivale a dare un vantaggio all’avversario di turno.

Insomma, serve una via di mezzo, l’ottimo allenatore della Samb lo sa e sicuramente la metterà in pratica, lavorando sulla testa dei suoi ragazzi. Emblematiche a Venezia le parole del vice capitano e anima della squadra, Alessandro Sabatino: “Dopo la gara di oggi la consapevolezza nei nostri mezzi è cresciuta di parecchio”.

Una consapevolezza che potrebbe valere molto di più dei due punti persi in laguna. La ‘triste Venezia’ di sabato potrebbe aver segnato la pietra miliare per un campionato di vertice. Meglio ancora se insieme alla squadra di Inzaghi. Il ricordo del torneo unico di serie C 1955-56 che segnò la promozione di Venezia e Sambenedettese in serie B (per noi fu la prima volta) è per me un ricordo indelebile perché 60 anni fa un altro pareggio per 2 a 2 (Barison, Barison, Guidazzi, Di Fraia), quella volta al Ballarin, diede il via ad una storia che ha portato allo stadio “Pier Luigi Penzo” di Sant’Elena ben 500 sambenedettesi. Nessuna tifoseria come la Samb anche nei tornei maggiori. Un ricorso storico che mi auguro di dover riscrivere nel mese di giugno 2017.

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