SAN BENEDETTO – La Sambenedettese ha presentato  la sua campagna abbonamenti, in una calda mattinata di giugno, nel corso di una conferenza stampa che arriva dopo un lungo periodo di silenzio con una grossa incognita sul futuro di una società (Per la quale la trasparenza è un optional).

Una conferenza stampa dove non c’è spazio per le domande dei giornalisti. Tranciare il discorso dicendo “Se non ci sono domande” e non dare il tempo di recapitare il microfono a chi alza la mano, alla fine è un monologo. A queste condizioni non ci sarebbe bisogno neanche di convocare i giornalisti: esistono i comunicati che possono essere fatti anche tramite videomessaggio; perchè le conferenze stampa esistono per questo : rispondere alle domande dei giornalisti.

In questo c’è anche una mancanza di rispetto verso il Sindaco e verso il Presidente del Circolo dei Sambenedettesi Gino Troli, perchè i giornalisti avrebbero potuto avere domande anche per loro.

A fine conferenza ha concesso ad alcune testate un breve video intervista, tranne che a Riviera Oggi. Per non rischiare di dover uscire dalla propria narrativa?

“Diffondendo certe notizie voi fate il male della Sambenedettese”, ha detto Massi. (Ma di più al giornalismo. Per noi è sempre meglio aspettare le notizie ufficiali o con indizi certificati, soprattutto in fasi delicate come questa. Ndd)

Che la Famiglia Massi stia lavorando incessantemente per un allargamento societario è fuori di dubbio, ma sarebbe sufficiente dire: “Ci stiamo lavorando, stiamo raggiungendo un buon accordo il prossimo anno sarà diverso dall’anno scorso, ci vuole un po’ di pazienza e lasciarci lavorare ai dettagli”. Non si rischia niente, non si bruciano nomi, si danno informazioni sufficienti e si da fiducia alla piazza, ma ciò non è accaduto.

Eppure sarebbero tante le domande da fare al Presidente — da parte della stampa per chiarimenti verso i tifosi che si vedono aumentare gli abbonamenti senza avere idea di quale prodotto stiano acquistando e a quale società stiano contribuendo. Come è sempre successo da quando esiste la Sambenedettese ma in generale vale per tutte le squadre professionistiche.

A che punto sono le trattative in corso?

La società esporrà nel prossimo campionato incassi e quota abbonamento a fine gara come tutte le società serie?

Si comporterà in modo democratico con gli organi di stampa, continuando a impedire ai calciatori di partecipare ad alcune trasmissioni?.

Quali sono i rapporti tra la Samb e la Rocas (la società dei fratelli Massi che gestisce il merchandising)?

Sono alcune domande che vorremmo sentire rispondere dal diretto interessato.

Rifiutare un’intervista con un generico “Perotti ce l’ha con me” o “Perotti mi massacra sempre” non è un dispetto che si fa alla testata,  ma un depistaggio oltre che una mancanza di rispetto verso i lettori, che vorrebbero delle risposte chiare.

Questa campagna  abbonamenti, lanciata al margine dei fuochi artificiali del concerto di Ricky Martin, suona come una “miccetta”, tanto l’entusiasmo e le aspettative che si erano create in città a seguito dell’evento. Forse si sono create aspettative eccessive, rispetto ad  un ingresso di Rapullino (che come sempre sponsorizzerà la squadra),  ma perchè non si sia trovato ancora un accordo, forse andrebbe spiegato. Lo slogan di questa campagna abbonamenti , “Je vuje bbè, ‘ffernite!” (che tra l’altro trovo molto bello) in questo momento suona come una resa: “andate ad abbonarvi malgrado me,  fatelo per amore della Samb”. Questa è una raccomandazione che non bisogna fare ai Sambenedettesi, che hanno sempre sostenuto la società anche nei momenti peggiori, perché San Benedetto ama la Samb incondizionatamente dal 1923, a prescindere dal presidente.

“Bisogna remare tutti insieme” ha detto il neo eletto  Sindaco, Nicola Mozzoni, ribadendo un concetto che io esplicitai a Massi tre anni fa, che poi è diventato  un tormentone, ma il primo a non remare contro deve essere proprio il Presidente che a volte è capace di remare anche contro se stesso. Ci siamo lasciati cordialmente, serenamente  con il sorriso sulle labbra con l’ennesimo invito di venirci a trovare in redazione ricevendo l’ennesimo rifiuto.

Alla fine, le porte che si tengono chiuse alla stampa restano aperte ai sospetti. E i sospetti, a San Benedetto, corrono molto più veloci di qualsiasi proclama.